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sabato 5 febbraio 2022

Anello di Monte Pettino per la Madonnina, il Passo del Dottore e Fonte Cascio

Ciò che pubblico nel mio blog sono soltanto appunti personali, memorie di percorsi e di luoghi, il piacere soprattutto di scrivereper me, e perché no, anche di condividere, perché la bellezza di quello che ci circonda è tanta, in molti la ignorano eppure basterebbesoltanto alzare lo sguardo ed apprezzare i piccoli dettagli del mondo. I sentieri più sono semplici ed essenziali e più hanno da dare,perché colmati dai pensieri liberi di chi li percorre, inneschi di riflessioni e indagini interiori. Così rasserenanti sono le montagnedi casa, quelle “fuori porta”, dove la traccia da seguire è sempre molto marcata, come una mano tesa che ci accompagna, una guida. Lungoil sentiero c’era una piccola nicchia scavata l’8 dicembre del 2007 che custodiva una Madonnina, chissà quale storia era legata all’iconadi quel luogo, adornata di ceri e piccoli ex voto moderni; poco oltre vi era il Passo del Dottore, un altro interrogativo si poneva allamia curiosità, chi era costui e quale storia lo legava a quel posto? Non avevo mai trovato nessuna informazione, forse qualcuna recepitaa voce ma senza fondamento, e con ignoranza c’ero passata molte volte. Ritrovavo l’antica Fonte Cascio, ripulita dalla bellezza selvaggia deirovi e non più funzionante, crocevia di sentieri di cui ne percorrevamo uno nuovo per compiere un anello e giungere al punto dipartenza, con la sorpresa di un autentico bosco di lecci.


sabato 23 ottobre 2021

Cresta di Monte Pettino da Cansatessa a San Sisto

Tornavo sulla montagna di Pettino dopo un anno e tre mesi dall’ultimo incendio che l’aveva devastata, ancora erano visibili i segni del fuocosulla base dei tronchi anneriti, parti del bosco erano andate distrutte mentre altre avevano ripreso la vita, segnando il suolo con nuovi fondierbosi ed il frutto di alcune pigne che testimoniavano la ripresa del ciclo vitale degli alberi. Il bosco ci proteggeva da una leggera pioggia findove arrivava, oltre vi era la vista della montagna sulla sua città. Per aspera ad astra – attraverso le asperità fino alle stelle – era unmonito inciso sulla croce di Croce Cozza, lo tenevamo a mente lungo tutto il crinale intessuto di vecchi e nuovi sentieri, curati da chi avevaa cuore la montagna fuori porta. La tristezza giungeva dove era cessata la vita, file di alberi spenti e anneriti, morti, in equilibrio sospeso,non lasciavano scorgere nulla più in là del loro scheletrico grigiore. Oltre Monte Pettino, la Crocetta e la Madonna Fore percorrevamo unnuovo sentiero sul Colle Nocelle, aperto tra i cespugli di ginestra a riposo e lo sguardo sui colori autunnali di piante superstiti. Tornavala vita.




domenica 17 dicembre 2017

Tra la notte e la neve, lungo i sentieri da Monte Pettino alla Madonna Fore

Il Fosso della Murata custodiva le misteriose mura megalitiche, che ritrovavo facilmente a distanza di anni nonostante il fitto groviglio dellavegetazione. Quelle gigantesche mura si componevano di massi possenti e squadrati, dove le geometrie combaciavanoperfettamente lasciando tra loro solo sottilissime fughe. La datazione di oltre tremila anni rendeva l’ambiente ancora più suggestivo. La via perla montagna saliva passando per la Fonte del Salice, che nella parte alta, lungo il sentiero, svelava la regale presenza delle betulle. Ilcandore del loro legno si amplificava con la presenza della neve che rivestiva tutta la parte alta della montagna, e rischiarava le ombre dellasera. Tra Croce Cozza e Monte Pettino ammiravamo la bellezza del tramonto, che tra la neve e le nubi evidenziava di rosso solo le pendicidi Monte Calvo. Seguivamo tutto il sentiero di cresta della montagna, accompagnati dalla neve che scendeva sempre più fitta, mentre sotto dinoi si accendevano mano a mano tutte le luci della città dell’Aquila. La notte e il bosco ci accoglievano lungo i sentirei della Madonna Fore.

sabato 26 marzo 2016

Fuori Porta la Montagna: il monastero di San Severo tra le montagne di Arischia e Pettino

