Visualizzazione post con etichetta bosco di cerasolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bosco di cerasolo. Mostra tutti i post

sabato 19 luglio 2025

Anello dal Valico della Chiesola al Monte Puzzillo

[…] Al valico molti anni fa c’era l’antica chiesetta di S. Felice, la Ecclesia Sancti Felicis de Camardosa di cui parlano documentistorici del sec. XII. (A. CHIAPPINI, Lucoli medievale, in “Bullettino” della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, XXXII (1941),p. 57). La modesta costruzione, chiamata in epoche più recenti Chiesola di Lucoli, venne poi utilizzata, ormai semidiruta,come ricovero di pastori e successivamente spazzata via per la costruzione del raccordo autostradale. […] (Testo in citazione diCarlo Tobia, tratto da I Sentieri Montani della Provincia dell’Aquila, 2, I Gruppi M. Ocre - M. Cagno, M. Cava - M. San Rocco, M. Orsello- M. Puzzillo, p. 27). Dal Valico iniziava il bellissimo sentiero per Monte Puzzillo, dapprima immerso nel fresco del bosco di Monte Frattae poi aperto sui panorami, sotto il cielo di luglio, con l’erba ancora verde che iniziava a dorarsi. La poca notorietà delle montagne“minori”, lontane dalle frequentazioni massive da social network, ne garantiva la quiete, lo sguardo girava a trecentosessanta gradisui panorami, con particolare privilegio sui Monti della Duchessa e il Massiccio del Velino. Scendevamo nella Valle del Morretanograzie ad un piccolo sentiero che conduceva al Passo, la comoda via del ritorno era custodita tra le alture intorno che delimitavanol’ambiente, approdando infine alla carrareccia che si immergeva nell’ombra fresca del Bosco di Cerasolo.

lunedì 29 novembre 2021

Rifugio del Campitello da Prato Capito e la neve

“Passano gli anni ma alcune cose rimangono eterne, senza tempo come la neve, che nonostante lo scorrere degli inverni non trova né principioné fine: la neve di allora è la stessa di adesso e mi piace pensare che trattenga la sua memoria”. Cinque anni fa scrivevo queste parole inoccasione di una mostra su Natalia Ginzburg, pensavo alla neve come elemento senza principio né fine, scrigno di memorie, essenzauniversale pronta ogni volta a scomporsi e ricomporsi portando con sé all’infinito la memoria del mondo. Il rumore della neve era quello delsilenzio che lasciava voce ai pensieri, me ne immergevo nel bosco, inoltrandomi nella moltitudine dei faggi fino al Rifugio del Campitello.Ritrovavo il piccolo riparo intatto rispetto l’ultima volta in cui c’ero stata, il piccolo camino, la porta incisa di scritte apribile in duepassaggi, il pavimento di pietra e l’essenziale. La vista sull’omonima valle si velava di neve e persino il sole dispergeva i suoi raggi al cielo,perdendo sì forza ma estendendosi con la sua luce nel riverbero del bianco.

lunedì 8 marzo 2021

Il rifugio dei Campitelli sotto la neve

Il bosco respirava la quiete e il silenzio dell’ultima parte d’inverno, ci inoltravamo nella bellezza del bianco che con le sue stratificazioni leggere svelava le lontananze. Il piccolo rifugio del Campitello si raccoglieva isolato in tutto quel candore ai limiti del bosco, il suo riparosuscitava la gratitudine dei viandanti, la riconoscenza e il rispetto verso poche mura a ridosso di una natura solitaria. Il suono leggero dellaneve si sovrapponeva all’eco della voce degli uccelli, che come presenze lontane, accompagnavano il nostro cammino sulla via del ritorno.

mercoledì 17 febbraio 2021

Dalla Valle della Giumenta alla Grotta di Vaccamorta per il Bosco di Cerasolo

La Valle della Giumenta era bianco nel bianco, dove nuvole basse premevano sul candore della neve. La comoda strada che attraversavail Bosco di Cerasolo ci guidava al suo interno solitario, tra la bellezza dei faggi eretti come importanti e sacre presenze. Ci immettevamonella Valle del Puzzillo su lievi pendii immacolati, mentre il sole finalmente ci raggiungeva disegnando molteplici pentagrammi con leombre degli alberi. Raggiungevamo la Grotta di Vaccamorta, la cui risorgenza attiva al momento ne colmava l’ingresso. L’acqua era freddae tra i muschi del suo letto sommitale si solidificava in particolari forme di ghiaccio che ne accrescevano la bellezza.


