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sabato 31 dicembre 2016

La Grotta dell'Oro e il Grottone di Monte Sant'Angelo sopra Vigliano

La montagna sopra Vigliano rendeva omaggio al culto di San Michele Arcangelo, che con la presenza di grotte gli aveva dato il suo nome. Vierano la Grotta dell’Oro e il Grottone a suscitare la suggestione di antiche credenze, abbandonate dai fedeli e seppellite dai rovi: l’unalasciava alcuni residui di affresco ai piedi di un altare ricavato nella roccia, l’altra il basamento di un antico riparo, probabile anch’essoluogo di culto. Scarsissime informazioni lasciavano correre la fantasia, che interpretava le lunghe fila di pietra a secco, sul crinaledella montagna, come residui di antichi insediamenti. Orum, sul margine di un pendio scosceso, spiegava l’illusorio appellativo dorato,seguivano il fascino del bosco in riposo e l’ampia prospettiva panoramica a conferire ricchezza a quelle località.


domenica 28 agosto 2016

Anello del Murolungo e della Grotta dell'Oro, per la Valle di Fua e il Lago della Duchessa

La Valle di Fua era la parte iniziale di uno dei valloni glaciali delle Montagne della Duchessa, attraversava un paesaggio inforrato eselvaggio dove massi erratici e faggi avevano trovato insieme il loro equilibrio. Un pastore delle Caparnie ci suggeriva di raggiungere daOvest la cresta del Murolungo, ci faceva dono della sua esperienza indicandoci un sentiero non segnato in grado di ammirare al meglioquel territorio lunare, disegnato nella magnifica opera di antichi circhi glaciali. Quel filo di cresta precipitava verticalmente a Nord conuna parete rocciosa, alla cui base si nascondeva la Grotta dell’Oro, leggendario nascondiglio di briganti a seguito dell’Unità d’Italia. Lacavità si apriva come una spaccatura della montagna, che mano a mano diveniva cunicolo e poi strettoia, rivestito da morbideconcrezioni di latte di monte. Alcune farfalle trovavano riparo all’ingresso di quel luogo umido, dove l’acqua percolata trovava sfogoin una sorgente sottostante. Il Lago della Duchessa colmava il fondo di quei pendii dorati bruciati dal sole, accoglieva sulle sue rive ilristoro dei pascoli, che ci rammentavano quale fosse il vero tesoro.

domenica 10 novembre 2013

La Grotta dell'Oro della Val Maone dall'antico percorso di Pietracamela

Da Pietracamela saliva un’antica strada che metteva in comunicazione i due versanti del Gran Sasso, percorsa un tempo come tragitto più breve per L’Aquila da pastori e commercianti. La gola del Rio Arno con le sue cascate e i suoi affacci su Pizzod’Intermesoli era in grado di suscitare molta suggestione, chissà cosa provavano quegli uomini del passato a dover affrontare l’incognita della montagna, di quel viaggio affidato a Dio e alla fortuna, portando nel cuore il pensiero delle persone care. Ilfondo del terreno si componeva di pietre come le originarie strade romane, quei sassi avevano visto il cammino di infiniti passaggi, ed ora giacevano nel silenzio di un mattino di novembre. Il rumore del vento spesso si confondeva con quellodelle acque del Rio Arno, il Foehn ci veniva incontro marcando la sua voce mano a mano che salivamo: lo sentivamo turbinare su Pizzo d’Intermesoli e Corno Piccolo, vestendo e spogliando il cielo di nubi con prepotenza ed impazienza. L’ingresso della ValMaone scopriva alla sua destra la preziosa cavità della Grotta dell’Oro, protetta da una piccola balaustra di alberi spogli, alcuni cespugli e bacche di ebbio. Un articolo pubblicato sulla Rivista del CAI di Roma – l’Appennino, n.3/1997 – parlava delle piccolegrotte sotto il Gran Sasso, di seguito la citazione riguardo la Grotta dell’Oro. La leggenda della corsa all'Oro. La cavità più stravagante è la Grotta dell'Oro, sempre in Val Maone, registrata al Catasto abruzzese con il numero 152. Il grandegrottone di ingresso risalta imponente sotto i bastioni rocciosi e gli orridi canali dell'Intermesoli. La leggenda narra che la presenza di luccicante pirite, scambiata in un primo tempo per preziosa vena aurifera, scatenò una vera e propria caccia all'orotra gli abruzzesi. In pochi sono pronti a giurare su questa ricostruzione. Resta però il fatto che ancora oggi, se si risale la pietraia sino allo sgrottamento e ci si avventura nei cunicoli più franosi (con la dovuta cautela), si possono trovare con una certafacilità sia i resti di antichi picconi che briciole di pirite. (Tratto da “Le Piccole Grotte sotto il Grande Sasso” di Lorenzo Grassi – Gruppo Grotte Roma “Niphargus”). Lasciavamo la Grotta dell’Oro per fare rientro, alle nostre spalle percepivamo il frastuono deglielementi che imperversava su Campo Pericoli, da lì a 24 ore si sarebbe scatenato un temporale talmente violento da causare imponenti frane: tronchi, fango e pietre avrebbero occupato un tratto dell’unica via di accesso al paese, isolandolo.