domenica 28 febbraio 2021

Monte Orsello dalla vecchia miniera

Sotto il cielo di una giornata limpida la montagna si divideva nettamente nella manifestazione di due versanti: a Nord vi eral’inverno, il candore della neve, il disegno del vento che con i suoi accumuli aveva generato ampie creste estese su vallate d’ombra,mentre a Sud, sotto il calore del sole, si scopriva la terra e fioriva il viola dei primi crocus, meravigliosi e presenti, silenziosi anticipatori dellaprimavera. La visione delle due dimensioni seguiva tutto il lungo filo di cresta, predisponendo l’animo alla meditazione della rinascita, con laprimavera in ascolto e in procinto di essere. Alcune nuvole intervallavano le montagne erette al di sopra come isole, non vi eranulla di più bello della serenità di quel sentiero facile e silenzioso, inondato di quiete e bellezza panoramica.

venerdì 26 febbraio 2021

San Lorenzo della Serra, tra la Costa e i Coppi

La piccola chiesa di San Lorenzo della Serra giaceva nel silenzio del bosco di Roio. Il canto degli uccelli accompagnava la visione dolentedei danni del sisma, il crollo delle murature posteriori e della bellissima volta a crociera adornata di stelle si aggravavano degli anni trascorsirecanti ulteriore decadimento. In quella solitudine si manteneva inalterata la visione del Sacro, la quiete della beatitudine dei luoghiremoti, l’accesso diretto alla Natura portatrice di raccoglimento. I fregi preziosi della pietra si donavano allo sguardo, così come i colori stintidegli affreschi ammirati a distanza di sicurezza. Intorno il calore del sole esaltava l’odore della resina dei pini, una illusiva primaverapremeva sulla terra, lungo la Costa e i Coppi tra arbusti e ginepri, lasciando scorgere tra vecchie erbe la bellezza dei primi crochi. Lepietre a secco di vecchie costruzioni pastorali testimoniavano un passato antropizzato e dimenticato, mentre la montagna de LeQuartore innalzava dinanzi lontano la presenza dei suoi eterni pendii ora maculati di neve.

giovedì 25 febbraio 2021

Monte Ocre da Casamaina

Da giorni si percepiva nell’aria una precoce primavera, dove il sole scopriva la terra fiorivano i primi crochi e si innescava la vita, lacandida veste invernale si manteneva sulla parte alta delle montagne, ammantava pendii e lontananze, spaziava con ampi respiri lungo tutti icrinali a contatto col cielo. Il vento aveva ridisegnato le forme delle montagne, creato accumuli e scoperto creste, la terra esposta al sole siapriva alla vita così come il cuore alla condivisione della bellezza.

domenica 14 febbraio 2021

I ruderi di Santa Maria delle Verdi e i tholoi di Monte Manicola

I ruderi di Santa Maria delle Verdi giacevano nel silenzio di una strada solitaria, l’unica ormai che nel nome ne manteneva ancora la memoria.Non vi erano informazioni su quell’antico luogo di culto dimenticato, soltanto rovi ed arbusti irrigiditi dal freddo pungente di febbraio. Unaneve sottile ed asciutta scendeva noncurante sui pendii addolciti di Monte Manicola, dove resti di antichi tholoi raccontavano l’eco divecchi ripari fatti di pietra, rigore e fatica. Il candore della neve unificava la visione del tempo e dello spazio: mi piaceva pensare che la neve di adesso fosse la stessa di allora e che mantenesse la sua memoria oltre il bisogno umano di contare gli anni. Tutta quella bellezza, tuttoquel silenzio, si lasciavano lambire dal vento, che mostrava la sua fisicità con piccoli vortici di neve. I resti della chiesa di Santa Mariadelle Verdi sono localizzati in queste coordinate: 42°20'42.68"N 13°29'8.09"EPer un approfondimento sui tholos di Monte Manicola si consiglia il libro “LA MONTAGNA DELLE CENTO THOLOI” di Raffaele Cusella,prefazione di Fulvio Giustizia, disegni di Massimo Scimia - Cellamare - L'Aquila, 1997.

Di seguito un breve testo riguardante la Chiesa di Santa Maria delle Verdi, tratto dal libro “Paganica attraverso i secoli – dalla Paganica Vestinorum alla fine della Paganica Comunale”, di Sac. Ercolino Iovenitti, stampato nel novembre del 1973 nella Tip. LABOR di Sulmona.

"La Chiesa di «S. Maria Valle Viridis» si raggiunge con la strada Paganica – S. Gregorio in località «la Crocetta». Già esistente nel 1595 – come si legge nel basso sul semidistrutto affresco della parete di fondo «Madonna col Bambino» molto bello – passò di proprietà del Duca di Costanzo nell’anno 1759 (96) e, nell’anno 1830 (97), fu proposta come chiesa del nuovo «camposanto» di Paganica.

Il Mariani ci fa sapere che sin dal 1719 era di proprietà di D. Micantonio Civisca (98) e che oltre all’Altare Maggiore, (in cui il Duca di Costanzo aveva la Cappellina e il diritto di Patronato con una S. Messa in tutte le feste e sabati) vi era un altare dedicato a «S. Nicola».

Oggi la chiesina è tutta distrutta e non restano che i soli ruderi di essa con la sola piccola testimonianza del semidistrutto affresco della Madonna di Valle Verde. Vorremmo che tutte queste chiesine rurali ben rinnovate tornassero ad essere per il popolo paganichese mèta delle passeggiate festive, oggi tornate molto di moda, tanto benefiche al fisico e allo spirito."

(96) ACAA, S. Visite di Mons. Ludovico Sabbatini, 11 Settembre 1759, Cartella 266
(97) Cfr. p. 438 di q. s.
(98) Mariani E., 101, vol. B, p. 255

domenica 1 novembre 2020

Anello della Serra Sparvera per il Malpasso

I caldi colori d’autunno tingevano la Valle Jovana, custode di antiche masserie dalle memorie lontane, dove il tempo pareva scorrere piùlentamente o addirittura fermarsi. Il calore tiepido del sole scaldava la terra dorata dei pendii sommitali, tra prati rasi di velluto distesi sullaSerra Sparvera. Il cielo limpido amplificava la sua bellezza riflettendosi nel Lago di Scanno, scendevamo con gli occhi rivolti a quel pezzo dicielo in terra, così raccolto e unico come una gemma tra montagne preziose. Un lungo sentiero scendeva il Malpasso fino al fondovalle,tra il pascolo delle greggi protette dai cani pastore e l’inondarsi di ombre generate da luce rasa. Giungeva la sera che lasciava attutire irumori, stingendo i colori con spettri d’azzurro.