giovedì 18 marzo 2010

Monte della Selva da Fonte Vedice

Monte della Selva è la montagna che solitamente si associa al comune di Barisciano, sia perchè lo sovrasta decisamente, sia perchè si erige da un bosco che prende proprio il nome di Selva di Barisciano. Tutta la pineta è il frutto di un'opera di un rimboschimento avvenuta tra la fine del 1940 e l'inizio degli anni '50, ma a differenza di Monte Ruzza, ultimamente visitato, qui è meno leggibile la mano dell'uomo nella disposizione delle piante, che, poste in maniera più disordinata e meno regolare, conferiscono al luogo un carattere un po' più selvaggio e naturale. Siamo partiti da Fonte Vedice (1102 m), dove c'è un piccolo laghetto artificiale e un fontanile situati nei pressi della strada che porta a San Colombo. Lì è presente un cartello che indica la località col nome di Force e l'altitudine a 1270 m sul livello del mare, ma guardando la carta militare abbiamo constatato l'errore della locazione del cartello: è sbagliato non è assolutamente lì! Ulteriore conferma è stata data anche dalla carta del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Mentre la carta del CAI, purtroppo, non copre la zona. Quindi, partiti da Fonte Vedice (1102 m) ci siamo incamminati lungo un antico tratturo predisposto per la monticazione, ossia la transumanza verticale, quella che dai paesi montani portava ai pascoli superiori. La tradizione popolare di Barisciano nomina una parte del percorso dei Santarelli: pare che dei pastori, mentre percorrevano di notte questo tratturo, videro apparire due figure, volutamente additate come Santi, e da qui il nome. Il punto preciso in questione èriconoscibile dalla presenza di una piccola nicchia scavata nella roccia, in cui era incastonata un'icona votiva a ricordo dell'evento, che qualcuno, purtroppo, ha asportato. Svalicato il tratturo abbiamo preso il percorso che passa in mezzo alla Selva di Barisciano. Lì, poco prima di entrare nel bosco, abbiamo operato una deviazione a sud di Colle Biffone, intorno alla quota di 1361 metri, dove sono presenti delle antiche tombe italiche conformate a tumulo risalenti al V – IV secolo a.C. Ripreso il percorso che si addentra nella Selva di Barisciano siamo saliti a vista in direzione della cima di Monte della Selva (1623 m). Nonostante non sia alta come montagna la vista da lì è spettacolare: si vede tutta la catena del Gran Sasso, la Maiella, il Sirente (e anche il Velino dietro), Monte
Ocre, e i Monti dell'Alta Valle dell'Aterno e del Terminillo. Siamo scesi passando in direzione di Colle Sambuco, chiudendo l'anello e riprendendo così il tratturo.

L'itinerario descritto è stato proposto e guidato dall'Operatore Naturalistico Culturale Gaetano Falcone, Club Alpino Italiano sezione dell'Aquila.

domenica 14 marzo 2010

Dai Piani di Pezza a Ovindoli


Oggi abbiamo sciato a stile zoccolato: nulla di sconcio, per carità, è che la neve era talmente appiccicosa da formare uno zoccolo sotto gli sci. Partite da Vado di Pezza (1467 m) abbiamo approfittato di una pista da fondo che serpeggia leggermente fino ad arrivare al Piano del Ceraso. Nulla di esaltante, ma con quattro ore di sonno non avevo né la forza di obiettare, né tanto meno ulteriori stimoli esplorativi: ovunque mi dicessero di andare per me andava bene! Ci portiamo nei pressi di Monte di Selva Canuta, dove inizia una specie di percorso che seguito tutto porta direttamente a Ovindoli. A parte la bellezza del bosco che accoglieva la strada, la pista non era nulla di speciale per buona parte del percorso: c'erano due canali stretti e profondi una quarantina di centimetri, sciati, pestati e ciaspolati; mentre la restante neve “non battuta” era difficilmente percorribile sia a causa delle piante che dall'impappamento della sua consistenza. Il sentiero che abbiamo percorso passa per Vado del Ceraso, Campo di Via, il Campo del Porcaro e la Defensa... (che nomi...) e sbuca direttamente ad un parcheggio di Ovindoli, dove finisce la strada. Tornate indietro ci siamo fermate alla cava di pietra dei Piani di Pezza, quella tra Iaccio dei Cani e Monte di Selva Canuta.

venerdì 12 marzo 2010

Monte Ruzza dai Piani di Fugno


Oggi abbiamo eseuguito un percorso ad anello che passa per una delle montagne meno conosciute del gruppo del Gran Sasso: Monte Ruzza (1643 m). Senza dubbio la maggior particolarità di questa montagna è la visione del suo rimboschimento, che rende molto palese l'idea dell'intervento dell'uomo sul territorio. Lasciata l'auto lungo la strada (che porta ai piedi di Monte Cristo) presso i Piani di Fugno, ci siamo incamminati in direzione della montagna. Da lì a poco la vista si è aperta sul Lago di Filetto (1371 m), amplificato stagionalmente dall'abbondanza dell'acqua. La sua condizione era di perfetta bellezza, esaltata ancor di più dall'unione armoniosa dell'increspatura delle piccole onde con la linea liminare del
ghiaccio in superficie. Attraversato tutto il piano, e la Fonte Pantani (1382 m), ci siamo portati in direzione del Tempietto di Sant'Eusanio (1399 m), un vecchio rudere restaurato nel 1994 a cura dei Filettesi. Di fronte la piccola chiesa giace Monte Ruzza. Saliti su, abbiamo percorso cresta cresta la sua dorsale. Nonostante il tempo non fosse dei migliori, da lì si percepiva tutto il potenziale di bellezza panoramica che un posto del genere può avere. Era bellissimo a cielo coperto, immagino col sole cosa
possa essere. Superata la cima ed alcune altre sommità, siamo scesi nei piano di Fugnetto, dove abbiamo ripreso la direzione per il Lago di Filetto, chiudendo così l'anello. Oggi la condizione non era ideale per percorrere tutta la cresta della dorsale, ma non mancherà occasione. Il bello delle montagne è che stanno sempre lì, in attesa.

