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sabato 13 luglio 2013

Traversata da Pizzo Cefalone a Pizzo Camarda

Il versante Occidentale del Gran Sasso si lasciava lambire dalla luce del mattino, l’erba in quota ancora non si seccava sotto leintenzioni dell’estate, ma appariva ancora viva e brillante, degna della stagione precedente. Seguivamo i sentieri marcati di PizzoCefalone godendo soltanto della presenza dei camosci appenninici, che, nonostante distanti da noi, ci concedevano ilprivilegio di essere osservati. I versanti a Nord trattenevano ancora diverse lingue di neve, scivolavano dentro Campo Pericolie il Venacquaro, impreziosendo i ghiaioni della loro candida apparenza. Non toccavamo nessuna croce portando rispetto allamontagna, l’aria tendeva a caricarsi sotto le instabilità svaporando la parte sommitale in tratti di nuvole.  Di seguito allaCima del Papa si apriva il lungo cammino delle Malecoste, altri camosci e miliardi di fioriture raffinavano quella visione caldoumida ricca di profumi. Scendevamo poco oltre Pizzo Camarda, i piccoli laghetti in quota vivevano lo stazzo delle bestie: cavalli emucche appagavano con quiete le loro ore, in uno degli angoli più belli del Gran Sasso.

domenica 26 settembre 2010

Traversata del Gran Sasso e il Ghiacciaio del Calderone

Stamattina il Gran Sasso era vestito di una femminilità inaccessibile. Il bianco della nebbia velava la roccia in un candido vestito da sposa. Ho sempre pensato che fosse il bianco il colore delle regine, ed oggi quella montagna era davvero regale. Si camminava passando attraverso nuvole basse, dal cui interno ogni orizzonte si percepiva ovattato e spento, i punti di fugacorrevano solo pochi passi e si smorzavano in leggere stratificazioni di bianco. Il candore delle rocce era accentuato dalla brina, che modellata dal vento ne creava una sottile estensione. Quel pericolo scorreva impercettibile lungo un ingenuo profilo, così silenzioso e infido, era l’altra faccia della bellezza. Il vento gelido comprimeva le meningi e nella mia testa prendeva corpo solo un pensiero: sta arrivando. Che sia benvenuta la stagione del freddo, portatrice di meraviglie. Nella giornata di oggi si festeggiava il Franchetti, il CAI dell’Aquila aveva invitato 99 alpiniste da tutta Italia per percorrere le vie del Corno Grande e del Corno Piccolo. Peccato che il tempo ha eclissato questo incontro così simbolico, costringendole tutte ad un percorso unico che raggiungeva il Rifugio da Campo Imperatore, escludendo qualsiasi ascensione. Prima dei festeggiamenti sono salita al ghiacciaio, se davvero si doveva celebrare la femminilità non potevo che recarmi da lei, dalla neve, dalla morena. Nessuna donna poteva esserne superiore nella caratteristica, perché quella era l’elevazione di un’anima sublime. I ghiacciai sono delle cattedrali di venerazione, e la neve è la manifestazione più tangibile di una divinità.

martedì 7 settembre 2010

Cima del Papa sulle Malecoste e Pizzo Cefalone dall'Osservatorio del Gran Sasso


Lungo la Cresta delle Malecoste c’è la Cima del Gendarme (2425 m), una vetta che dal 18 maggio del 2005 ha preso il nome di Cima Giovanni Paolo II. Poco sotto la sua estremità hanno collocato una grossa croce in ferro in memoria di questo grande uomo e papa. Ho sempre stimato tanto questa persona, perché era costantemente alla ricerca del dialogo e del confronto, e poi era un grande amante e appassionato di montagna, soprattutto di questa zona. Partite dall’Osservatorio del Gran Sasso (2135 m) abbiamo seguito il solito sentiero che per il Passo del Lupo conduce a Pizzo Cefalone. Da lì abbiamo proseguito in direzione delle Malecoste. Dallo svincolo in poi il sentiero è segnato solo con dei piccoli segnetti blu, delle virgole poco visibili da rendere il percorso come una sorta di caccia al tesoro molto divertente tra i passaggi su roccia che identificano questa zona. C’è solo una cosa da tenere a mente: un ometto di pietra in cresta, poco dopo l’inizio, che depista troppo il passaggio indicato dai segni, però con un po’ di flessibilità ogni cosa è percorribile (al limite si tornaindietro e si cerca un’altra via). La parte visibile della croce è quella del retro, non si sa come mi sono dovuta aggrappare per fotografare anche la parte davanti considerando lo strapiombo, comunque alla fine sono riuscita ad avere anche quest’altro punto di vista: sulla croce oltre all’icona che raffigura papa Giovanni Paolo II c’è anche quella di Celestino V, di San Massimo, di Sant’Equizio e di San Bernardino: tutti grandi personaggi del territorio. C’erano molte cose attaccate alle croce come omaggio a Karol Wojtyla, persino un rosario islamico, ma la cosa non mi ha sorpreso più di tanto perché era stimato proprio da tutti. Tornate indietro siamo salite anche su Pizzo Cefalone (2533 m), non potevamo non andarci, perché sarebbe stata quasi una mancanza di rispetto!

