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martedì 2 giugno 2020

Anello di Monte Ruzza dal Tempietto di Sant'Eusanio

La bellezza delle montagne minori era nei pendii solitari e silenziosi, nei luoghi remoti poco frequentati, meno conosciuti, ma non perquesto meno belli. A Nord di Filetto e Barisciano giacevano i pendii rasi dei contrafforti meridionali del Gran Sasso, montagne anonime che persecoli avevano visto la frequentazione dei pastori e dei contadini, e per millenni nuclei di popoli italici. Percorrevamo parte della lunga dorsaledi Monte Ruzza, partendo dal tempietto di Sant’Eusanio, al di sotto di un cielo instabile che a tratti lasciava schiudere il sole, tra colli eavvallamenti, con giochi di ombre. Le piante dei pini puntinavano la montagna come presenze, a volte raggruppate a volte solitarie, mentrevicino a noi resti di vecchi bossoli di obice esplosi e arrugginiti prendevano il colore della terra. Il cielo pesava su di noi con le suenubi, tanto da farci scegliere la via del ritorno, che trovavamo nel fondovalle della Piana di Fugnetto, tra il verde rigoglioso dell’erba.

domenica 7 aprile 2013

Anello da Filetto a Monte Ruzza

Le vie della monticazione si svelavano sotto il peso delle nuvole, tutte quelle tonalità grigie vestivano montagne e vallate, elasciavano percepire la primavera giusto dalla presenza dei crochi, molti di essi erano chiusi a causa dell’umidità, e sipiantavano nel terreno come piccole presenze. Il Tempietto di Sant’Eusanio sui piani di Fugno mostrava a distanza di pochi anniun ampliamento della struttura, lo stazzo adiacente accoglieva una stalla e non tradiva la sua funzione tradizionale: accadevaadesso come accadeva nel passato che una chiesa di montagna diventasse ricovero pastorale, ma non mi aspettavo una cosa delgenere anche ai giorni nostri. Dal crinale di Monte Ruzza lo sguardo si apriva maggiormente sulle vallate sottostanti,ricamate da carrarecce lunghe e solitarie, le nuvole tendevano sempre più a dissolversi rivelando così ulteriori panorami. Laneve resisteva solo in pochissimi punti, ormai la primavera era giunta e si percepiva nonostante il maltempo e le precipitazioni.Andavamo alla ricerca del sentiero di congiunzione tra i Piani di Fugno e l’abbazia di San Crisante, tutto si perdeva nell’inganno dipoche tracce di animali: quello che un tempo viveva la continua frequentazione dell’uomo ormai giaceva nel silenzio di stazzi semi-abbandonati, inglobati nella natura e vissuti solo di passaggio.

