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domenica 13 agosto 2017

Anello di Campo Pericoli per le Capanne dell'Alta Val Maone e Pizzo Cefalone

Campo Pericoli si vestiva dei riflessi dorati della falasca e di quelli argentei dei ghiaioni. La luce era nitida, soltanto le cime siincappucciavano di nubi con un andirivieni di nebbie, che si aprivano e chiudevano ai voleri del vento. La parte alta della Val Maone ospitavaun complesso pastorale con ricoveri costituiti da capanne a falsa cupola con tetto a zolle e ripari sotto roccia chiusi a secco. Ormaidismesse da molti anni quelle capanne avevano un fascino severo, circondate da ortiche e vegetazioni rade, al cospetto di magnifichemontagne. Secondo una testimonianza scritta da Corradino Sella erano già conosciute nel 1880, ma con una morfologia differente per il tetto,inizialmente fatto con tavolette di faggio e sostituito poi dalle pseudocupole. Alle loro spalle il versante Nord Est di Pizzo Cefalonemostrava la solenne bellezza della roccia, il sentiero passava per quella via, tracciando il disegno degli antichi circhi glaciali fino al MontePortella.

domenica 10 novembre 2013

La Grotta dell'Oro della Val Maone dall'antico percorso di Pietracamela

Da Pietracamela saliva un’antica strada che metteva in comunicazione i due versanti del Gran Sasso, percorsa un tempo come tragitto più breve per L’Aquila da pastori e commercianti. La gola del Rio Arno con le sue cascate e i suoi affacci su Pizzod’Intermesoli era in grado di suscitare molta suggestione, chissà cosa provavano quegli uomini del passato a dover affrontare l’incognita della montagna, di quel viaggio affidato a Dio e alla fortuna, portando nel cuore il pensiero delle persone care. Ilfondo del terreno si componeva di pietre come le originarie strade romane, quei sassi avevano visto il cammino di infiniti passaggi, ed ora giacevano nel silenzio di un mattino di novembre. Il rumore del vento spesso si confondeva con quellodelle acque del Rio Arno, il Foehn ci veniva incontro marcando la sua voce mano a mano che salivamo: lo sentivamo turbinare su Pizzo d’Intermesoli e Corno Piccolo, vestendo e spogliando il cielo di nubi con prepotenza ed impazienza. L’ingresso della ValMaone scopriva alla sua destra la preziosa cavità della Grotta dell’Oro, protetta da una piccola balaustra di alberi spogli, alcuni cespugli e bacche di ebbio. Un articolo pubblicato sulla Rivista del CAI di Roma – l’Appennino, n.3/1997 – parlava delle piccolegrotte sotto il Gran Sasso, di seguito la citazione riguardo la Grotta dell’Oro. La leggenda della corsa all'Oro. La cavità più stravagante è la Grotta dell'Oro, sempre in Val Maone, registrata al Catasto abruzzese con il numero 152. Il grandegrottone di ingresso risalta imponente sotto i bastioni rocciosi e gli orridi canali dell'Intermesoli. La leggenda narra che la presenza di luccicante pirite, scambiata in un primo tempo per preziosa vena aurifera, scatenò una vera e propria caccia all'orotra gli abruzzesi. In pochi sono pronti a giurare su questa ricostruzione. Resta però il fatto che ancora oggi, se si risale la pietraia sino allo sgrottamento e ci si avventura nei cunicoli più franosi (con la dovuta cautela), si possono trovare con una certafacilità sia i resti di antichi picconi che briciole di pirite. (Tratto da “Le Piccole Grotte sotto il Grande Sasso” di Lorenzo Grassi – Gruppo Grotte Roma “Niphargus”). Lasciavamo la Grotta dell’Oro per fare rientro, alle nostre spalle percepivamo il frastuono deglielementi che imperversava su Campo Pericoli, da lì a 24 ore si sarebbe scatenato un temporale talmente violento da causare imponenti frane: tronchi, fango e pietre avrebbero occupato un tratto dell’unica via di accesso al paese, isolandolo.

lunedì 16 agosto 2010

Pizzo d'Intermesoli dall'Osservatorio del Gran Sasso per la Sella dei Grilli


Pizzo d’Intermesoli (2635 m) è una delle montagne su cui desideravo tanto salire. Da ogni parte la guardassi la valutavo sempre isolata e difficile, a causa delle sue coste ripide vestite da ghiaioni e sfasciumi. Volevo tanto andarci, era l’unica montagna del massiccio del Gran Sasso su cui non ero mai stata. Con la sua forma così appuntita sembrava volesse trovare nella sua estremità un punto di congiunzione perfetto con il cielo, sembrava volesse toccare Dio. Temevo molto le sue coste ripide e rocciose più instabili: mentre salivamo ad ogni passo che facevamo in avanti ne tornavamo indietro di due, e lì l’esposizione era aggravata dal terreno ripido e franoso. Questa cosa mi preoccupava perché mi faceva intuire le ovvie difficoltà che avrei incontrato nella discesa. L’ultimo pezzo impiegava anche le mani, e considerato il contesto instabile questa cosa non mi faceva stare tranquilla: le pietre si staccavano facilmente tanto da mettere tutto in discussione. L’aria fredda ci ha accompagnato fin dall’inizio, e mano mano che salivamo scendeva di grado: arrivati in cima a causa del freddo siamo rimasti davvero poco ad ammirare quello splendido panorama che girava a 360° compiendo ovunque un raggio perfetto equidistante dalle altre montagne. La sensazione lassù è proprio quella di stare nel “mezzo”, tra i due grandi fuochi di Monte Corvo e Corno Grande. Che giganti. La preoccupazione che avevo per la discesa si era dissolta, mi sono sentita subito a mio agio, stavo proprio bene lassù, accostata alla pietra e alla sua energia, mi sentivo a casa. Abbiamo compiuto un giro ad anello: partendo dall’Osservatorio del Gran Sasso (2135 m) abbiamo proseguito per il Passo del Lupo (2156 m), Passo Portella (2260 m), Sella del Cefalone (2320 m), Sella dei Grilli (2220 m), vetta di Pizzo d’Intermesoli (2635 m), e di nuovo giù alla Sella dei Grilli, tornando per la Val Maone e passando vicino alle Capanne (1957 m), e di seguito Campo Pericoli e il Rifugio Garibaldi (2231 m), Sella di Monte Aquila (2335 m), concludendo poi l’anello per il Sentiero Estivo. Secondo i dati del GPS abbiamo percorso una distanza complessiva di circa 13,5 km, con un dislivello in salita di 1100 m e in discesa di 1350 m.