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martedì 10 giugno 2014

Monte Cava dal Valico della Chiesola di Lucoli

Il Valico della Chiesola molti anni fa accoglieva una piccola chiesa dedicata a San Felice, la Ecclesia Sancti Felicis de Camardosa, di cui alcuni documenti ne testimoniavano la presenza fin già nel XIIsecolo. Di quella piccola costruzione, divenuta ricovero pastorale prima di scomparire del tutto, ne rimaneva soltanto la denominazione presa nei secoli più recenti: la Chiesola di Lucoli,da cui appunto il nome del valico. Diversi insediamenti in passato si erano registrati in quelle zone, e a darcene testimonianza erano i documenti sulla storia abruzzese scritti da Anton LudovicoAntinori: un villaggio già inabitato nel XVII secolo rendeva le sue spoglie alla zona del Cerasolo, ma ormai non c’era più nulla da vedere di quelle pietre vissute, e persino la più reconditamemoria tendeva a dissolversi col passare degli anni. Molte carrarecce si incrociavano tra loro tessendo l’antica viabilità che collegava il territorio aquilano col quello del Cicolano, noiseguivamo parte di quei sentieri prima di seguire il filo di cresta di Monte Cava. I pascoli stanziavano nel bosco al riparo dal sole e dall’aria immobile, mentre noi ammiravamo tutti i profili dellemontagne circostanti, offuscati leggermente dall’umidità che mano a mano generava in cielo le torri dei cumulonembi.

domenica 9 gennaio 2011

Il Laghetto di Cerasolo da Prato Capito e la Valle del Morretano

Il Laghetto di Cerasolo si apriva ai nostri occhi completamente ghiacciato. Gli alberi lo cingevano tutto intorno, lasciandolo percepire come una piccola dimensione protetta, mentre i riflessidel sole vi si calavano sopra morbidamente, manifestando solo tiepide tonalità cangianti intorno al bianco. Non riuscivo a capire se il silenzio alleggerisse o appesantisse quella visione, semmai lacosa che più traspariva era l’immobilità del tutto. Ci troviamo in un inverno che non è inverno, volubile ai venti caldi del Sud. Il Libeccio suona come una disgrazia per chi è alla ricerca dellaneve. Ogni cosa pareva anticipare la primavera ed io mi trovavo disorientata di fronte a tutto questo. Intorno a noi nelle zone d’ombra la neve si evolveva per lo più in ghiaccio,mentre le esposizioni al sole scoprivano terra ed erba rinnovata, richiamo sensibile di premature fioriture di crochi, che anche se non c’erano poco ci mancava. Ma dove era finito il sacro alternarsidelle stagioni? Sembrava che tutto si bruciasse prima di aver compiuto la sua evoluzione. Solo il bosco era coerente con l’inverno, trattenendolo nel freddo tra i suoi rami ed i suoi alberi.Di ritorno dal Laghetto di Cerasolo volevamo raggiungere il Valico del Morretano, in molti erano venuti qui alla ricerca della neve, ed anche dei nostri amici, così volevamo raggiungerli per stare un po’insieme. Ma a circa metà valle abbiamo rinunciato: troppo ghiaccio in pendenza, e senza attrezzatura (avevamo solo gli sci da escursionismo) non era più un piacere salire. Chissà se loro sono arrivati su.

domenica 28 marzo 2010

Anello da Prato Capito per il Passo del Morretano, Passo del Puzzillo, Valle di Quartarone e Prati di Cerasolo


L'intenzione di oggi era quella di raggiungere, con gli sci da escursionismo, il Lago della Duchessa partendo da Prato Capito. Anche se abbastanza impegnativo come giro in fin dei conti credo sia fattibile, ma l'unico grande, enorme, grandissimo problema è stato invece quello della neve di fine marzo: una vera colla! Partiti intorno alle 9 abbiamo fatto il solito sentiero che passa nel bosco di Cerasolo, direzionandoci poi verso la Valle del Morretano. Ricordo di quando l'ho fatta per la prima volta, era calata una nebbia così fitta che ci ha costretto a tornare indietro a una centinaia di metri dalla fine. A pensarci adesso credo sia stato meglio così, avrei sicuramente trovato difficoltà a fare l'ultimo tratto, troppo ripido per chi inizia a sciare da poco (rileggendo il blog ho visto che era la mia seconda uscita con gli sci!). Arrivati al Valico del Morretano (1983 m) si apre lo spettacolo sulla Valle del Puzzillo! Da lì abbiamo continuato a salire costeggiando il Campitello e sciando sulla neve di una vecchia valanga ormai sporcata dalle pioggie e dai venti. Raggiunto un punto un po' più pianeggiante degli altri abbiamo ammirato tutta la vallata che si apriva enorme sotto ai nostri occhi... in lontanaza si vedeva bene anche il Rifugio Sebastiani che con la sua bandiera alzata ha innescato la possibilità di sabotare tutti i buoni propositi di continuare l'escursione: continuare il giro per arrivare al Lago della Duchessa o andare a mangiare un piatto di pasta al Rifugio Sebastiani? Decidiamo di svalicare prima il Passo del Puzzillo (2073 m) e poi magari da lì vedere cosa fare... Ma fatta quella sorte impettata (ripida ripida ripida) a me personalmente proprio non andava di tornare indietro! Guardando la carta il Lago della Duchessa (1788 m) era a poco più di due chilometri da dove ci trovavamo noi... certo, per raggiungerlo dovevamo fare un altro svalicamento notevole, però in fin dei conti (con tanta buona volontà) si poteva fare... Decidono però (per esperienza) di cambiare il giro: quella non era la condizione adatta per raggiungerlo, avremmo dovuto anche togliere gli sci per un bel tratto di percorso. Tutti d'accordo scendiamo in direzione della Valle dell'Asino, qui la neve era buona (anche se alcuni tratti erano ghiacciati si sciava benissimo!), raggiungendo il Rifugio Campitello della Forestale (1720 m) e percorrendo tutta la Valle Quartarone fino ai Prati di Cerasolo, passando per il suo bellissimo bosco di faggi. Da lì abbiamo ripreso la solita strada per tornare a Prato Capito. Mano mano che scendevamo la neve degenerava in acqua... sembrava di sciare sulla granita al limone. L'ultimo tratto non si commenta. Sei ore e mezza circa.