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domenica 17 marzo 2024

Il Cammino di Celestino da Acciano a Beffi

Da Acciano a Beffi ripercorrevamo una delle tratte più belle del Cammino di Celestino. L’immaginazione correva indietro neltempo al 1294, quando il medesimo tragitto veniva percorso da Pietro da Morrone, futuro papa, alla volta dell’Aquila. Il letto del fiumeAterno lasciava correre l’acqua che in sé aveva la memoria del tempo, quell’acqua che si era più volte rimescolata nel mondo e cheora mi piaceva pensarla come testimone di ogni conoscenza. I ruderi di un antico mulino erano a ridosso del fiume, con alte pareti inpietra e tetti sfondati, porte divelte e fermate dagli accumuli di terra, probabilmente ancora in funzione nel secolo scorso, ma cheadesso si rivestiva soltanto di edere ed accoglieva gli arbusti. Poco distante ritrovavo la chiesa di Santa Maria Silvana, visitata piùvolte in passato col riscontro di un lento degrado che anno dopo anno procedeva comunque inesorabilmente. Ma la bellezza dellanatura aveva la voce più forte che passava sopra ogni cosa, sulla superficie dell’acqua, tra gli alberi e i vigneti incolti, sopraogni pietra ossidata, sopra il piccolo e famosissimo ponte romano. L’acqua correva similmente ai pensieri, che nonostantevolessero contenere tutto, si abbandonavano al fluire del tempo.

martedì 22 aprile 2014

Il Fiume Aterno tra le torri di Beffi e di Goriano Valli: dentro la Chiesa di Santa Maria Silvana

Ripercorrevamo uno dei tragitti più belli del Fiume Aterno, alla scoperta della sezione territoriale che riguardava Beffi e Goriano Valli, le cui torri si fronteggiavano da un lato e l’altro del fiumecontrollando strategicamente l’accesso alla Valle Subequana. Nel Medioevo queste torri di avvistamento caratterizzavano gran parte della vallata, la loro posizione strategica su creste ed alturegarantiva il controllo militare, la comunicazione visiva e la difesa. La vegetazione si infoltiva lungo il corso del fiume, facendo da cornice al piacevole suono dello scorreredell’acqua. Ritrovavamo l’antico ponte romano ricostruito, e i segni delle ruote dei carri sull’antica strada percorsa da Celestino V alla volta di Collemaggio. Quello che mi mancava di questaparte di territorio era un’indagine all’interno della Chiesa di Santa Maria Silvana, situata poco più avanti lungo il corso del Fiume Aterno. Il suo piccolo impianto rurale sorgeva poco distantedall’abitato di Beffi, isolato e sicuramente poco frequentato ormai da diversi anni. Il portone di accesso, chiuso a malapena con un filo di ferro, dava adito ad una sala vuota col pavimento ascacchiera, munita di un altare e decorata su due pareti da affreschi deteriorati, di cui uno realizzato da Felice d’Alessandro nel 1578 come ex voto. Le poche notizie storiche sulla Chiesa diSanta Maria Silvana ne attestavano la presenza già nel XIV secolo, ma vari indizi facevano supporre la precedente esistenza di un santuario dedicato a Silvano, ipotesi suffragata dal ritrovamentodi un cippo ( CIL, IX, 3421 ) attestante il culto di Silvano in questo territorio (citazione). Non ero mai entrata in questa piccola chiesa a causa del suo tetto fatiscente, da cui filtrava la luce sottomanifestazioni sferiche, eppure la quiete che la componeva ne tesseva la trama dell’intera struttura. Raggiungevamo Beffi seguendo un percorso probabilmente appartenuto ai fedeli, cheanno dopo anno avevano segnato la terra col peso del loro passo. L’antica Torre di Beffi  manteneva la comunicazione visiva con quella di Goriano Valli, tanto che non potevamo noncontraccambiare il punto di vista dall’altro lato del fiume. La Torre di Goriano Valli sorgeva poco distante dall’abitato, raggiungibile da un piccolo sentiero immerso nella vegetazione.La porta di accesso era fortunatamente aperta, dandoci la possibilità di pervenire alla parte sommitale con quattro giri di scale a chiocciola, da lì ammiravamo l’intera vallata e scoprivamoun nuovo punto di vista colmo di bellezza. Di sotto, un cartello di legno scolorito dagli anni dava alcune nozioni: Castello di Goriano Valli. L’impianto a pianta trapezoidale simile a quello diOcre è riconducibile al sec. XIII. La torre circolare eretta successivamente con funzione di avvistamento e difesa ha pianta circolare all’esterno e ottagonale all’interno ed è coperta con volta a cupola, in origine era coronata da merli rettangolari.

