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domenica 27 luglio 2025

Il Rifugio Sebastiani da Alantino

Dentro il cuore di una grande morena, salendo un comodo sentiero, ascoltando il silenzio amplificato della valle. Le montagnedivenivano mano a mano sempre più vicine, mentre tutto si distendeva alla vista della bellezza della Natura. Vena Stellante cisalutava con la sua forma, un magnifico anfiteatro di roccia che curvava come una carezza sulla parte sommitale della valle, tra rocce argenteee affilate, e altrettanti pendii prativi vivi del verde e dell’oro di erba essiccata al sole d’estate. Un pascolo silenzioso di mucche ciosservava nella quiete di quelle ore distese, lente e protese alla pacificazione dell’anima. Il Rifugio Sebastiani ci accoglieva conla sua gestione ospitale e la sua ottima cucina, nella sua postazione privilegiata dinanzi a due grandi e magnifiche valli. Levoci dei viandanti si attutivano al piacevole rumore del vento, che con dolcezza scombinava le nubi in giochi di chiaroscuri.Riportavamo a valle i nostri rifiuti, un piccolo gesto che se fatto da tutti significherebbe rispetto.


sabato 7 luglio 2018

Anello della Cimata di Pezza

Il bandone metallico della Miniera di Bauxite era ormai divelto dal vento. Durante molti inverni aveva fornito riparo a chi vi transitavaaffianco, ed ora ne rimaneva soltanto il silenzio a far riflettere sullo scorrere del tempo. Luglio aveva i prati verdi e note gialle di fiori diverbasco, ammiravamo la bellezza semplice di quella maestosa valle con a capo l’estinto circolo glaciale di Vena Stellante. Da sotto il RifugioSebastiani si avviava il sentiero per la cresta della Cimata di Pezza, che faceva da spartiacque tra i due altipiani, da lassù scrutavamo la varietàdegli ambienti indagando soprattutto nelle zone d’ombra, come se custodi di chissà quali abissi.

domenica 14 agosto 2016

Anello dell'antico circo glaciale di Vena Stellante

Da Campo Felice il sentiero per il Rifugio Sebastiani passava per la vecchia Miniera di Bauxite, che dapprima coperto nel bosco, siscopriva poi nella magnifica Valle del Puzzillo, tutta contenuta nel maestoso circo glaciale di Vena Stellante. L’erba iniziava ad ingialliresotto il peso dell’estate, regalando ai nostri occhi distese maculate di verde e d’oro, mentre voli di rondoni prendevano slancio nel vento diMaestrale. Quell’aria fresca rendeva piacevole il nostro passaggio, e lo era anche per un gruppo di cavalli che tutti raccolti sull’affaccio delPasso del Puzzillo ci osservavano non curanti ed esposti al vento. Vena Stellante aveva un nome che riecheggiava ai sogni, precipitavabruscamente a Nord nella sua depressione, mentre verso Sud si conformava in pendii più distesi e rasserenanti. Percorrevamo tutto ilfilo di cresta di quell’antico circo glaciale, passando anche per la Cimata del Puzzillo e quella di Pezza; in lontananza la terra a tratti siscarnificava nei toni rossi della bauxite, che, come con ferite aperte al cielo, mostrava il passato di quei territori desolati ma accoglienti.

domenica 4 agosto 2013

Anello di Punta Trento e Punta Trieste, il Costone della Cerasa e i Piani di Pezza

Il vento in quota ingannava piacevolmente l’ultima ondata di caldo, contribuendo alla gradevole percezione di panorami digrandissima bellezza. Monte Velino si innalzava davanti a noi circondato da tutto il suo seguito di montagne, da depositimorenici e circhi glaciali, ghiaioni, grotte e anfratti rocciosi, inghiottitoi e tantissime doline. Enormi valloni si isolavano traloro tramite i vari contrafforti, noi compivamo un cammino sulla linea di confine del versante Nord della “Riserva NaturaleOrientata Monte Velino”.  Vena Stellante si apriva come una madre sulla Fossa del Puzzillo: la sua mole sovrastante pareva chevolesse proteggere tutto quello che le stava sotto; dall’altro lato il Vallone di Teve si perdeva a valle nel fitto dei faggi, incastrando lasua depressione tra il Murolungo e la Montagna di Sevice. Seguivamo il filo di cresta di Colle dell’Orso, toccando i rilievi diPunta Trento e Punta Trieste, mentre sotto di noi la Valle del Bicchero si apriva sempre di più fino a sfogare nella ValleMajelama, così selvaggia e boscosa, bellissima, figlia di un ghiacciaio pensile. Oltre le montagne la piana del Fucinostemperava tutti gli slanci verticali: una quiete pacata veniva fuori dai riquadri policromi delle coltivazioni. Quelle terre isolatee poco frequentate mantenevano il fascino autentico della propria identità, la montagna trasmetteva tutti i suoi messaggi positivi,lasciandoci il piacere di una splendida giornata d’estate.

