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Prole gigantea
Lugnanum nobile dicor non temet hostiles gens animosa minas, parole che
raccontavano un passato importante
tracciato nella memoria, ma che nel presente
davano poche informazioni. Del Convento di San Rocco rimaneva soltanto la
solenne testimonianza del valore che un tempo ricopriva, con mura maestose
ancora erette su importanti terrazzamenti, con sentieri
lastricati magistralmente
da pietre, cercando di sfruttare ogni spazio di quel luogo strapiombante reso
così agevole, con persino una grotta
antropizzata, riparo accomodato da mura
interne. La bellezza era in tutto questo ricordo di solennità che dominava la
valle ed ammirava
dall’alto il piccolo paese di Lugnano. Il sole e la
temperatura mite ci illudevano alla primavera, con gemme ingrossate sugli
alberi e alcuni
canti di uccelli. La piccola Madonna del Fiore era custodita
nella Chiesa di Santa Maria in Categne.
Sul Piano delle Cupelle seguivamo antichi sentieri alla
ricerca del leggendario Grottone, partendo da Vigliano - l’antica Fisternae dei
Romani - risalivamo la
montagna per il valico di Monte Sant’Angelo. Già altre volte l’avevamo cercato,
seguendo indicazioni di coordinate
rivelatesi poi inesatte, non trovando
riscontro effettivo nel territorio, alcuni lo indicavano a quota 1150 metri,
altri a 1078, ne era testificata
la presenza sulle mappe ma di fatto nessuno l’aveva
mai trovato e condiviso l’effettiva esistenza. Rimaneva però la straordinaria
bellezza
del territorio, che così poco frequentato aveva un fascino unico. Tra
il fosso boscoso rivestito di muschi e i prati sommitali prendeva forma
il
sentiero che in passato aveva visto molta più frequentazione, ne davano
testimonianza le pietre ordinate dalla mano dell’uomo,
le tante muraglie che
cingevano probabili possedimenti. Sul valico un gruppo di cavalli stazionava
nella quiete, guardandoci incuriositi
alla ricerca del sale. La bellezza dei
sentieri semplici era come un augurio sereno per il nuovo anno appena iniziato.
A Fontavignone le pietre ci raccontavano la memoria del
passato, da Pietra Pezzuta, al Pugno, all’Acquario e alla Seggetta ogni roccia
si vestiva di suggestione. Conoscevamo i luoghi che un tempo erano stati il
riparo dei soldati in fuga dai tedeschi, durante Seconda Guerra
Mondiale. Un
americano, un inglese, un cecoslovacco ed un tenente medico sudafricano avevano
trovato rifugio nel fitto della vegetazione,
nascosti in grotte e ripari
naturali, ricoveri di fortuna che grazie alla protezione e l’aiuto dei
Fontanari gli avevano garantito la salvezza.
Antiche strade e mulattiere si
snodavano nel bosco, spesso accostate a muraglie di eccellente fattura, che
nonostante lo scorrere del
tempo mantenevano ancora le conformazioni. L’ultimo
giorno dell’anno ci accoglieva nella bellezza luminosa della natura, dal punto
panoramico del Miratore un letto di nuvole inondava la Valle dell’Aterno, lasciando
ai nostri occhi il dono della contemplazione.