sabato 5 febbraio 2022

Anello di Monte Pettino per la Madonnina, il Passo del Dottore e Fonte Cascio

Ciò che pubblico nel mio blog sono soltanto appunti personali, memorie di percorsi e di luoghi, il piacere soprattutto di scrivereper me, e perché no, anche di condividere, perché la bellezza di quello che ci circonda è tanta, in molti la ignorano eppure basterebbesoltanto alzare lo sguardo ed apprezzare i piccoli dettagli del mondo. I sentieri più sono semplici ed essenziali e più hanno da dare,perché colmati dai pensieri liberi di chi li percorre, inneschi di riflessioni e indagini interiori. Così rasserenanti sono le montagnedi casa, quelle “fuori porta”, dove la traccia da seguire è sempre molto marcata, come una mano tesa che ci accompagna, una guida. Lungoil sentiero c’era una piccola nicchia scavata l’8 dicembre del 2007 che custodiva una Madonnina, chissà quale storia era legata all’iconadi quel luogo, adornata di ceri e piccoli ex voto moderni; poco oltre vi era il Passo del Dottore, un altro interrogativo si poneva allamia curiosità, chi era costui e quale storia lo legava a quel posto? Non avevo mai trovato nessuna informazione, forse qualcuna recepitaa voce ma senza fondamento, e con ignoranza c’ero passata molte volte. Ritrovavo l’antica Fonte Cascio, ripulita dalla bellezza selvaggia deirovi e non più funzionante, crocevia di sentieri di cui ne percorrevamo uno nuovo per compiere un anello e giungere al punto dipartenza, con la sorpresa di un autentico bosco di lecci.


domenica 30 gennaio 2022

Inghiottitoio di Camposecco

Nelle zone d’ombra perenne, nei colori del freddo, tra le vibrazioni dei toni azzurri della neve, lì era la bellezza. L’ingresso coronatodi rocce svelava sculture di ghiaccio, forme fluide di acque modellate dal respiro della grotta, solide e durissime come la pietra,ma allo stesso tempo fragili e delicate come il vetro, forgiate di trasparenze, le trovavo bellissime nella loro semplicità complessa.Poco oltre ulteriori stalattiti di ghiaccio arricchivano temporaneamente le poche concrezioni di quel passaggio. Una progressionelenta, istruttiva e piacevole, l’accostamento al buio ritrovato, la quiete. Uscivamo poco prima del tramonto, quando le luci cominciavanoa stendersi nel riverbero dei colori, tra riflessi di toni madreperla sul candore innevato dell’altopiano.

