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domenica 14 gennaio 2024

Il Villaggio del Pastore a San Panfilo d'Ocre

A Sud-Ovest di San Panfilo d’Ocre vi era il Villaggio del Pastore – o anche detto della Pastorizia – un luogo sconosciuto protetto dal boscoe privilegiato per la visione panoramica. Cinque edifici abbandonati di medesima conformazione si ergevano dal suolo con addosso i segnidel tempo, vennero realizzati in passato con la finalità di accogliere e selezionare gli ovini transumanti dalla Puglia e dal Lazio.Ogni caseggiato era munito di stalla, magazzino, fienile, silo e caseificio, ambienti ben studiati per le funzioni a cui si rivolgeva,che divenne anche un importante punto di riferimento del settore. Venne abbandonato con lo scoppio della guerra, e da alloralentamente andava incontro al suo degrado. Su un muro la scritta VINCERE omaggiava il periodo della sua edificazione, parole ormai lontane e appena leggibili, vecchia vernice su mura ossidate.

domenica 11 marzo 2018

Anello di Monte Circolo, nella terra delle beatitudini tra antichi Volcani, templi e monasteri

Dalla chiesa di Santa Maria ad Cryptas (ancora chiusa per i restauri) salivamo un sentiero in direzione del Monastero di Sant’Angelo d’Ocre,quel luogo di beatitudini manteneva intatta la quiete che lo distingueva da secoli, congiunta alla ricchezza della sua storia e alla bellezza del suopaesaggio. Il complesso di Sant’Angelo ci appariva da lì come uno stralcio di Meteore greche, ma ferme nella roccia strapiombante, piùaspra e sconnessa, circondata dalla vegetazione. Ammiravamo dall’alto il suo bellissimo chiostro ricolmo d’assenza, da anni non vi era piùnessuno, vi era a malapena un piccolo altare posto all’esterno del porticato ad accogliere le preghiere dei fedeli.
Il fenomeno della degradazione delle rocce carbonatiche nei millenni aveva generato veri e propri crateri di enormi proporzioni, persecoli erroneamente ravvisati come antichi volcani estinti, erano invece doline magnifiche, tra cui la straordinaria Fossa Raganesca, chesprofondava sotto i nostri occhi e si apriva con un diametro di circa cinquecento metri. Il cielo si apriva e chiudeva alternando pioggia esereno, e donando al bosco un fascino unico. Il Castello d’Ocre, posto sulla sommità di Monte Circolo, era avvolto da tutta quella vegetazione,i suoi ruderi pericolanti gravati dal peso dei terremoti non permettevano accessi. Da lì ammiravamo Fossa e l’Eremo del Beatohttps://naturagrezza.blogspot.it/2014/04/leremo-del-beato-placido-monte-circolo.htmlPlacido da Roio, si apriva la Media Valle dell’Aterno, ritmata dai lotti cromatici dei campi coltivati, e sovrastata dalla visione lontanadella mole maestosa del Gran Sasso d’Italia. Seguivamo antichi sentieri alla volta del Tempio di Giove, sopra l’abitato di Casentino, dove remotiblocchi megalitici designavano la grandiosità di un sacro Podio dedicato al dio. Quella zona così ricolma d’acqua ramificava al suointerno antichi acquedotti, entravamo per curiosità in uno dei suoi accessi fattibili trovando le testimonianze di chi prima di noi c’era statoe vi aveva inciso il suo nome. 

mercoledì 9 aprile 2014

Il Castello d'Ocre

Il Castello d’Ocre si innalzava sulla sommità di Monte Circolo, ed era in grado di ammirare tutto il versante orientale della conca aquilana. Nel Basso Medioevo ebbe un ruolo militare diimportanza fondamentale per la difesa della città dell’Aquila, ma oltre a questo valore storico, ne rivelava un altro altrettanto importante dal punto di vista religioso: la tradizione narrava chenel 210 d.C. dalla cresta dove ora sorgeva veniva scaraventato San Massimo, che a seguito di questo martirio divenne uno dei futuri patroni della città dell’Aquila. La documentazione storicasulla presenza del castello annotava come prima data il 1178: Papa Alessandro III lo citava in una bolla papale come nota di possedimento del vescovo di Forcona. Successivamente vennecitato nel 1254 con il nome di Cassari Castro, in quanto fu preservato dalla distruzione stabilita per tutti i castelli che avevano fondato L’Aquila. Con la venuta di Carlo I d’Angiò passònel 1266 alla corte di Napoli, e nello stesso anno visse il saccheggiamento per mano degli Aquilani, che lo assediarono furibondi per la distruzione della loro città, voluta per mano deibaroni del circondario alleatisi con Manfredi. Tuttavia non venne completamente distrutto, la sua capitolazione avvenne nel 1423 per mano di Braccio da Montone, e fu uno degli assedi piùsanguinosi della storia d’Abruzzo. Nel corso del Cinquecento il ruolo militare del castello d’Ocre si perse completamente fino a diventare un semplice abitato, ma, con il passare del tempo,anche la sempre più esigua popolazione finì per abbandonare completamente il borgo fortificato. Molti testi lo indicavano come castello-recinto, grazie alle sue possenti mura che ne seguivanotutto il perimetro esterno, ma in realtà quello di Ocre era un perfetto esempio di borgo murato: al suo interno vi era addirittura la presenza di una chiesa, San Salvatore intercastrum Ocre, da cui era stato “strappato” un bellissimo affresco raffigurante una Madonna con Bambino, posta tra San Nicola e Santa Caterina d’Alessandria, oggi custodito al MuseoNazionale d’Abruzzo a L'Aquila, databile alla metà del XII secolo. L’ultimo terremoto aveva devastato ulteriormente le mura del castello d’Ocre, già a suo tempo inagibili, aprendo varchi efacendo crollare le poche volte rimaste, tra cui anche la porta ogivale duecentesca che fungeva da ingresso. I quattro assi viari si vestivano della desolazione di un inesorabile declino, mentreornielli, roverelle ed altri arbusti si apprestavano ad essere le uniche presenze in vita tra quei miserabili sassi.

