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lunedì 3 ottobre 2016

La Grotta di Vaccamorta

La Grotta di Vaccamorta si apriva sul fianco orientale della Valle del Puzzillo, nascosta nel folto della vegetazione delle montagne sopral’abitato di Tornimparte. Il suo ingresso angusto si apriva come una piccola fessura alla base di una parete rocciosa, e si immettevaimmediatamente nella bianchezza della calcite, che, definita sul fondo, pietrificava il senso del flusso delle acque. Sulla sogliamoltissime farfalle si legavano alla pietra, si tenevano saldamente alla roccia mentre un flusso di aria fredda movimentava le loro ali. Leacque assorbite dal sistema carsico del Bosco di Cerasolo risorgevano qui, attraversando un intricato e complesso sistema sotterraneo: neimillenni avevano scolpito canyons, meandri e salette, modulato stalattiti ed eccentriche, che accostate alla visione di acqua limpidadonavano profonda suggestione all’ambiente. Mi piaceva molto la memoria dell’acqua che si manifestava attraverso tutto quel candore:sulle pareti si leggevano i livelli di tracimazione, mentre la fantasia completava l’illusione di un lago immaginario. Una forra alta e strettacontinuava un percorso serpeggiante, miriadi di scallops ricamavano la pietra mentre il fondo della grotta diveniva sempre piùl’anticamera di un sogno.

domenica 14 agosto 2016

Anello dell'antico circo glaciale di Vena Stellante

Da Campo Felice il sentiero per il Rifugio Sebastiani passava per la vecchia Miniera di Bauxite, che dapprima coperto nel bosco, siscopriva poi nella magnifica Valle del Puzzillo, tutta contenuta nel maestoso circo glaciale di Vena Stellante. L’erba iniziava ad ingialliresotto il peso dell’estate, regalando ai nostri occhi distese maculate di verde e d’oro, mentre voli di rondoni prendevano slancio nel vento diMaestrale. Quell’aria fresca rendeva piacevole il nostro passaggio, e lo era anche per un gruppo di cavalli che tutti raccolti sull’affaccio delPasso del Puzzillo ci osservavano non curanti ed esposti al vento. Vena Stellante aveva un nome che riecheggiava ai sogni, precipitavabruscamente a Nord nella sua depressione, mentre verso Sud si conformava in pendii più distesi e rasserenanti. Percorrevamo tutto ilfilo di cresta di quell’antico circo glaciale, passando anche per la Cimata del Puzzillo e quella di Pezza; in lontananza la terra a tratti siscarnificava nei toni rossi della bauxite, che, come con ferite aperte al cielo, mostrava il passato di quei territori desolati ma accoglienti.

lunedì 20 ottobre 2014

Monte Puzzillo la montagna dei "puzzilli"

I puzzilli erano le numerose doline che caratterizzavano la zona, probabilmente erano stati proprio loro a dare il nome alla cimadel lungo filo di cresta che dal Valico della Chiesola si affacciava su Campo Felice, il Morretano e l’omonima valle del Puzzillo.Ovunque si leggeva il magnifico fascino del paesaggio carsico, così ambiguo e arido di terra calcarea, dove l’acqua spariva assorbitadalla terra. La vista si appagava di morbidi avvallamenti e depressioni, ignorando l’intricato complesso sotterraneo  vuotatodalle acque e aperto al cielo grazie agli inghiottitoi. Nella zona numerosi pozzi verticali avevano acceso l’interesse deglispeleologi degli anni Settanta, che si erano appassionati alla ricerca di un accesso ad un sistema sotterraneo ipotizzato dispettacolari dimensioni, come con la Grava di Gasbarrone: allora non vi fu nessun esito ma ancora oggi non se ne escludeva l’esistenza.

domenica 7 marzo 2010

Rifugio Sebastiani da Alantino

Finalmente oggi, al terzo tentativo, sono riuscita a salire con gli sci al Rifugio Sebastiani! E una volta ho rinunciato per il ghiaccio, e una volta per il vento... oggi a mettercisi è stata la nebbia, ma per fortuna è andato tutto bene. Il giro di ieri a Rascino e le poche ore di sonno che portavo non mi facevano stare al massimo (in alcuni momenti facevo fatica anche a muovere le braccia) ma già mi ero accordata per andare su, quindi mi sono sforzata. Dopo l'ultima lezione di fondo con Loris, invece di seguire il gruppo a mangiare e bere e festeggiare la conclusione del corso sono tornata ad Alantino, dove mi aspettava Cavallo Pazzo, io gli dicevo che ero stanca, ma lui credeva che scherzassi. E poi le pelli di foca... mannaggia a me! Le porto sempre dietro, e per una volta che mi servono sul serio le dimentico a casa... salire a spina di pesce al Sebastiani, con un sonno micidiale sulle spalle, è veramente un'impresa. Fortuna che Cavallo Pazzo portava nello zaino le sue vecchie pelli di foca, ma le ho messe solo nell'ultimissimo tratto: procedere oltre senza era impossibile, anche perchè seguivamo una traccia alta su Cimata di Pezza. Arrivati su al Rifugio Sebastiani (2102 m) siamo scappati di corsa a causa della nebbia.

