martedì 16 settembre 2025

Il Castello Normanno dei Concublet di Arena - Calabria

Arena era uno dei centri abitati più antichi del Parco delle Serre, ed era sovrastato dall’antico Castello Normanno dei Concublet.Le antiche vestigia dominavano tutta la vallata sottostante, con una posizione strategica e privilegiatala, collocata perfettamente ametà tra il Mare Ionico e il Mare Tirreno. La facciata d’ingresso era maestosamente incorniciata da solenni torri angolari caratterizzateda scanalature rastremate verso l’alto, ciò che giungeva a noi della pietra lavorata e lasciata all’erosione del tempo era la poesiadella sua essenza che da funzionale diveniva evocazione di memorie lontane.

Il Castello di Lacina della Baronessa Scoppa a Cardinale - Calabria

Una bellissima strada solitaria si snodava nel bosco ad alto fusto, dal suolo inverdito di felci fittissime e rigogliose. L’ultimo tratto inbici, tra ripidi saliscendi, conduceva al leggendario castello, vivo di suggestioni e mistero, ancora solennemente eretto nellamemoria della tanto discussa baronessa. Tra vicende incerte e a volte suggestionate, il confine tra realtà e fantasia davvero era statoin grado di divenire una leggenda. Maria Enrichetta Scoppa, Baronessa di Badolato, era la ricca proprietaria terriera del Castellodi Lacina, vissuta tra il IX e il XX secolo. L’antica struttura era più probabilmente il suo casino di villeggiatura, tuttavia le mura ei torrioni angolari ancora in piedi, così avvolti dalla vegetazione selvatica, evocavano la suggestione sublime di un manieroleggendario perduto ai margini del mondo.

lunedì 15 settembre 2025

L'antica Certosa di San Bruno - Calabria

Non potevamo visitare i resti dell’antica Certosa, un tempo accessibile soltanto agli uomini e negata alle donne, ora inaccessibile a tutti. Gli antichi graniti si innalzavano sul prato, dove il porticatodisegnava forme d’ombra mutevoli allo spostamento del sole e delle nubi. Al centro del chiostro una fontana circolare svelava tre cariatidi, virginee foglie d’acanto e una simbolica pigna. Il femmineo reggentedai seni nudi era il sostegno da cui scaturiva simbolicamente la vita eterna e una continua rinascita. Non potevamo vedere, ma ne rispettavamo l’Opera e il silenzio.

sabato 13 settembre 2025

Il Castello di Policastro

Sulla collina di Policastro i ruderi dell’antica rocca bizantina capeggiavano il magnifico Golfo. Lo sguardo si perdeva nel mare,se ne respirava l’essenza abbellita dai colori tersi del cielo azzurro, dal verde delle vegetazioni e dalle sfumature d’oro di settembre.Una ripida stradina in terra battuta saliva ai margini di un uliveto coltivato sottostante il castello, che si presentava, infine ai nostriocchi, incorniciato in una suggestiva visione sublime contornata di rovi ed arbusti. Una scala metallica, leggermente sopraelevata, davaaccesso all’interno aperto e oscurato d’ombra, dove varchi aperti alla luce e al buio trapassavano le immaginazioni di quel luogocosì colmo di storia e memorie assorbite dalla pietra. Dalla luce al buio e dal buio alla luce, come in un’albedo cosmica risalente all’ariacon leggerezza, curiosità e contemplazione di bellezza.

venerdì 29 agosto 2025

Il Palazzo Ducale di Tagliacozzo e la meravigliosa Cappella Palatina

Il Palazzo Ducale di Tagliacozzo svelava i suoi tesori più preziosi nello scrigno della Cappella Palatina, dove meravigliosiaffreschi rinascimentali, attribuiti solo recentemente negli ultimi anni a Lorenzo da Viterbo, decoravano ogni muro di magnificabellezza. Tra girali di foglie e fiorami, le scene sacre compivano il loro ciclo tra Magi e Profeti, con una bellissima Annunciazionesulla soglia che incorniciava l’ingresso e lo rendeva metafora di un varco per un’altra dimensione più spirituale. Visitavamoil Palazzo Ducale in occasione dell’esposizione delle opere di Concetta Baldassarre, Toti Scialoja e memorie dei soldati stranieriinternati ad Avezzano durante la Seconda Guerra Mondiale; anche le carceri, dalla pietra incisa di privazioni e sofferenze, erano allestiteper ulteriori esposizioni contemporanee.
Nel 2023 dipinsi anch’io il Palazzo Ducale di Tagliacozzo, un olio su tela di 60x80 cm con doratura in ottone applicato a missione all’acqua.

