sabato 14 gennaio 2017

La Valle di Grotta Nera e la Madonna del Monte, da Tarignano all'Altopiano di Aielli

La Valle di Grotta Nera mostrava foglie di neve e fiori di ghiaccio, stanziava il freddo in ogni insenatura di bosco, con i suoi toni bluastridi ombra perenne. L’immaginazione individuava cavità nascoste nei toni più scuri, ma spesso l’illusione spariva da altre prospettive. La viaper la montagna conduceva da Tarignano di Barete fino all’altopiano di Aielli, quella via arcaica di monticazione ricalcava in parte i resti di unantico acquedotto romano nascosto nella neve. La parte alta della Valle di Grotta Nera accoglieva addossata alla roccia la piccola chiesa dellaMadonna del Monte, datata al XVIII secolo o probabilmente addirittura più antica considerati dei resti rinvenuti alla sua sinistra. Il piccolointerno mostrava frammenti di affreschi che tentavano di emulare l’imponenza delle colonne: ma ormai rimanevano soltanto poche traccedi colore a dare solennità a quel piccolo oratorio. Sull’Altopiano di Aielli il sole finalmente mitigava il freddo, alcuni cavalli sostavanonella neve con un pascolo silenzioso e tutto si perdeva nel bianco.

domenica 8 gennaio 2017

La Grotta del Cervo e il Salone Angeletta

Nella Grotta del Cervo si animavano serpenti e meduse di calcite, la notte eterna disturbata dalle nostre luci si rifletteva sugli specchi
d’acqua, mentre miriadi di concrezioni scostavano il velo del buio con il loro scintillio. Oltre la Strettoia accedevamo al Ramo della Luna, dove
vele, piogge di stalattiti ed eccentriche si animavano sulle nostre teste al passaggio della luce. Ogni vano si colmava di bellezza, pareva che ogni
superficie si rivestisse di ricami di pietra. Il Fiume di Fango, semiliquido, aveva il fondo melmoso e la superficie fluida, che
movimentata dal nostro passaggio riecheggiava nei vuoti di roccia con suggestivi sciabordii. Quel tetto di concrezioni pareva fatto di stelle
precipitate su di noi, candide e dai minerali diversi, intoccabili, contrapposte alla mota sporca dell’alveo. Nel Salone Angeletta
gigantesche meduse di calcite apparivano gonfie come mongolfiere, la fantasia correva lungo fondi e risalite, tra specchi d’acqua, fili di corda e
fiumi di silenzio. Uscita speleologica del gruppo GGFAQ.

mercoledì 4 gennaio 2017

La prima neve nella Valle del Morretano

Sulle montagne era arrivata la prima neve, andavamo a renderle omaggio nella magnifica Valle del Morretano. Il bosco al riparo delvento esaltava il senso della neve, che modellava i rami dei faggi come coralli bianchi.

domenica 1 gennaio 2017

Monte Bolza dalla Costa del Cavone

La Costa del Cavone prendeva il nome da un enorme buco nel terreno scavato nei pressi della fonte sopra l’abitato di Castel del Monte: fino al1901 ogni inverno veniva riempito di neve, che, pressata e coperta di paglia affinché non si sciogliesse durante l’estate, portava l’acqua nelpaese attraverso una rudimentale conduttura. In disuso da oltre un secolo, grazie alla successiva funzione dell’acquedotto della Vetica,quella zona si era spogliata delle influenze antropiche e riappropriata della sua essenziale bellezza. Ora il Cavone ci appariva come unadolina solitaria dalle forme armoniose e simmetriche. Il sentiero che le passava accanto conduceva ad una delle porte di Campo Imperatore,con un affaccio straordinario che più si saliva in cresta e più diveniva panoramico. Sotto di noi una fascia di doline movimentava quel grandepiano carsico a Nord prima di distendersi nel magnifico altopiano. Verso Sud la visione acquerellata dei rilievi scandiva piani diprospettiva aerea, le montagne divenivano leggere, come un respiro profondo senza pesi sul cuore.

sabato 31 dicembre 2016

La Grotta dell'Oro e il Grottone di Monte Sant'Angelo sopra Vigliano

La montagna sopra Vigliano rendeva omaggio al culto di San Michele Arcangelo, che con la presenza di grotte gli aveva dato il suo nome. Vierano la Grotta dell’Oro e il Grottone a suscitare la suggestione di antiche credenze, abbandonate dai fedeli e seppellite dai rovi: l’unalasciava alcuni residui di affresco ai piedi di un altare ricavato nella roccia, l’altra il basamento di un antico riparo, probabile anch’essoluogo di culto. Scarsissime informazioni lasciavano correre la fantasia, che interpretava le lunghe fila di pietra a secco, sul crinaledella montagna, come residui di antichi insediamenti. Orum, sul margine di un pendio scosceso, spiegava l’illusorio appellativo dorato,seguivano il fascino del bosco in riposo e l’ampia prospettiva panoramica a conferire ricchezza a quelle località.


lunedì 26 dicembre 2016

Traversata di Monte Calvo dal Ponte Radio a Rocca di Corno

I pendii di Monte Calvo rendevano omaggio alla quiete, alla visione lontana delle montagne, ad un inverno che ci ingannava con le suetemperature miti. L’aria nitida annullava le foschie delle distanze, ci portava la presenza integra del Gran Sasso e della Majella, delMassiccio del Terminillo e dei Monti Reatini, della Laga e dei Sibillini, del gruppo del Nuria e del Cicolano, di Monte Giano, e deltriangolo innevato del Velino. La bellezza stava su quei colli modesti rigati dalle mulattiere, lambiti da una luce invernale che così bassa neestendeva i profili delle ombre come presenze solenni. Valle Lunga si apriva solitaria con il suo fascino severo, la sua origine glaciale siapriva nel cuore del sistema di Monte Calvo, e fino a quando era possibile la percorrevamo al limite del sole. Dentro Valle Bona iboschi ci ingannavano con visioni autunnali, scendevamo la via verso Rocca di Corno, lungo mulattiere bordate di rosa canina e acheni di clematide. 

domenica 18 dicembre 2016

La Grotta degli Urli a Campocatino

La Grotta degli Urli apriva il suo ingresso nelle prossimità degli impianti sciistici di Campocatino, dove la mancanza di neve rendevadesolata la zona. A ridosso dei Monti Simbruini ed Ernici ammiravamo la bellezza di panorami sconfinati, esaltati dallaluminosità di un cielo azzurro senza umidità. La grotta si apriva non segnalata tra i ginepri del Fosso dell’Obaco, raggiungibile attraversoun anonimo sentiero. Una breve successione di pozzi e strettoie conduceva alla magnifica Galleria Andrea Doria, dove non vi eranoconcrezioni a sottolineare la bellezza del sottosuolo, ma la consapevolezza di un ambiente ampio, inimmaginabile all’ingresso.Scendevamo comodamente camminando e pareva di inoltrarsi nella sacralità di un tempio sotterraneo. Dopo il Salone del Trentennale laStrettoia Santabarbara portava nel nome quell’appellativo divino, dove le paure si accostavano ai limiti e il desiderio spingeva a cercareulteriori altrove. Tornavamo indietro senza percorrerla, trovando all’uscita la fase preliminare della notte, i toni rossi del crepuscolobruciavano l’orizzonte prima di proiettarsi nell’infinito, si accendevano le prime luci e le prime stelle, era straordinario perdersi in quell’eterna infinità.