venerdì 31 dicembre 2010

Monte Terminillo dal Rifugio Sebastiani per il Canalone Centrale e il brindisi di fine anno

Le cime delle montagne sono dei luoghi sacri, sono le estensioni fisiche più estreme, dove è la terra a voler toccare il cielo e non viceversa. È questo il luogo dove accadono i miracoli, dove lepreghiere arrivano prima al divino, perché hanno meno tragitto da compiere. È qui che si viene ascoltati meglio dall’Universo, è qui che bisogna chiedere o rinnegare, è qui che si riesce meglio aprendere coscienza di sé. Qui si centra il proprio asse di equilibrio con la linea di testa delle montagne, non è una cosa da poco. Non conoscevo affatto i Monti Reatini, non ero mai salita sulTerminillo. Il 31 dicembre di ogni anno il CAI di Rieti ne organizza l’ascensione tramite il canalone centrale, utilizzando la piccozza e i ramponi. La volontà era quella di brindare sulla cima per salutarel’anno passato, un’usanza che si protrae ancora dal 1933, anno della fondazione di questa sezione. La cosa bella di tale usanza è che il gruppo è da sempre salito con ogni condizione del tempo,forte dell’esperienza e della conoscenza del proprio territorio. La giornata di oggi era cupa e carica di nubi, i toni di bianco della terra e del cielo si andavano stratificando, mentre la cima delTerminillo era completamente coperta dalla nebbia. Un passo dopo l’altro e siamo andati su, con la calma e il piacere di rendere omaggio alla montagna. Un brindisi all’anno appena trascorso epoi di nuovo tutti giù, passando sempre per il canalone centrale. La sensibile elevazione delle temperature ammorbidiva di molto la neve, ci permetteva di sprofondare e scivolare, ci facevadivertire. Non poteva esserci modo più bello, per me, di concludere questo bellissimo anno appena trascorso. Da lassù ho salutato un anno molto intenso, fatto di montagne e di vallate, dilaghi, fiumi e scansioni sconfinate di nuvole. Mi sento appartenere a tutto questo in maniera viscerale. Amo la Natura in tutta la sua essenza e mi sento parte di Lei, come in fondo lo siamo tutti, maadesso davvero ne ho preso consapevolezza. È nelle piccole cose che avvengono i grandi miracoli. Addio 2010, grazie.

domenica 7 marzo 2010

Rifugio Sebastiani da Alantino

Finalmente oggi, al terzo tentativo, sono riuscita a salire con gli sci al Rifugio Sebastiani! E una volta ho rinunciato per il ghiaccio, e una volta per il vento... oggi a mettercisi è stata la nebbia, ma per fortuna è andato tutto bene. Il giro di ieri a Rascino e le poche ore di sonno che portavo non mi facevano stare al massimo (in alcuni momenti facevo fatica anche a muovere le braccia) ma già mi ero accordata per andare su, quindi mi sono sforzata. Dopo l'ultima lezione di fondo con Loris, invece di seguire il gruppo a mangiare e bere e festeggiare la conclusione del corso sono tornata ad Alantino, dove mi aspettava Cavallo Pazzo, io gli dicevo che ero stanca, ma lui credeva che scherzassi. E poi le pelli di foca... mannaggia a me! Le porto sempre dietro, e per una volta che mi servono sul serio le dimentico a casa... salire a spina di pesce al Sebastiani, con un sonno micidiale sulle spalle, è veramente un'impresa. Fortuna che Cavallo Pazzo portava nello zaino le sue vecchie pelli di foca, ma le ho messe solo nell'ultimissimo tratto: procedere oltre senza era impossibile, anche perchè seguivamo una traccia alta su Cimata di Pezza. Arrivati su al Rifugio Sebastiani (2102 m) siamo scappati di corsa a causa della nebbia.