giovedì 14 ottobre 2010

Il Ponte Romano di Beffi, il Castello e la Chiesa di Santa Maria Silvana

Sotto l’antico borgo fortificato di Beffi sono presenti delle testimonianze storiche di enorme importanza, in particolare ero a conoscenza di un piccolo ponte romano di più di duemila anni fa che oltrepassava il fiume Aterno, restaurato, tra l’altro, da non molto tempo. Il percorso per raggiungere questo ponte è davverosemplice e breve: parte dalla vecchia stazione ferroviaria di Beffi, ormai in disuso e abbandonata, e raggiunge il fiume in una comoda carrareccia. Una tabella del Parco Naturale Regionale Sirente Velino (qui trovata) annotava qualche informazione sul Lungaterno, che riporto di seguito a citazione. Il percorso sisnoda tra l’Altopiano delle Rocche, la media Valle dell’Aterno, e la Valle Subequana attraversando paesaggi naturali ben conservati e testimonianze di antichi insediamenti. Lungo il fiume Aterno si ripercorre a tratti l’antica via di collegamento Sulmona-L’Aquila, storicamente attestata dal passaggio nel 1294 di PapaCelestino V affiancato da Carlo d’Angiò e dal figlio Carlo Martello. Il torrente Rio Gambareale si origina, per convogliamento delle acque nell’Altopiano delle Rocche dove scorre a 1300 m circa di quota per defluire nel Pozzo Caldaio o inghiottitoio di Terranera, le sue acque riemergono presso lesorgenti di Stiffe e si gettano nel fiume Aterno. L’Aterno è il corso d’acqua di maggiore portata presente nel Parco, caratterizzato da un regime torrentizio, con piene invernali e secche estive, dovute all’entità delle precipitazioni e alla struttura geologica, di natura carsica, che determina percolazioni delle acque nelsottosuolo. Il medio corso dell’Aterno incluso entro i confini del Parco è il tratto di fiume che scorre tra gli abitati di Campana, a monte, e di Molina Aterno, a valle, insinuandosi nelle Gole di San Venanzio. La presenza di ripide forre caratterizza il tratto tra Beffi e Acciano, dove il corso d’acqua scorre tra pareti roccioseimpervie rendendo non percorribile l’itinerario lungo l’argine fluviale. I centri storici che si affacciano sull’Aterno costituiscono uno scenario pregevole nel contesto ambientale: Fontecchio, con la fontana trecentesca ed il Convento di San Francesco; Tione degli Abruzzi con la Collegiata di S. Maria del Ponte e con le sueTorri di difesa che insieme a quelle di Beffi e Roccapreturo costituiscono un sistema di avvistamento medievale e difensivo del contado aquilano, il nucleo antico di Acciano dal colore dorato, con oltre quindici chiese sparse sul territorio e Molina Aterno con i suoi mulini e l’area archeologica di CampoValentino. Il fiume, elemento da sempre nodale per le civiltà che qui fiorirono e si avvicendarono dalle epoche passate, è oggi sempre di più un importante risorsa naturale da salvaguardare. Ripreso il sentiero siamo passati sopra una parete rocciosa che accostava il fiume, visto che sotto non era possibile, avendo cosìla possibilità di scorgere inizialmente dall’alto il piccolo ponte. È incredibile come la sua veste anonima lo rendava nostro contemporaneo, silenziosissimo ci guardava nello stesso modo in cui guardava le tantissime generazioni prima di noi e prima di Cristo. Per terra, sulla roccia, leggevamo