sabato 23 agosto 2025

Antichi tholos sulle montagne di casa, tra i rilievi di Cansatessa, San Vittorino e Arischia

La montagna di casa, quella che c’è sempre, nonostante tutto, come una carezza d’infanzia. Quella che puoi anche perderti con lacertezza che saprai ritrovarti. Quella dove le stagioni passano, riflettono animi e sentimenti che fanno eco alla vita che passa con lesue di stagioni. Pietra dopo pietra, anno dopo anno, secolo dopo secolo, da un millennio all’altro, lavori infiniti di uomini avevanosistemato quei maceroni, diramando una lunga serie di grandi mura a secco poste a definire limiti di coltivi e terrazzamenti. Tra unaleggera boscaglia impreziosita di rovi, rose canine e giovani roverelle, scoprivamo un dedalo di pietre dimenticate che raccontavanola bellezza di primitive montagne di casa, dove l’uomo si adattava e riadattava la natura intorno a sé con qualche opera dinecessario utilizzo. Dalle grandi mura di macere alcuni tholos di edificazione sottofascia si aprivano intatti inviolati dal tempo,con la loro anima scarnificata che davvero non poteva essere ancor più essenziale. La bellezza rigorosa della pietra custodiva dei piccolivarchi bui affacciati nel passato dei nostri antenati. Grazie ad Alessandro Chiappanuvoli per averci accompagnato sulla suamontagna di casa. La capanna sotto fascia. Quelle capanne ricavate nei declivi, nelle grosse macere e nelle mura dicontenimento dei campi hanno spesso il solo ingresso visibile, risultando per il resto completamente sotterrate e di ridottissime dimensioni. Questo tipo di ricovero è costruito all’atto di edificazione del muro di terrazzamento […] testo in corsivo trattoda “Pietre d’Abruzzo, Guida alle capanne e ai complessi pastorali in pietra a secco” di Edoardo Micati, Carsa Edizioni, 2001.

venerdì 22 agosto 2025

I ruderi dell'antica chiesa di Sant'Angelo sopra Arischia

Una modesta collina sopra l’abitato di Arischia un tempo celebrava il culto di Sant’Angelo, ce lo narravano i resti, ormai del tuttoanonimi, che sorgevano sulla propaggine collinare alla base tra il Fosso delle Pescine e il Fosso di Monte Omo. Poche mura rimastein piedi, nascoste nella pineta, tra la quiete e l’odore di resina, definivano un luogo assai remoto e al tempo stesso vicinoall’abitato. Trovavamo i resti di Sant’Angelo grazie alle indicazioni di Marino, un abitante di Arischia che fortunatamente ci avevafornito le giuste indicazioni, le coordinate trovate sul web davano una collocazione errata, le giuste coordinate erano queste:42°25'20.60"N 13°20'29.70"E
Di un certo interesse anche la chiesetta di S. Angelo (localmenteSantàgneru) ormai semidiruta che si trova a q. 936 sul colle omonimo a S del quale si estende Arischia. Ai piedi dei ruderi sonopresenti alcune piccole grotte di cui è difficile individuare il primitivo utilizzo. La posizione della chiesetta che consente di spaziare a larghissimo raggio potrebbe far pensare che sia stata edificata sui resti di una preesistente torre di avvistamento o rocca (?)Andrebbero fatti degli scavi per meglio indagare anche la datazione della chiesa. Il Mariani ricorda a sua memoria che il 29settembre vi si celebrava la festa di S. Michele Arcangelo. Va osservato che il culto di S. Angelo è sempre legato alla presenza digrotte. (Testo in corsivo tratto da “Fuori Porta la Montagna” a cura di Carlo Tobia, del Gruppo Culturale L’Arca, 1998).