L'Eremo del Beato Placido su Monte Circolo

Monte Circolo si coronava del Castello d’Ocre, conferendogli il privilegio di un maestoso punto di vista. Da lì ammiravamo la parte meridionale del suo anfiteatro roccioso, che tra i saltiscoscesi delle ripide pareti accoglieva l’eremo del Beato Placido. Le piccole cenge si vestivano di muschi e di fiori di geranio selvatico, fornendo l’appiglio solo al limite per pochi mandorli.Mano a mano che scendevamo, assicurati da una corda, ammiravamo Fossa e l’intera vallata animata dall’ombra delle nubi smosse dal Maestrale. Dall’ultima sosta, un ripido canalinorisaliva in direzione della grotta, svelando un’area sacra nel ventre della montagna: l’eremo del Beato Placido giaceva immerso nel silenzio, nonostante la sua collocazione in quellaenorme cassa di risonanza. La parte alta della grotta era crollata, riempiendo il fondo di detriti, lasciando leggere giusto in profondità le pareti scalpellate ed una canaletta per la raccoltadell’acqua, culminante all’esterno in una piccola vasca ricavata nella roccia. Le pareti si animavano della presenza di minuscole felci, che traevano nutrimento da possibili vene d’acqua, mentreuna croce di legno dava mostra dei suoi anni, con un lato deteriorato dall’esposizione alle intemperie. Il Beato Placido nacque a Roio nella seconda metà del XII secolo, e si ritirò a vitaeremitica a seguito di una lunga malattia che lo rese immobile per circa cinque anni. Quando guarì riprese un pellegrinaggio iniziato anni prima alla ricerca di eremi e monasteri, ma scegliendo comeromitorio finale l’impervia grotta di Monte Circolo. Qui vi dimorò per il lungo periodo di dodici anni, durante i quali accrebbe sempre di più la sua fama tra i fedeli. Molti seguaci gli rendevanoomaggio andandolo a trovare, risalendo l’impervio sentiero che da Fossa lo raggiungeva, e la tradizione narra che durante uno di questi tragitti trovò la morte un sacerdote, precipitando neldirupo sottostante. Questo episodio segnò molto la vita del Beato Placido, e lo motivò a cercare una dimora più accessibile. Il Conte Berardo di Ocre gli donò un terreno ed i mezzi per costruire unachiesa ed un convento, e fu così che nel 1222 sorse il Monastero di Santo Spirito. Il percorso originario che da Fossa raggiungeva l’eremo era scomparso già da molti anni, sotto l’azionedeteriorante delle frane, proteggendo l’eremo da possibili contaminazioni. Coloro che aspiravano al Sacro si isolavano sempre dove la paura umana animava i propri limiti, fino aduscire dalla quotidianità, scandita prima dai giorni e poi dagli anni. Una condizione mentale che evidentemente raccoglieva tutto, portando la vita stessa come pegno per l’Illuminazione.Il sentiero alpinistico che dalla sommità di Monte Circolo conduce all’Eremo del Beato Placido è stato aperto ed attrezzato da Paolo Boccabella il 5 aprile 2014, con la collaborazione di Amedeo Ciuffetelli.
 
Ringrazio infinitamente Paolo per avermi accompagnato all’eremo tenendomi sempre in sicurezza e dedicandomi il suo tempo.
Via alpinistica. (Descrizione provvisoria scritta da Paolo Boccabella antecedente al futuro cartello da porre all’inizio del percorso).

Una volta raggiunta la vetta di Monte Circolo 933slm, percorrendo il filo di cresta, si arriva in prossimità di un ometto di pietra dal quale si comincia a scendere fino a raggiungere un mandorlo; prima sosta da attrezzare, facoltativa in quanto i passaggi sono di II sup. Una volta arrivati al secondo mandorlo è visibile una fettuccia arancione dove poter fissare la corda per una discesa di III fino a raggiungere un chiodo su uno speroncino roccioso. Traversare a dx per una cengia erbosa, dapprima esposta e successivamente protetta da una paretina slavata con un contrafforte. Superata la cengia sono visibili, su roccia, due chiodi con cordino per l'ultima sosta. E' il passaggio più difficile che, nella parte finale, la difficoltà arriva fino al IV. Una volta raggiunto il canale lo si risale per 30m su un terreno pietroso e friabile fino ad arrivare alla frana antistante l'Eremo.
Tempo di percorrenza '30.
Materiali consigliati: imbrago, corda da 50m e 3 moschettoni.
L'ultima foto mostra il filo di congiunzione tra il Castello d'Ocre, dove è stata scattata, l'Eremo del Beato Placido e il Monastero Fortezza di Santo Spirito.