domenica 28 febbraio 2010

Valle Leona e Valle del Puzzillo

Che tempo strano... il libeccio, il caldo, la neve che si squaglia come se fosse l'ultima della stagione... Che peccato, spero che presto rinevichi di nuovo... non voglio smettere di sciare proprio adesso che comincio a sentire sul serio la padronanza dell'attrezzatura. Proprio no... Questa è stata la prima domenica che ho sciato tutta la giornata solo con i miei sci da escursionismo, Loris ha pensato di farmeli tenere, anche perchè la pista era tutta ammollata. Siamo andati nella Valle Leona, un posto bellissimo e poco frequentato. Ero convinta di esserci stata due domeniche fa, ma mi sbagliavo. C'ero passata invece la primissima volta che ho messo gli sci da fondo per andare nella Valle dell'Azzocchio, non mi ricordavo bene il percorso perchè mi ci aveva portato un'amica. E' un luogo che merita sul serio, e fortunatamente rimane un po' fuori mano dai vacanzieri, che magari preferiscono restare più vicino alla zona della miniera e dei Centomonti. E meno male. E' cambiato sul serio qualcosa nel mio modo di sciare, ho molta meno paura. Ho chiesto a Cavallo Pazzo se gli andava di accompagnarmi a rifare il giro della scorsa domenica che mi aveva tanto impaurito, ha accettato perchè si doveva riposare. Ho anche provato le pelli di foca per 12 secondi. Ho capito che non sono necessarie per i miei sci, perchè già da soli tengono bene la salita, e poi mi bloccano troppo. Tutto quello che domenica scorsa mi spaventava ora lo percepivo diversamente, con molta più tranquillità e distensione, anche il sentiero nel bosco mi sembrava meno ripido, le piante più morbide, e gli sci più attaccati a me. Purtroppo non siamo riusciti ad arrivare nemmeno stavolta al Rifugio Sebastiani: mentre attraversavamo la Valle del Puzzillo eravamo investiti da un vento così forte che a malapena riuscivamo a sentirci quando parlavamo... e poi eccola: la pioggia. Riscendiamo... (che sfiga...)... La discesa nel bosco però mi ha rimesso il sorriso: stavolta è stata divertentissima!

domenica 21 febbraio 2010

Valle del Puzzillo da Alantino


Finalmente una giornata decente per uscire! E' stata una settimana di tempo pessimo... tra libecci temporali e scontri di pressione stavo per mettere la muffa a stare dentro casa. Come ogni domenica mattina la lezione di fondo ha la priorità su ogni altra cosa, e così è stato... Vista la neve semi-ghiacciata il maestro Loris ha ben pensato di inchiodarci ad una costa pendende vicino ad Alantino, per farci fare esercizi di virata in discesa. Un po' noiosa come cosa, ma importante. Solo poche ore più tardi quanto mi erano cari i suoi insegnamenti! Finita la lezione, cambiati gli sci, vado alla miniera di bauxite (sempre quella), dove aspetto un mio amico, il bravissimo scialpinista Cavallo Pazzo dei Monti di Mezzo. Che faticaccia stargli dietro... E quanta santa pazienza che c'ha avuto con me! L'intenzione era quella di raggiungere il Rifugio Sebastiani, robetta per lui e un'impresa per me. All'inizio salivo bene, nonostante la neve fosse battuta e la pendenza, in alcuni punti, abbastanza ripida, i miei sci tenevano, così ho evitato di mettere le pelli, e me la sono fatta tutta a spina di pesce (…) Usciti dal bosco, però, la neve cominciava ad essere sempre più dura, tanto da non cominciare a piacermi più. Dopo una breve sosta nella specie di rifugio della Valle del Puzzillo (1882 m) riprendiamo a salire... ma la neve da dura era diventata di ghiaccio... sarà la stanchezza, sarà la paura, sarà la paura creata dalla stanchezza... non lo so, fatto sta che non me la sono sentita di proseguire. Era come se i miei sci non riuscissero a far presa sul ghiaccio, nemmeno di lama. A pensarci adesso, magari, con le pelli di foca sarebbe stato diverso... Riscendiamo. Ma ormai mi ero talmente irrigidita che ho faticato pure a scendere, soprattutto per il pezzo di percorso che serpeggia in discesa nel bosco... avevo il terrore di prendere una pianta in pieno. Che brutti scherzi fa la paura... Devo comprenderla e superarla!
La foto sopra è l'immagine di una valanga sulla costa della Cimata di Pezza. Abbiamo notato anche altri cedimenti spontanei della neve.