Visualizzazione post con etichetta fiume aterno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fiume aterno. Mostra tutti i post

domenica 7 novembre 2021

Dalla Torre di Goriano Valli al Ponte Romano di Beffi

Raggiungevamo la torre di Goriano Valli percorrendo un comodo sentiero che partiva dal paese, immerso nella bellezza della naturaimpreziosita dai colori dell’autunno. La sua sommità svettava sugli alberi avvalendosi ancora della sua antica funzione di avvistamento,toccando quasi i venti metri di altezza, e tra le sue simili era sicuramente la più integra e meglio conservata della valle. Sulla portavi era affissa un’ordinanza che ne limitava l’accesso (possibile tramite autorizzazione comunale) per garantirne la salvaguardia. Vi ero statagià altre volte e di nuovo ritrovavo la bellezza di quel luogo, la quiete dei suoi sentieri avvolti nella natura incontaminata, le sue vecchiemura narranti di storia. L’antica torre, databile al XIV secolo, sorgeva su di un insediamento fortificato del XII, ancora percepibile nei resti.Da lì un percorso scendeva alla volta del Fiume Aterno fino all’antico Ponte Romano situato sotto l’abitato di Beffi, che metteva incongiunzione i due paesi. Non avevo mai percorso questo tratto di sentiero che credevo impraticabile per via delle delimitazioni dellalinea ferroviaria, lo scoprivo per la prima volta oggi grazie ad un comodo sottopassaggio.



martedì 22 aprile 2014

Il Fiume Aterno tra le torri di Beffi e di Goriano Valli: dentro la Chiesa di Santa Maria Silvana

Ripercorrevamo uno dei tragitti più belli del Fiume Aterno, alla scoperta della sezione territoriale che riguardava Beffi e Goriano Valli, le cui torri si fronteggiavano da un lato e l’altro del fiumecontrollando strategicamente l’accesso alla Valle Subequana. Nel Medioevo queste torri di avvistamento caratterizzavano gran parte della vallata, la loro posizione strategica su creste ed alturegarantiva il controllo militare, la comunicazione visiva e la difesa. La vegetazione si infoltiva lungo il corso del fiume, facendo da cornice al piacevole suono dello scorreredell’acqua. Ritrovavamo l’antico ponte romano ricostruito, e i segni delle ruote dei carri sull’antica strada percorsa da Celestino V alla volta di Collemaggio. Quello che mi mancava di questaparte di territorio era un’indagine all’interno della Chiesa di Santa Maria Silvana, situata poco più avanti lungo il corso del Fiume Aterno. Il suo piccolo impianto rurale sorgeva poco distantedall’abitato di Beffi, isolato e sicuramente poco frequentato ormai da diversi anni. Il portone di accesso, chiuso a malapena con un filo di ferro, dava adito ad una sala vuota col pavimento ascacchiera, munita di un altare e decorata su due pareti da affreschi deteriorati, di cui uno realizzato da Felice d’Alessandro nel 1578 come ex voto. Le poche notizie storiche sulla Chiesa diSanta Maria Silvana ne attestavano la presenza già nel XIV secolo, ma vari indizi facevano supporre la precedente esistenza di un santuario dedicato a Silvano, ipotesi suffragata dal ritrovamentodi un cippo ( CIL, IX, 3421 ) attestante il culto di Silvano in questo territorio (citazione). Non ero mai entrata in questa piccola chiesa a causa del suo tetto fatiscente, da cui filtrava la luce sottomanifestazioni sferiche, eppure la quiete che la componeva ne tesseva la trama dell’intera struttura. Raggiungevamo Beffi seguendo un percorso probabilmente appartenuto ai fedeli, cheanno dopo anno avevano segnato la terra col peso del loro passo. L’antica Torre di Beffi  manteneva la comunicazione visiva con quella di Goriano Valli, tanto che non potevamo noncontraccambiare il punto di vista dall’altro lato del fiume. La Torre di Goriano Valli sorgeva poco distante dall’abitato, raggiungibile da un piccolo sentiero immerso nella vegetazione.La porta di accesso era fortunatamente aperta, dandoci la possibilità di pervenire alla parte sommitale con quattro giri di scale a chiocciola, da lì ammiravamo l’intera vallata e scoprivamoun nuovo punto di vista colmo di bellezza. Di sotto, un cartello di legno scolorito dagli anni dava alcune nozioni: Castello di Goriano Valli. L’impianto a pianta trapezoidale simile a quello diOcre è riconducibile al sec. XIII. La torre circolare eretta successivamente con funzione di avvistamento e difesa ha pianta circolare all’esterno e ottagonale all’interno ed è coperta con volta a cupola, in origine era coronata da merli rettangolari.

sabato 5 maggio 2012

Il percorso ciclabile della Valle dell'Aterno, da Sant'Eusanio Forconese al Ponte Romano di Beffi