Fuori Porta la Montagna il bosco ci accoglieva indicando marcatamente i suoi sentieri che dal basso della città si levavano sui rilievi di appartenenza. I ruderi della Rocchetta si esponevanotra i pini ormai così grandi da chiudere le antiche traiettorie visive, che un tempo traguardavano le altre torri di avvistamento di Coppito, di San Vittorino, di Preturo e San Marco, di Casaline edei Colli di Barete. Gli storici datavano la Rocchetta al XII secolo, ormai rimanevano soltanto pochi sassi e la percezione di una forma circolare. Percorrevamo il filo di cresta di Monte Pettinofino a Croce Cozza, dove il panorama si apriva verso tutte le direzioni, per poi scendere nella Valle Cascio, tra il labile equilibrio di boschi secchi persi nel tempo e nei muschi. Suun piccolo colle giacevano i ruderi di San Severo che nonostante deturpati dal peso degli anni rendevano ancora la loro importanza. Gli affreschi del XIII secolo (secondo gli storici digrande bellezza) erano stati rubati, ne rimanevano pochi stralci a rendere la vibrazione dei loro antichi colori, protetti da una volta a vela in procinto di crollo, realizzata con mattoni a coltello avista. Affianco la chiesa altri ruderi identificavano una probabile Foresteria, tutto si perdeva nell’incuria e nell’incompetenza di chi questi beni avrebbe dovuto tutelarli.
Di seguito una citazione tratta da Fuori Porta La Montagna Note Illustrative a cura di Carlo Tobia, p. 31.
Per una descrizione dell’interno della chiesa come si presentavaagli inizi degli anni 60 vedi p. G. Marinangeli, Severo pitinate dispensator nel 475 della chiesa di Aufinum, Roma, 1963, pp. 40-43. Riportiamone un brano: […] iniziando dall’angolo in cornuepistolae: S. Lucia, Madonna con Bambino. Irriconoscibile la figura successiva. Indi un Santo Vescovo e Dottore: forse Sant’Agostino od anche S. Martino. Sotto questi affreschi, cheprobabilmente risalgono alla prima metà del sec. XIII, quando il monastero fu donato ai Canonici Lateranensi, si nota la parte affrescata con motivi semplici in tempi ancor più vetusti. Il murodi sinistra è stato rinforzato con una parete aggiuntiva. Su questo lato è quasi interamente perito il ciclo pittorico. […] nella parete della chiesa e in muri divisori della «foresteria», sonoincorporati frammenti lapidari che fanno sospettare che il luogo fosse abitato nel periodo romano e il ductus delle iscrizioni funerarie si presenta molto elegante.

domenica 5 dicembre 2010

Fuori porta la montagna: la Rocchetta, Monte Castelvecchio e Monte Pettino

L’Aquila è la città ideale per chi ama la montagna. La sua posizione strategica permette di raggiungere, senza impiegare molto tempo, Parchi Nazionali e Regionali, Riserve Statali e molte altre aree protette. Ma non solo, ha anche il privilegio di avere la montagna proprio attaccata alle porte della città. Proprio per questo Fuoriporta la montagna sta ad indicare questo accesso privilegiato che permette di immergersi nella Natura a due passi da casa, cercando di riqualificare tale area storico-naturalistica senza darla per scontata solo perché è così facilmente a disposizione. Io sono sempre venuta qui con la pioggia, come se fosse un ripiego,quando non ho avuto la possibilità di espormi verso mete più appaganti a causa del brutto tempo, ma appaganti di cosa? In fondo anche questo luogo ha la sua bellezza regolare disegnata da un sentiero talmente tanto marcato da risultare perfetto: si può camminare senza pensare, fidandosi ciecamente della tracciatanto è così ben marcata che è lei stessa a fare da guida. La pineta di Monte Pettino è uno dei luoghi più rassicuranti che ci sia. Salendo da Via Francia volevo segnarne una traccia che passasse per la Rocchetta (la famosa torre di avvistamento medievale), Monte Castelvecchio (altrimenti conosciuto come Crocetta di SanGiuliano, in fede alla collocazione sopra l’omonimo convento), e Monte Pettino. Volevo misurarne la distanza e i dislivelli tanto per averne un’idea approssimativa visto che non mi c’ero mai soffermata più di tanto. Partita nel pomeriggio cercavo i giusti tempi per riscendere con i colori dell’imbrunire, per averel’illusione di vivere da sola il bosco con il buio. Il crinale di quella bassa montagna rivelava meraviglie impensabili, frutto di condizioni di luce perfetta. La mole maestosa del Gran Sasso era fortemente presente e onnipotente, si stagliava col suo profilo innevato su tutto quello che gli stava sopra e quello che gli stavasotto, dividendo il cielo dal resto del mondo. Dall’altro lato Monte Ocre gli faceva da eco, equilibrando così i toni di bianco. I resti della passata combustione sono purtroppo ancora presenti, maledetto incendio, ci vorranno ancora molti anni prima che tale scempio venga ricoperto dalla Natura. Di ritorno verso MontePettino ogni cosa fortunatamente si rinverdiva. Il sentiero scendeva nel bosco morbidamente serpeggiando, mentre, sul filo del tramonto, i colori imbrunivano verso toni silenziosi.