sabato 29 gennaio 2022

La Chiesa allagata di San Vittorino a Cittaducale

La Chiesa allagata di San Vittorino dava accesso ad un varco onirico spazio-temporale, dove ogni aspetto si rimescolava e vestiva di suggestione. Erano trascorsi dieci anni dalla mia precedente visita ene percepivo un’ulteriore sprofondamento. La facciata barocca aggettante, il pavimento sommerso dall’acqua, la volta aperta al cielo animata dal volo degli uccelli, erano aspetti visivi checoinvolgevano i sensi nella percezione di un mondo surreale. All’esterno della Chiesa trovavo questa volta un cartello informativo di cui ne cito il contenuto: “La Chiesa di San Vittorino si trovaal km 88,100 della Via Salaria, nella piccola frazione San Vittorino del comune di Cittaducale, a breve distanza dalle Terme di Cotilia. È posta all’interno della Piana di San Vittorino, un territoriodove si trovano molte sorgenti mineralizzate e sono frequenti i fenomeni carsici come i sinkhole (sprofondamenti improvvisi del terreno). Già in epoca preromana i Pelasgi e i Sabini ritenevanosacro questo territorio e vi compivano sacrifici. La zona mantenne la sua sacralità anche presso i romani e in tale epoca acquisì ulteriore importanza grazie allo sfruttamento delle sorgentinell'impianto termale di Cotilia. AI posto dell'attuale chiesa, si trovava un tempio dedicato alle ninfe dell’acqua, sorto nei pressi di una sorgente considerata sacra. L'edificazione dellachiesa sui resti dell'antico tempio pagano si deve al fatto che, proprio in quel luogo, nel 96 d.C. subì il martirio San Vittorino di Amiterno. Inizialmente fu realizzata una cripta che ne ospitò i resti esolo tra il Trecento ed il Quattrocento fu edificata la chiesa vera e propria, che deve il suo aspetto attuale ai lavori di ampliamento voluti dal vescovo di Cittaducale, Pietro PaoloQuintavalle, iniziati nel 1608 e terminati nel 1613. Tuttavia, nell'Ottocento, i forti fenomeni carsici e gli eventi sismici a cui il territorio è soggetto causarono lo sprofondamento dellachiesa ed il suo progressivo allagamento, che di recente si è ulteriormente accelerato a causa delle acque che scaturiscono dalla sorgente che sgorga al suo interno. Il tetto è ormai crollato,ma interessante è la facciata barocca. L'interno, a tre navate, ospitava diverse opere d'arte. Tra queste sopravvivono un bassorilievo dell’Annunciazione attribuito a Giovanni Pisanouna fonte battesimale, entrambi risalenti al XIV secolo e conservati nella Cattedrale di Santa Maria del Popolo di Cittaducale e un affresco conservato al Museo Diocesano di Rieti. Per ilcarattere suggestivo e surreale del luogo, nel 1983, la Chiesa fu scelta dal regista russo Andrej Tarkovskij come set cinematografico per girare una scena del film d'essai Nostalghia.”
Ulteriori informazioni sul territorio sono reperibili in questo sito: www.cittaducaleturismo.it . Le coordinate della chiesa sono: 42°22'35.14"N 12°59'19.30"E

Vicus Aquae Cutiliae, le magnifiche Terme di Tito e di Vespasiano tra Caporio e Paterno

L’antica Cotilia fu un luogo sacro molto importante, fondata dai discendenti del Dio Saturno, il popolo dei Pelasgi, venneconquistata prima dai Sabini e poi dai Romani, che lasciarono magnifiche testimonianze storiche ancora visibili tra Caporioe Paterno. Il Lago di Paterno, Lacus Cutiliae, Italiae umbilicus, era uno dei centri più importanti della Sabina arcaica, sinarrava ospitasse un’isola galleggiante, probabilmente composta di torba e calcare, su cui era situato un santuario dedicato alla DeaVacuna, protettrice delle sorgenti, culto primitivo legato alla madre terra e alla fertilità, dove la leggenda narrava di una sacerdotessatrasformata in serpente svolgere la funzione di oracolo. L’abbondanza delle sorgenti di acque acidule, solforose e ferrate, situate nei pressidi questa località, venne sfruttata da due importanti imperatori romani della famiglia dei Flavi, rispettivamente padre e figlio,Vespasiano e Tito, il primo maggiormente noto per la costruzione del Colosseo, ed il secondo per la distruzione di Gerusalemme. Natie morti in questi luoghi lasciavano ai nostri giorni i resti delle loro costruzioni abitative e termali. Il complesso archeologico dellaVilla di Tito sorgeva a ridosso del Lago di Paterno e godeva di un magnifico panorama sulla Valle del Velino, l’origine della suavera natura era incerta, probabilmente una villa con annesso centro termale di grande suggestione paesaggistica. Le magnifichemurature di quel grandioso manufatto si ergevano possenti sulle coltivazioni di ulivi, la memoria di un passato così importanteraccontava la sua bellezza. Poco distante, a meno di tre chilometri in linea d’aria vi erano le antiche Terme di Vespasiano, mi colpivala natatio, una grandiosa piscina di 60 metri per 24 scavata direttamente nel banco roccioso, le varie nicchie e gli ambienticoperti a volta, i corridoi per gli spazi retrostanti ancora celati nella terra. Ulteriori informazioni su questo sito sono reperibiliin questo link. (Le prime sette immagini sono riferite alle Terme di Tito, le restanti a quelle di Vespasiano).