Visualizzazione post con etichetta via salaria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta via salaria. Mostra tutti i post

sabato 12 luglio 2025

Il Ninfeo dei Flavi a Borgovelino

Il piccolo parco-giochi del paese ospitava i resti di un antico ninfeo romano, lungo 31 metri ed alto 6, caratterizzato da tre grandinicchie con svettanti volte a botte. I fori delle condutture indicavano la via dell’acqua, ma non c’erano più le vasche di raccolta, tuttoera stato destrutturato nei secoli a favore del sovrastante convento abbandonato, della strada e della ferrovia. Nello spazio antistantealcune grandi pietre squadrate, probabilmente appartenenti ad un antico tempio, parevano rimaste in sospensione, come materialedi risulta in attesa di essere reimpiegato. “[…] A questo edificio è stata collegata una iscrizione con dedica alle ninfe di Diana Redux,murata nella chiesa medievale dei SS. Rustico, Dionisio ed Eleuterio, posta nel 5 a.C. da Sinhistor dispensator di Sabidia C.f.Sebbene nella lettura archeologica venga interpretato come parte di una villa o semplice cisterna, ritengo più probabile pensaread un santuario di Diana, di cui non resterebbe che il ninfeo… […]” testo in citazione di Simone Nardelli, tratto da Sabina Archeologica –Itinerari archeologici lungo la via Salaria, p. 65, Amarganta Editore – libro acquistabile qui .

Lodonero il piccolo paese fantasma da Sigillo

Nel cuore dell’estate rovi e arbusti avevano fagocitato le vecchie vie, le poche case di Lodonero erano rimaste erette, protese a malapenaverso il cielo con labili equilibri. La bellezza panoramica dell’affaccio sulle Gole del Velino godeva di un privilegio visivo, purtroppo tuttoera stato abbandonato, dimenticato, lasciato a sé stesso e alla natura originaria che tutto riprendeva. Vecchi spaghi serravano porteriservanti il nulla, le antiche capanne avevano salutato l’ultimo abitante da circa trenta-quarant’anni. I fantasmi del passato avevanogià svalicato l’oblio, nessuno più si ricordava, forse tutte le memorie erano andate già perdute.
S. VITTORINO di Lotonero – Sigillo. Sanctus Victorinus / Victorino de Loco Nigro, chiesa così attestata nel 1252 e nel 1398. Nell’unae nell'altra data era cappella di S. Maria di Sigillo. Esisteva in località detta in passato Lotoniro-Lotonero (dal co­lore scuro dellafanchiglia) e oggi insipidamente Lodonero, an­cora visibile sopra un bel colle a destra di chi percorre la Sala­ria in direzione di Rieti.Alla fine del 1700 vi erano «alcune capanne per animali». Il Latini, che lo chiama «Totonero», nel 1828 vi vide «alcuni tuguri perrimessa di pecore e per pasto­ri». Non compare mai tra le chiese visitate nei ricorrenti giri di visite per la diocesi. Segno che lachiesa era scomparsa già prima della seconda metà del XVI secolo, che l'inizio delle vi­site che si conservano ancora. AVRi.Visita A8280817, c. 407; Di Flavio 1989, p. 45 n. 76; Id. […] Informazioni tratte da qui, grazie ad Ivan C. per la segnalazione informativa.

sabato 13 gennaio 2024

La strada "tagliata" delle Gole del Velino, tratti di antica Salaria

L’antica Salaria svelava a tratti gli ingegnosi lavori del passato chei Romani avevano compiuto per attraversare le impervie Gole delVelino. Tra grandi tagliate di roccia, maestose mura di sostegnopoligonali e un possente miglio miliare, la mente correva nelpassato pronta ad immaginare la suggestione di quei luoghi.La bellezza della natura si era rimpossessata delle vie abbandonate,lasciando sentieri sul ciglio dei boschi a ridosso del Fiume Velino.Interessanti informazioni sono riportate in questa pagina del sito altavalledelvelino.com.