domenica 7 marzo 2010

Rifugio Sebastiani da Alantino

Finalmente oggi, al terzo tentativo, sono riuscita a salire con gli sci al Rifugio Sebastiani! E una volta ho rinunciato per il ghiaccio, e una volta per il vento... oggi a mettercisi è stata la nebbia, ma per fortuna è andato tutto bene. Il giro di ieri a Rascino e le poche ore di sonno che portavo non mi facevano stare al massimo (in alcuni momenti facevo fatica anche a muovere le braccia) ma già mi ero accordata per andare su, quindi mi sono sforzata. Dopo l'ultima lezione di fondo con Loris, invece di seguire il gruppo a mangiare e bere e festeggiare la conclusione del corso sono tornata ad Alantino, dove mi aspettava Cavallo Pazzo, io gli dicevo che ero stanca, ma lui credeva che scherzassi. E poi le pelli di foca... mannaggia a me! Le porto sempre dietro, e per una volta che mi servono sul serio le dimentico a casa... salire a spina di pesce al Sebastiani, con un sonno micidiale sulle spalle, è veramente un'impresa. Fortuna che Cavallo Pazzo portava nello zaino le sue vecchie pelli di foca, ma le ho messe solo nell'ultimissimo tratto: procedere oltre senza era impossibile, anche perchè seguivamo una traccia alta su Cimata di Pezza. Arrivati su al Rifugio Sebastiani (2102 m) siamo scappati di corsa a causa della nebbia.

sabato 6 marzo 2010

Da Sella di Corno al Castello di Rascino

 La bellezza del Lago di Rascino ci accoglieva in una splendida giornata dal cielo sereno.  Ci lasciavamo guidare da Mario D'Angelosante, un grande conoscitore della montagna abruzzese, che da sempre mi parlava della bellezza del Lago di Rascino (1142 m). Dalla Stazione di Sella di Corno (978 m), suparato il passaggio a livello, abbiamo preso la carrareccia che sale tutta la Valle di Cappelletto. Lagiornata era davvero splendida, calda, e dal cielo nitido. Credevo ci fosse più neve lungo il percorso, ma è stato meglio così. Con circa un'ora e mezza siamo arrivati alla Forchetta di Rascino (1345 m). La particolare forma del lago aveva le sponde tentacolari tutte innevate. Ci siamo diretti verso i ruderi del Castello di Rascino, un'antica struttura del XIII secolo, seguendo una strerrata che passa prima sotto Monte Vignole e poi sopra le Ollanette. Nei pressi della curva da cui è visibile oltre che a Rascino anche la zona di Cornino, abbiamo scavalcato il filo di ferro e tagliato il percorso scendendo nel bosco. Arrivati al Castello di Rascino (1218 m) la visione del lago era ancora più suggestiva. La sopraelevazione dove ci trovavamo dominava tutta la piana, da quel punto si è sul serio in grado di capire il concetto di “ampiezza”. Dopo una breve pausa ci riavviamo percorrendo la strada che all'andata avevamo tagliato, ricongiungendo le nostre impronte e chiudendo un anello.

martedì 2 marzo 2010

Anello di Monte Bolza da Castel del Monte


Finalmente, dopo tanto, sono riuscita a fare il giro di Monte Bolza. Da quando Gaetano Falcone me ne ha parlato me lo sono prefissata nella mente come un'escursione da fare assolutamente, gli ho chiesto più volte di portarmici. La cosa non riusciva mai sia per il tempo che per il meteo (che tra l'altro ancora continua a fare scherzi). Oggi, però, la condizione era ideale, eravamo al posto giusto al momento giusto. Siamo partiti da poco sopra Castel del Monte, nella località di San Donato (1367 m). Dallo slargo, dove abbiamo lasciato le macchine, siamo saliti tenendoci sulla destra, con l'intenzione di fare l'anello di Monte Bolza in
senso antiorario. Arrivati al Guado della Montagna (1635 m) la vista sul Gran Sasso era molto suggestiva, vedeva correre la linea dell'orizzonte lungo le creste innevate della sua mole maestosa. Abbiamo proseguito a mezza costa per alcuni chilometri, fino all'altezza di Fonte Zorlana (1587 m), dove siamo scesi per fare una breve pausa. Scesi ulteriormente nella Piana di Campo Imperatore, abbiamo proseguito il giro passando per la Fonte di Assergi (1550 m) e per la Sella di San Cristoforo (1645 m), riprendendo così il sentiero che passa per Fonte Frenda (1529 m) e conduce a Castel del Monte. Per tutto il giro abbiamo impiegato circa sei ore.