giovedì 10 febbraio 2011

I Piani di Fugno e l'anticima di Monte Carpesco

La prepotente alta pressione di questi giorni aveva anticipato il flusso delle stagioni di un paio di mesi, non sembrava proprio di essere a febbraio, perché quello che appariva imitava di molto le ordinarie giornate di aprile. La neve si era sciolta in tantissimiposti, e l’erba pareva di nuovo rinverdirsi così richiamata dal sole, tutto pareva intorpidirsi come l’anticamera di un risveglio. Una segnalazione focalizzava la neve nei Piani di Fugno, non potevamo perdere questa occasione per andare a fare sciescursionismo. Non so per quale antica e romantica consapevolezza apprezziamo sempre di più tutte le cose nel loro percorso finale. La Piana di Fugno si celebrava come un’ultima resistenza alla primavera, sulla sua area tratteneva pochicentimetri di neve ghiacciata. Il piccolo Lago di Filetto era strutturato in un insolito congelamento che vedeva disegnati sulla sua superficie i profili di grossi cerchi, scanditi ognuno da diverse tonalità d’azzurro. Di lato a noi, mentre proseguivamoverso Fugnetto, la mole boscosa di Monte Ruzza ci faceva da intermediario col cielo, così terso, così limpido, così caldo. Il sole ci investiva con tutta la sua energia, infondendo un piacere diffuso in tutto il corpo. Quella era l’aria della Primavera. Troppoinconfondibile e troppo fuori contesto. Impotenti di fronte a tutto questo non potevamo far altro che godercela. Tra le tante cose interessanti da vedere lì intorno, la mia intenzione si direzionava come al solito verso Monte Carpesco. Non è un’elevazioneimportante, in pochi conoscono quella montagna, eppure io ne sono sempre rimasta molto affascinata a causa della sua forma e composizione. Ricordo la prima volta che vidi quella montagna, circa l’anno scorso, quando tutto intorno era innevato e candido,Monte Carpesco spiccava sopra tutti i punti di vista con la sua colorazione nera dovuta alla vegetazione che lo rivestiva. Anche la sua forma era molto particolare, sembrava la schiena di un dinosauro, una dorsale perfetta in grado di disegnare un profiloarmoniosissimo. Siamo salite fino alla sua anticima, ma avevamo addosso l’attrezzatura da sci da fondo e anche per questo chi era con me aveva deciso di rimandare. Ma il bello delle montagne è che sono sempre lì, in attesa, verrà di certo il momento giusto perguardarla, per scrutarla, per indagarla. Dall’anticima di Monte Carpesco si godeva un panorama stupefacente, pacato, rilassante. A colpirmi molto è stata la vista sul costone di Monte Ruzza, la poca neve rimasta si depositava nelle cavità della terra, livellandoperfettamente la superficie: questa particolarità permetteva la visibilità di tanti fori disposti perfettamente nel terreno, ognuno equidistante dall’altro, tanto che apparivano come una texture puntinata di un fumetto giapponese. Da come mi hanno detto,in quella zona sparavano granate e cannoni, in alcuni punti ci sono addirittura accantonati i resti di bossoli e granate, però mi hanno anche riferito che solitamente tutte queste esercitazioni si svolgevano nel versante a Sud. Questi fori erano troppogeometricamente organizzati per essere il frutto di un’esplosione, forse (anzi, quasi sicuramente) riguardavano il famoso rimboschimento che tanto identifica quella montagna, lasciato incompiuto per qualche motivo. Sarà di certo così.

venerdì 12 marzo 2010

Monte Ruzza dai Piani di Fugno


Oggi abbiamo eseuguito un percorso ad anello che passa per una delle montagne meno conosciute del gruppo del Gran Sasso: Monte Ruzza (1643 m). Senza dubbio la maggior particolarità di questa montagna è la visione del suo rimboschimento, che rende molto palese l'idea dell'intervento dell'uomo sul territorio. Lasciata l'auto lungo la strada (che porta ai piedi di Monte Cristo) presso i Piani di Fugno, ci siamo incamminati in direzione della montagna. Da lì a poco la vista si è aperta sul Lago di Filetto (1371 m), amplificato stagionalmente dall'abbondanza dell'acqua. La sua condizione era di perfetta bellezza, esaltata ancor di più dall'unione armoniosa dell'increspatura delle piccole onde con la linea liminare del
ghiaccio in superficie. Attraversato tutto il piano, e la Fonte Pantani (1382 m), ci siamo portati in direzione del Tempietto di Sant'Eusanio (1399 m), un vecchio rudere restaurato nel 1994 a cura dei Filettesi. Di fronte la piccola chiesa giace Monte Ruzza. Saliti su, abbiamo percorso cresta cresta la sua dorsale. Nonostante il tempo non fosse dei migliori, da lì si percepiva tutto il potenziale di bellezza panoramica che un posto del genere può avere. Era bellissimo a cielo coperto, immagino col sole cosa
possa essere. Superata la cima ed alcune altre sommità, siamo scesi nei piano di Fugnetto, dove abbiamo ripreso la direzione per il Lago di Filetto, chiudendo così l'anello. Oggi la condizione non era ideale per percorrere tutta la cresta della dorsale, ma non mancherà occasione. Il bello delle montagne è che stanno sempre lì, in attesa.