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domenica 6 gennaio 2019

L'antico Convento della Madonna delle Grazie di Coppito e l'ipogeo di Colle Macchione

Sulla sommità di Colle Macchione giacevano i resti monumentali della Madonna delle Grazie, un antico convento fondato nella prima metà del XII secolo dal vescovo Dodone. Nonostante le varie trasformazioniarchitettoniche subite nei secoli, erano ancora visibili i segni della primitiva costruzione che ne valorizzava l’utilizzo del materiale di risulta romano, come il bellissimo timpano d’ingresso della chiesa, o lamemoria dei due leoni lapidei provenienti dall'antica Foruli, disposti finora a l’Aquila sulla soglia della Chiesa di San Pietro a Coppito, a seguito della sua fondazione. Da fuori la recinzione scrutavamo amalapena l’interno abbellito da preziose paraste, deturpato non solo dall'incuria del tempo e dai terremoti ma anche dall'idiozia umana che ne aveva imbrattato gli affreschi. Tutta l’area non era accessibile, erainteramente recintata a favore dei restauri, ma che tuttavia parevano essersi fermati da tempo. La neve si era posata su quel silenzio come se tutto il tempo passato fosse solo una breve parentesi persa nell'eternità.Ad Est, nel pendio sottostante, si apriva l’ingresso di una piccola grotta, antropizzata da una porta e da una finestra per la probabile funzione di ricovero per gli animali, entravamo nella sua zona d’ombra ed anche lìil tempo pareva essersi fermato. La grotta manifesta segni di instabilità ed è sconsigliabile accedervi, esiste per questo un rilievo 3D realizzato da Mattia Iannella per chi volesse visitarla almeno virtualmente.

mercoledì 1 dicembre 2010

Il Fiume Aterno e l'esondazione a San Vittorino

Quando ero piccola quasi tutta questa vallata era rivestita da campi di grano. Qui mia nonna teneva una minuscola casetta di campagna dove eravamo soliti passare le domeniche. Ricordo soprattutto le giornate d’estate, quelle calde e riarse dal sole, che facevano brillare d’oro tutto quel giallo. Mi piaceva tanto insinuarmi tra le spighe altissime, tra papaveri e fiordalisi, tracciando passaggi bassi di nascosto dall’occhio dei contadini. Quello che c’era sotto quelle spighe era davvero un altro mondo,abitato da fiori diversi e insetti stranissimi. Ancora ho memoria dell’odore dell’erba medica, quando andavamo a caccia di cimici rosse e farfalle. Spesso andavamo sul bordo del fiume, solo per il gusto di attraversarlo, passando in equilibrio sui sassi da guado, quando era possibile. Ricordo di quando in quel luogo vidi per la prima volta un lupo (di sicuro era un cane) e di come pensai e ripensai a questo incontro come una sorta di evento straordinario rivestito da chissà quale significato. (Sogno tanto adesso,figuriamoci allora!). Con l’esondazione del Fiume Aterno mi sono recata lì per vedere la situazione e la casetta di mia nonna. Il livello dell’acqua ha trasbordato in maniera esorbitante, non interessando solo le prossimità del fiume, ma l’intera vallata. Di danni purtroppo ce ne sono stati tanti, ma quello che mi dispiace di più è rivolto alle persone che in quel luogo hanno trovato dimora a seguito del terremoto, costruendo, sopra quelle terre, delle piccole case di legno. La potenza della Natura è spaventosa.