domenica 14 luglio 2019

Punta dell'Uccettù da Prato Capito

La strada principale che percorreva il Bosco di Cerasolo si modulava in lievi saliscendi. Una deviazione per la Valle Quartarone raggiungeva susentiero il Rifugio dei Campitelli, piccolo ed essenziale ma in grado di fornire sempre un incantevole riparo, con l’ammirazione rivoltaall’omonima valle e ai suggestivi balzi rocciosi del versante Nord della Punta dell’Uccettù. Compivamo un anello per salire quella montagnadal nome così particolare, la cui parte sommitale regalava l’alternanza di contrapposizioni visive, da un lato vi erano fittissimi boschiimpenetrabili anche allo sguardo, dall’altro gli spogli declivi delle vallate della Duchessa.  Gruppi di armenti sostavano nella quiete dipendii nudi che scivolavano fino a cingere le regali sponde. Quanta bellezza sul massiccio del Velino, coronato di nubi, e nell’aria mossa dalvolo dei rondoni. Sul filo di cresta di antichi circhi glaciali, tornava la voce del vento che tutto lambiva e ne portava memoria.

sabato 18 novembre 2017

La Grava di Gasbarrone nel Bosco di Cerasolo

Il mattino aveva una luce fredda che si disperdeva negli accenni di nebbia che andava e veniva tra i boschi di Cerasolo. Quel magnificocomplesso carsico nascondeva tra i faggi moltissime doline e campi carreggiati, dove i pozzi si aprivano improvvisamente tra la visionemorbida dei muschi e delle foglie secche, rompendo la visione di quiete. Il candore delle cortecce prendeva risalto dalle chiome spoglie,dove timide foglie rimanevano in bilico prima di cadere. Sul ciglio sommitale di una dolina si apriva la Grava di Gasbarrone, dove neglianni Settanta si erano infranti i sogni di molti speleologi abruzzesi che speravano di trovarvi l’accesso per il sistema sotterraneo. Quella bucasprofondava di una quarantina di metri verticali, ma senza accenni di prosecuzione sul fondo. Il bosco custodiva gelosamente i suoi ingressi,ovunque regnava la quiete e la bellezza della natura incontaminata, custode di chissà quale e quanta meraviglia.

domenica 9 gennaio 2011

Il Laghetto di Cerasolo da Prato Capito e la Valle del Morretano

Il Laghetto di Cerasolo si apriva ai nostri occhi completamente ghiacciato. Gli alberi lo cingevano tutto intorno, lasciandolo percepire come una piccola dimensione protetta, mentre i riflessidel sole vi si calavano sopra morbidamente, manifestando solo tiepide tonalità cangianti intorno al bianco. Non riuscivo a capire se il silenzio alleggerisse o appesantisse quella visione, semmai lacosa che più traspariva era l’immobilità del tutto. Ci troviamo in un inverno che non è inverno, volubile ai venti caldi del Sud. Il Libeccio suona come una disgrazia per chi è alla ricerca dellaneve. Ogni cosa pareva anticipare la primavera ed io mi trovavo disorientata di fronte a tutto questo. Intorno a noi nelle zone d’ombra la neve si evolveva per lo più in ghiaccio,mentre le esposizioni al sole scoprivano terra ed erba rinnovata, richiamo sensibile di premature fioriture di crochi, che anche se non c’erano poco ci mancava. Ma dove era finito il sacro alternarsidelle stagioni? Sembrava che tutto si bruciasse prima di aver compiuto la sua evoluzione. Solo il bosco era coerente con l’inverno, trattenendolo nel freddo tra i suoi rami ed i suoi alberi.Di ritorno dal Laghetto di Cerasolo volevamo raggiungere il Valico del Morretano, in molti erano venuti qui alla ricerca della neve, ed anche dei nostri amici, così volevamo raggiungerli per stare un po’insieme. Ma a circa metà valle abbiamo rinunciato: troppo ghiaccio in pendenza, e senza attrezzatura (avevamo solo gli sci da escursionismo) non era più un piacere salire. Chissà se loro sono arrivati su.