metri. Da giorni ormai mi rendevo conto che tutti i
luoghi visitati con l’ausilio della bicicletta erano percepiti più a misura
d’uomo, e che proprio per questo motivo quell’opera architettonica
la salita alla volta di Castiglione.
Alcuni piccoli agglomerati urbani segnavano la strada ancora per qualche
chilometro, dopo di che tutto si perdeva alla volta della montagna. Quella
strada asfaltata
eravamo
arrivati al mare passando per tre regioni e conosciuto l’Isola del Giglio,
avevamo transitato su alcune delle strade più antiche d’Italia, come la
Salaria, la Flaminia, la Cassia e l’Aurelia, e
conosciuto paesi sperduti
confrontandoci con realtà di altri tempi.
Attraversavamo in bici le terre dell’antica Sabina, trovando realtà diverse dalle nostre, tutto appariva più autentico, come se il tempo si fosse fermato indietro di quarant’anni. Erano poche le speculazioni edilizie e le piccole comunità dei paesi che
incontravamo mostravano ancora un’economia fortemente legata all’agricoltura e all’allevamento. I paesi si raccoglievano sulle cime delle colline, e la loro antica funzione difensiva, perpetrata per secoli, continuava ancora oggi a trasmettere un’idea di
individualità ed appartenenza. Salivamo e scendevamo quelle antiche strade poco trafficate fermandoci ad ogni paese, dove spesso il punto di ristoro era un bar-alimentari situato nella piazza principale. Trovavo una grande familiarità negli