sabato 29 gennaio 2022

La Chiesa allagata di San Vittorino a Cittaducale

La Chiesa allagata di San Vittorino dava accesso ad un varco onirico spazio-temporale, dove ogni aspetto si rimescolava e vestiva di suggestione. Erano trascorsi dieci anni dalla mia precedente visita ene percepivo un’ulteriore sprofondamento. La facciata barocca aggettante, il pavimento sommerso dall’acqua, la volta aperta al cielo animata dal volo degli uccelli, erano aspetti visivi checoinvolgevano i sensi nella percezione di un mondo surreale. All’esterno della Chiesa trovavo questa volta un cartello informativo di cui ne cito il contenuto: “La Chiesa di San Vittorino si trovaal km 88,100 della Via Salaria, nella piccola frazione San Vittorino del comune di Cittaducale, a breve distanza dalle Terme di Cotilia. È posta all’interno della Piana di San Vittorino, un territoriodove si trovano molte sorgenti mineralizzate e sono frequenti i fenomeni carsici come i sinkhole (sprofondamenti improvvisi del terreno). Già in epoca preromana i Pelasgi e i Sabini ritenevanosacro questo territorio e vi compivano sacrifici. La zona mantenne la sua sacralità anche presso i romani e in tale epoca acquisì ulteriore importanza grazie allo sfruttamento delle sorgentinell'impianto termale di Cotilia. AI posto dell'attuale chiesa, si trovava un tempio dedicato alle ninfe dell’acqua, sorto nei pressi di una sorgente considerata sacra. L'edificazione dellachiesa sui resti dell'antico tempio pagano si deve al fatto che, proprio in quel luogo, nel 96 d.C. subì il martirio San Vittorino di Amiterno. Inizialmente fu realizzata una cripta che ne ospitò i resti esolo tra il Trecento ed il Quattrocento fu edificata la chiesa vera e propria, che deve il suo aspetto attuale ai lavori di ampliamento voluti dal vescovo di Cittaducale, Pietro PaoloQuintavalle, iniziati nel 1608 e terminati nel 1613. Tuttavia, nell'Ottocento, i forti fenomeni carsici e gli eventi sismici a cui il territorio è soggetto causarono lo sprofondamento dellachiesa ed il suo progressivo allagamento, che di recente si è ulteriormente accelerato a causa delle acque che scaturiscono dalla sorgente che sgorga al suo interno. Il tetto è ormai crollato,ma interessante è la facciata barocca. L'interno, a tre navate, ospitava diverse opere d'arte. Tra queste sopravvivono un bassorilievo dell’Annunciazione attribuito a Giovanni Pisanouna fonte battesimale, entrambi risalenti al XIV secolo e conservati nella Cattedrale di Santa Maria del Popolo di Cittaducale e un affresco conservato al Museo Diocesano di Rieti. Per ilcarattere suggestivo e surreale del luogo, nel 1983, la Chiesa fu scelta dal regista russo Andrej Tarkovskij come set cinematografico per girare una scena del film d'essai Nostalghia.”
Ulteriori informazioni sul territorio sono reperibili in questo sito: www.cittaducaleturismo.it . Le coordinate della chiesa sono: 42°22'35.14"N 12°59'19.30"E

domenica 4 marzo 2012

La chiesa allagata di San Vittorino, Cittaducale

Non mi ero accorta di aver lasciato al massimo l’indicatore della sensibilità della macchinetta fotografica, scattavo le fotografie presa dalla meraviglia del luogo, senza curarmi di nulla,completamente assorbita dalla bellezza e svolgendo atteggiamenti automatici. Moltissime volte ero passata davanti questa chiesa particolare, sprofondata ed inclinata dalla forza della natura, ilmio desiderio era sempre stato quello di fermarmi, ma non riuscivo mai. Immaginavo una condizione visiva a sé, ma mai mi sarei aspettata un varco spazio-temporale così marcato. La chiesadi San Vittorino, accostata alla via Salaria, era sprofondata in parte nella terra, a causa delle sorgenti sottostanti che sgorgavano da essa: la porta del tempio lasciava fluire un’acquacristallina che seguitava a serpeggiare nel piccolo letto di fiume che da lì si originava. Il pavimento fatto d’acqua viveva del riflesso delle piante rampicanti e dei sambuchi, tra le felci, ilfresco e i rovi selvatici. Le volte si aprivano direttamente sul cielo, a causa delle macerie di un soffitto sprofondato. Tutta quella bellezza narrava una storia di secoli, tra capitelli scolpiti everbi latini: rimanevo incantata da quello spazio così suggestivo, da quella zona d’ombra così ricca di luce. Queste sono le coordinate della chiesa: 42°22'35.14"N 12°59'19.30"E