lunedì 16 agosto 2010

Pizzo d'Intermesoli dall'Osservatorio del Gran Sasso per la Sella dei Grilli


Pizzo d’Intermesoli (2635 m) è una delle montagne su cui desideravo tanto salire. Da ogni parte la guardassi la valutavo sempre isolata e difficile, a causa delle sue coste ripide vestite da ghiaioni e sfasciumi. Volevo tanto andarci, era l’unica montagna del massiccio del Gran Sasso su cui non ero mai stata. Con la sua forma così appuntita sembrava volesse trovare nella sua estremità un punto di congiunzione perfetto con il cielo, sembrava volesse toccare Dio. Temevo molto le sue coste ripide e rocciose più instabili: mentre salivamo ad ogni passo che facevamo in avanti ne tornavamo indietro di due, e lì l’esposizione era aggravata dal terreno ripido e franoso. Questa cosa mi preoccupava perché mi faceva intuire le ovvie difficoltà che avrei incontrato nella discesa. L’ultimo pezzo impiegava anche le mani, e considerato il contesto instabile questa cosa non mi faceva stare tranquilla: le pietre si staccavano facilmente tanto da mettere tutto in discussione. L’aria fredda ci ha accompagnato fin dall’inizio, e mano mano che salivamo scendeva di grado: arrivati in cima a causa del freddo siamo rimasti davvero poco ad ammirare quello splendido panorama che girava a 360° compiendo ovunque un raggio perfetto equidistante dalle altre montagne. La sensazione lassù è proprio quella di stare nel “mezzo”, tra i due grandi fuochi di Monte Corvo e Corno Grande. Che giganti. La preoccupazione che avevo per la discesa si era dissolta, mi sono sentita subito a mio agio, stavo proprio bene lassù, accostata alla pietra e alla sua energia, mi sentivo a casa. Abbiamo compiuto un giro ad anello: partendo dall’Osservatorio del Gran Sasso (2135 m) abbiamo proseguito per il Passo del Lupo (2156 m), Passo Portella (2260 m), Sella del Cefalone (2320 m), Sella dei Grilli (2220 m), vetta di Pizzo d’Intermesoli (2635 m), e di nuovo giù alla Sella dei Grilli, tornando per la Val Maone e passando vicino alle Capanne (1957 m), e di seguito Campo Pericoli e il Rifugio Garibaldi (2231 m), Sella di Monte Aquila (2335 m), concludendo poi l’anello per il Sentiero Estivo. Secondo i dati del GPS abbiamo percorso una distanza complessiva di circa 13,5 km, con un dislivello in salita di 1100 m e in discesa di 1350 m.

giovedì 12 agosto 2010

Vetta Orientale di Corno Grande per il Ghiacciaio del Calderone

La Vetta Orientale di Corno Grande (2903 m) è bellissima! La trovo quasi più bella di quella Occidentale (2912 m), ma solo perché è un po’ meno accessibile per via di alcuni tratti su cui arrampicare. A mettere un po’ di sconforto però è solo la parte iniziale, perché per il resto bisogna solo fare attenzione a non inciampare nei vari sfasciumi (l’esposizione c’è!) e a mettere le mani sulle pietre fisse. Lasciata la macchina al parcheggio dell’Osservatorio del Gran Sasso ci siamo incamminati per il Sentiero Estivo che conduce alla Sella di Monte Aquila (2335 m), e da lì abbiamo seguito il percorso che sale in direzione della Sella del Brecciaio (2506 m). Nonostante questo tratto sia davvero facile bisogna fare attenzione alle rocce, soprattutto a quelle che vengono dall’alto! (Scrivo questo perché delle persone che stavano avanti sopra di noi – non procedendo con attenzione – hanno fatto cadere dei sassi molto grandi e non hanno nemmeno urlato “SASSO!!!” ##@!! no comment). Svalicato il massiccio e scesi al Passo del Cannone (2679 m) ci siamo addentrati nel Ghiacciaio del Calderone. Mi sentivo proprio bene in quell’anfiteatro vestito di neve. Finalmente il bianco. Finalmente il freddo. Finalmente la monocromia silenziosa della neve. Tempo fa lessi un articolo molto interessante proprio sul Ghiacciaio del Calderone scritto dal giornalista Giuliano Di Tanna e pubblicato sul Centro, che parlava di alcuni microrganismi polari che riescono a vivere in questo luogo così estremo per la vita. Nello specifico sono dei lieviti psicrofili, ovvero dei microrganismi in grado di vivere a bassissime temperature, e che precedentemente erano stati osservati solo in Artide e in Antartide. Metto il link dell’articolo perché merita davvero di essere letto. Ripreso il nostro percorso per la Vetta Orientale con tutta calma abbiamo affrontato la leggera arrampicata che porta in cima. Quella è la parte più aperta di Corno Grande, senza dubbio è la cima più panoramica. Da lì vedevamo le altre due vette, la Centrale (su cui c’erano due nostri amici ascesi contemporaneamente a noi!) e l’Occidentale su cui invece c’era una festa: era affollatissima! Dal Paretone salivano vaporosi banchi verticali di nuvole, così dopo una breve pausa siamo subito riscesi, riprendendo a ritroso lo stesso percorso. Quello che mi metteva in ansia all’andata lo immaginavo amplificato al ritorno (si sa che certi passaggi è peggio a scenderli che a salirli) e invece è andato tutto bene e non mi sono schiantata da nessuna parte! :-). Le nuvole che mano mano erano salite ormai avevano reso evanescenti le tre cime. Con gioia appagata abbiamo ripreso la via del ritorno, felici di un nuovo punto di vista. Arrivati al parcheggio dell’Osservatorio ha cominciato a piovere… che tempismo grandioso! Abbiamo percorso 12,100 Km, impiegando 4h18’ (escluse le soste), per un dislivello di 997 m.