anche i resti di un’anticastrada romana, grazie a solchi profondi scavati dalle ruote dei carri di chissà quanti secoli fa. Quanta storia meravigliosa abbiamo alle nostre spalle, ci sostiene con forza e noi non ne siamo nemmeno consapevoli più di tanto. Altre testimonianze si leggevano sulla nera parete di roccia cheaccostava il fiume: lì, oltre a naturali clessidre, due piccole edicole votive, scolpite a vivo sulla pietra, contenevano uno spazio a sua volta contenitore del Sacro: ormai vuote della materia non lo erano altrettanto dello Spirito, continuavano, nonostante tutto, a delimitare una piccola area sacra. Continuando a camminarecosteggiando il fiume abbiamo seguito un vecchio sentiero abbandonato da tempo e per questo quasi completamente ricoperto dalla vegetazione. A causa del notevole infrattamento abbiamo proceduto molto lentamente, ma ci tenevamo a raggiungere un luogo, anch’esso un tempo molto importante eormai abbandonato: la Chiesa di Santa Maria Silvana, solitamente raggiunta da Beffi. Tuttavia la nostra fatica è stata ripagata: il sentiero chiuso attraversava un vecchio vitigno dove abbiamo trovato della frutta selvatica buonissima: nonostante fuori tempo massimo abbiamo mangiato ottime more e fichi. L’odore dellamenta ci seguiva ad ogni passo, e quando non c’era lei ad accompagnarci c’era il timo, l’origano e il rosmarino. La chiesetta sorgeva poco più avanti, completamente isolata. Purtroppo non sono riuscita a trovare molte informazioni a riguardo. Di ritorno abbiamo evitato di costeggiare il fiume passando più in alto, quasia mezza costa. Questa deviazione ci ha dato la possibilità di scorgere una colonia di vespe vasaie: si erano impossessate di un’ampia parete di roccia, alterandole il profilo con i loro molteplici nidi di terra e fango, durissimi. Il piccolo borgo di Beffi è bellissimo, un luogo incantevole, frazione del comune diAcciano. La Guida ai Castelli d’Abruzzo degli Scrigni dice: Su uno sperone roccioso che scende verso il corso del fiume Aterno, sono ancora visibili, a circa 640 m s.l.m., i resti dell’antico nucleo fortificato di Beffi, piccola frazione di Acciano, dai quali emerge l’alta torre di pietra, a pianta pentagonale, ancora ben conservata; questa, con la torre cilindrica di GorianoValli, che fronteggia sull’opposta sponda del fiume, controllava strategicamente l’accesso alla valle subequana. Il puntone possiede caratteristiche costruttive tali da rendere plausibile collocare la sua prima edificazione intorno al XII secolo. È ipotizzabile che il recinto, oggi ridotto allo stato di rudere, nonfosse utilizzato esclusivamente in caso di pericolo, ma che costituisse una residenza stabile; ciò è infatti attestato dalla presenza di alcuni ambienti all’interno del recinto fortificato, presumibilmente abitati dal feudatario e dal corpo di guardia. Il ruolo di territorio di confine, conteso tra la Diocesi di Valva equella di L’Aquila, è attestato da numerose fonti storiche. La prima fonte documentaria riguardante Beffi risale al 1185, quando il figlio di Rainaldo di Beffe era in possesso della terza parte di Beffe in Valva e “lo teneva in servizio di Gentile signore di Raiano”. Sul finire del XVIII secolo il fortilizio risultava già parzialmente abbandonato.