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martedì 18 giugno 2019

Le antiche Mura di Luppa da Pietrasecca e la chiesa rupestre di Sant'Angelo di Monte Bove

A Sud dell’abitato di Pietrasecca partiva un’ampia dorsale che nominava i rilievi sommitali con i toponimi di Colle Le Mura (1104 m),Monte Guardia d’Orlando (1353 m) e Monte Bove (1348 m). Sul primo colle giacevano i resti dell’antico abitato di Luppa, dove mura ormaidimenticate erano avvolte da una fittissima vegetazione che ne nascondeva i basamenti. La probabile datazione correva indietro al XI-XII secolo, così come la l’attestazione originaria del suo toponimo, Uppa o Ippam, divenuto poi Luppa. Il borgo godeva di una posizionestrategica di avvistamento a beneficio dei vicini centri di Colli e di Pietrasecca, da villaggio divenne poi un castrum, o quantomeno cosìveniva riportato su un documento del XVI secolo. Scendevamo a Sud del piccolo colle, lungo percorsi richiusi dalla vegetazione, tra un verderigogliosissimo e miriadi di fiori, accompagnati da un caldo insistente che si attenuava solo nelle zone d’ombra. In questo tragitto trovavamola piccola chiesa rupestre di Sant’Angelo di Monte Bove, dove una rustica scalinata in pietra, scavata tra due pareti di roccia, conducevaall’ingresso della piccola grotta dedicata al Santo. L’interno rischiarava le sue ombre con flebili luci naturali, filtrate a sua volta dal bosco, malasciando tuttavia scorgere la meraviglia degli affreschi che per secoli avevano decorato quel luogo sacro. La probabile datazione siapprossimava al XIII secolo, non vi erano molte fonti a riguardo se non memorie popolari ancora molto sentite che la legavano soprattutto alculto della Madonna del Latte.
Per approfondimenti: BIANCHINI M. Edilizia storica della Marsicaoccidentale, Editrice Dedalo Roma, 2011 (http://www.rilievoarcheologico.it/marsica_g000003.pdf); MICATI E. La Montagna e il Sacro, riti e paesaggi religiosi in Abruzzo, CARSA Edizioni, 2018.
Per chi fosse interessato a percorrere questo itinerario assistito da una guida consiglio di contattare Valentina Lustrati, Guida Ambientale Escursionistica AIGAE – tel. 3381609803.

domenica 17 febbraio 2019

La Grotta del Cervo

La Grotta del Cervo si svelava tra riflessi lucenti di rocce e trasparenze di acque cristalline. Ogni volta era come riscoprirla con occhi nuovi,sotto carezze di luce che ne animavano le concrezioni, con meduse e serpenti che prendevano vita sotto la strana magia di un perpetuo buio.Le ombre ci guidavano lungo prospettive inesplorate, un viaggio terreno portato anche sul filo del sogno, dove ogni cosa potevaaccadere, perché oltre ai nostri occhi c’era la nostra immaginazione a tessere ogni apparenza. Le stalagmiti del Salone degli Antenati eranodritte dinanzi a noi come presenze, ma noi andavamo oltre, nei meandri del Fiume di Fango e nel Ramo della Luna, tra rocce nere,immersi nell’acqua che riposava nel suo greto. Tutto si rifletteva su quegli specchi, amplificando le percezioni dei miraggi. Finalmenteammiravo la grande Medusa, circondata dallo splendore delle sue acque trasparenti e dal brillare della candida calcite, così riflettente datrasparire come diamante.

domenica 6 agosto 2017

Verso il fondo della Grotta Grande del Cervo

I ricordi erano lontani. Eravamo andati alla Grotta Grande del Cervo con Massimiliano Re, uno dei suoi primi scopritori. La bellezza diquell’antro era sempre unica, ogni volta si notavano cose nuove e mai viste, animate da luci ed emozioni, estensioni di pensieri e di poesie disogni fatti di buio e riflessi di calcite. Diretti verso il fondo percorrevamo il Ramo della Luna e il Fiume di Fango, fino araggiungere il magnifico Salone Angeletta, dove gigantesche meduse concrezionate sembravano innalzarsi verso la cava fonda della notte.Andavamo oltre, lungo il Fiume del Silenzio, la grotta era di nuovo completamente diversa, il soffitto basso e scuro, così come le paretiannerite dal diossido di manganese. L’ultimo pozzo si affacciava su di un lago terminale, rimanevo sulla soglia, dove oltre quel limite siestendevano tutti i sogni.

domenica 8 gennaio 2017

La Grotta del Cervo e il Salone Angeletta

Nella Grotta del Cervo si animavano serpenti e meduse di calcite, la notte eterna disturbata dalle nostre luci si rifletteva sugli specchi
d’acqua, mentre miriadi di concrezioni scostavano il velo del buio con il loro scintillio. Oltre la Strettoia accedevamo al Ramo della Luna, dove
vele, piogge di stalattiti ed eccentriche si animavano sulle nostre teste al passaggio della luce. Ogni vano si colmava di bellezza, pareva che ogni
superficie si rivestisse di ricami di pietra. Il Fiume di Fango, semiliquido, aveva il fondo melmoso e la superficie fluida, che
movimentata dal nostro passaggio riecheggiava nei vuoti di roccia con suggestivi sciabordii. Quel tetto di concrezioni pareva fatto di stelle
precipitate su di noi, candide e dai minerali diversi, intoccabili, contrapposte alla mota sporca dell’alveo. Nel Salone Angeletta
gigantesche meduse di calcite apparivano gonfie come mongolfiere, la fantasia correva lungo fondi e risalite, tra specchi d’acqua, fili di corda e
fiumi di silenzio. Uscita speleologica del gruppo GGFAQ.

domenica 3 luglio 2016

La Grotta dell'Ovito di Pietrasecca

Ci sono dei luoghi dove si manifesta maggiormente l’altrove, dove la realtà confina coi sogni e spesso riamane difficile stabilirne il confine.Sono le grotte ed altri luoghi speciali, spesso fatti della notte che parzialmente indaga e si completa di emozioni. Nell’acqua del lago misentivo in bilico tra la quiete e la paura di un ignoto inesplorato, dove l’evoluzione di piccoli tricotteri confondeva un immaginario di pesci efarfalle notturne. I sogni si appoggiavano sulla soglia della realtà, le stalagmiti evocavano piccole presenze direzionate dalla luce; la grottaviveva di quei movimenti luminosi e interagiva, la meraviglia era in ogni ricamo di roccia.
Uscita speleologica del gruppo GGFAQ.

domenica 29 novembre 2015

La Grotta del Cervo di Pietrasecca

La Grotta del Cervo animava i suoi volumi sotto il movimentodella luce, prendevano corpo meduse e serpenti che nella pietraavevano sospeso la loro dimensione eterna. Il luccichio dellacalcite ci regalava la visione dei diamanti, animali stranissimianimavano i nostri sogni che negli specchi d’acqua venivanoamplificati. Numerose colonne ci mettevano al cospetto dellasacralità di un tempio, la Terra mostrava uno dei suoi santuari piùbelli, e noi lo attraversavamo con rispetto, consapevoli di taleimportanza. Uscita organizzata dal Gruppo Grotte eForre “Francesco de Marchi” Club Alpino Italiano –Sezione dell’Aquila.