Il lento scorrere dell’acqua si arricchiva del fresco umore dell’ombra, la primavera, così calda, trovava giovamento nel verde rigoglioso che si estendeva circostante. Tra strade asfaltate,carrarecce e semplici sentieri di montagna, seguivamo con la bicicletta il corso del fiume Aterno che da L’Aquila scorgeva la sua via verso il mare. Respiravamo l’ombra mentre il rumoredell’acqua ci accarezzava l’anima. Il sollievo di tutta quella natura straripante si avvaleva di una quiete che sottolineava il canto rinnovato degli uccelli, così fresco e sublime da essere un tutt’unocon quella meraviglia. Il rosa dei caprifogli impreziosiva alcuni tratti di sentiero, reso sempre più inaccessibile una volta superato il ponte romano dell’antico abitato di Beffi. Tra rovi,ortiche e sterpaglie di ogni genere, il passaggio si chiudeva in una natura impenetrabile.

mercoledì 1 dicembre 2010

Il Fiume Aterno e l'esondazione a San Vittorino

Quando ero piccola quasi tutta questa vallata era rivestita da campi di grano. Qui mia nonna teneva una minuscola casetta di campagna dove eravamo soliti passare le domeniche. Ricordo soprattutto le giornate d’estate, quelle calde e riarse dal sole, che facevano brillare d’oro tutto quel giallo. Mi piaceva tanto insinuarmi tra le spighe altissime, tra papaveri e fiordalisi, tracciando passaggi bassi di nascosto dall’occhio dei contadini. Quello che c’era sotto quelle spighe era davvero un altro mondo,abitato da fiori diversi e insetti stranissimi. Ancora ho memoria dell’odore dell’erba medica, quando andavamo a caccia di cimici rosse e farfalle. Spesso andavamo sul bordo del fiume, solo per il gusto di attraversarlo, passando in equilibrio sui sassi da guado, quando era possibile. Ricordo di quando in quel luogo vidi per la prima volta un lupo (di sicuro era un cane) e di come pensai e ripensai a questo incontro come una sorta di evento straordinario rivestito da chissà quale significato. (Sogno tanto adesso,figuriamoci allora!). Con l’esondazione del Fiume Aterno mi sono recata lì per vedere la situazione e la casetta di mia nonna. Il livello dell’acqua ha trasbordato in maniera esorbitante, non interessando solo le prossimità del fiume, ma l’intera vallata. Di danni purtroppo ce ne sono stati tanti, ma quello che mi dispiace di più è rivolto alle persone che in quel luogo hanno trovato dimora a seguito del terremoto, costruendo, sopra quelle terre, delle piccole case di legno. La potenza della Natura è spaventosa.

giovedì 14 ottobre 2010

Il Ponte Romano di Beffi, il Castello e la Chiesa di Santa Maria Silvana

Sotto l’antico borgo fortificato di Beffi sono presenti delle testimonianze storiche di enorme importanza, in particolare ero a conoscenza di un piccolo ponte romano di più di duemila anni fa che oltrepassava il fiume Aterno, restaurato, tra l’altro, da non molto tempo. Il percorso per raggiungere questo ponte è davverosemplice e breve: parte dalla vecchia stazione ferroviaria di Beffi, ormai in disuso e abbandonata, e raggiunge il fiume in una comoda carrareccia. Una tabella del Parco Naturale Regionale Sirente Velino (qui trovata) annotava qualche informazione sul Lungaterno, che riporto di seguito a citazione. Il percorso sisnoda tra l’Altopiano delle Rocche, la media Valle dell’Aterno, e la Valle Subequana attraversando paesaggi naturali ben conservati e testimonianze di antichi insediamenti. Lungo il fiume Aterno si ripercorre a tratti l’antica via di collegamento Sulmona-L’Aquila, storicamente attestata dal passaggio nel 1294 di PapaCelestino V affiancato da Carlo d’Angiò e dal figlio Carlo Martello. Il torrente Rio Gambareale si origina, per convogliamento delle acque nell’Altopiano delle Rocche dove scorre a 1300 m circa di quota per defluire nel Pozzo Caldaio o inghiottitoio di Terranera, le sue acque riemergono presso lesorgenti di Stiffe e si gettano nel fiume Aterno. L’Aterno è il corso d’acqua di maggiore portata presente nel Parco, caratterizzato da un regime torrentizio, con piene invernali e secche estive, dovute all’entità delle precipitazioni e alla struttura geologica, di natura carsica, che determina percolazioni delle acque nelsottosuolo. Il medio corso dell’Aterno incluso entro i confini del Parco è il tratto di fiume che scorre tra gli abitati di Campana, a monte, e di Molina Aterno, a valle, insinuandosi nelle Gole di San Venanzio. La presenza di ripide forre caratterizza il tratto tra Beffi e Acciano, dove il corso d’acqua scorre tra pareti roccioseimpervie rendendo non percorribile l’itinerario lungo l’argine fluviale. I centri storici che si affacciano sull’Aterno costituiscono uno scenario pregevole nel contesto ambientale: Fontecchio, con la fontana trecentesca ed il Convento di San Francesco; Tione degli Abruzzi con la Collegiata di S. Maria del Ponte e con le sueTorri di difesa che insieme a quelle di Beffi e Roccapreturo costituiscono un sistema di avvistamento medievale e difensivo del contado aquilano, il nucleo antico di Acciano dal colore dorato, con oltre quindici chiese sparse sul territorio e Molina Aterno con i suoi mulini e l’area archeologica di CampoValentino. Il fiume, elemento da sempre nodale per le civiltà che qui fiorirono e si avvicendarono dalle epoche passate, è oggi sempre di più un importante risorsa naturale da salvaguardare. Ripreso il sentiero siamo passati sopra una parete rocciosa che accostava il fiume, visto che sotto non era possibile, avendo cosìla possibilità di scorgere inizialmente dall’alto il piccolo ponte. È incredibile come la sua veste anonima lo rendava nostro contemporaneo, silenziosissimo ci guardava nello stesso modo in cui guardava le tantissime generazioni prima di noi e prima di Cristo. Per terra, sulla roccia, leggevamo anche i resti di un’anticastrada romana, grazie a solchi profondi scavati dalle ruote dei carri di chissà quanti secoli fa. Quanta storia meravigliosa abbiamo alle nostre spalle, ci sostiene con forza e noi non ne siamo nemmeno consapevoli più di tanto. Altre testimonianze si leggevano sulla nera parete di roccia cheaccostava il fiume: lì, oltre a naturali clessidre, due piccole edicole votive, scolpite a vivo sulla pietra, contenevano uno spazio a sua volta contenitore del Sacro: ormai vuote della materia non lo erano altrettanto dello Spirito, continuavano, nonostante tutto, a delimitare una piccola area sacra. Continuando a camminarecosteggiando il fiume abbiamo seguito un vecchio sentiero abbandonato da tempo e per questo quasi completamente ricoperto dalla vegetazione. A causa del notevole infrattamento abbiamo proceduto molto lentamente, ma ci tenevamo a raggiungere un luogo, anch’esso un tempo molto importante eormai abbandonato: la Chiesa di Santa Maria Silvana, solitamente raggiunta da Beffi. Tuttavia la nostra fatica è stata ripagata: il sentiero chiuso attraversava un vecchio vitigno dove abbiamo trovato della frutta selvatica buonissima: nonostante fuori tempo massimo abbiamo mangiato ottime more e fichi. L’odore dellamenta ci seguiva ad ogni passo, e quando non c’era lei ad accompagnarci c’era il timo, l’origano e il rosmarino. La chiesetta sorgeva poco più avanti, completamente isolata. Purtroppo non sono riuscita a trovare molte informazioni a riguardo. Di ritorno abbiamo evitato di costeggiare il fiume passando più in alto, quasia mezza costa. Questa deviazione ci ha dato la possibilità di scorgere una colonia di vespe vasaie: si erano impossessate di un’ampia parete di roccia, alterandole il profilo con i loro molteplici nidi di terra e fango, durissimi. Il piccolo borgo di Beffi è bellissimo, un luogo incantevole, frazione del comune diAcciano. La Guida ai Castelli d’Abruzzo degli Scrigni dice: Su uno sperone roccioso che scende verso il corso del fiume Aterno, sono ancora visibili, a circa 640 m s.l.m., i resti dell’antico nucleo fortificato di Beffi, piccola frazione di Acciano, dai quali emerge l’alta torre di pietra, a pianta pentagonale, ancora ben conservata; questa, con la torre cilindrica di GorianoValli, che fronteggia sull’opposta sponda del fiume, controllava strategicamente l’accesso alla valle subequana. Il puntone possiede caratteristiche costruttive tali da rendere plausibile collocare la sua prima edificazione intorno al XII secolo. È ipotizzabile che il recinto, oggi ridotto allo stato di rudere, nonfosse utilizzato esclusivamente in caso di pericolo, ma che costituisse una residenza stabile; ciò è infatti attestato dalla presenza di alcuni ambienti all’interno del recinto fortificato, presumibilmente abitati dal feudatario e dal corpo di guardia. Il ruolo di territorio di confine, conteso tra la Diocesi di Valva equella di L’Aquila, è attestato da numerose fonti storiche. La prima fonte documentaria riguardante Beffi risale al 1185, quando il figlio di Rainaldo di Beffe era in possesso della terza parte di Beffe in Valva e “lo teneva in servizio di Gentile signore di Raiano”. Sul finire del XVIII secolo il fortilizio risultava già parzialmente abbandonato.