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domenica 17 marzo 2024

Il Cammino di Celestino da Acciano a Beffi

Da Acciano a Beffi ripercorrevamo una delle tratte più belle del Cammino di Celestino. L’immaginazione correva indietro neltempo al 1294, quando il medesimo tragitto veniva percorso da Pietro da Morrone, futuro papa, alla volta dell’Aquila. Il letto del fiumeAterno lasciava correre l’acqua che in sé aveva la memoria del tempo, quell’acqua che si era più volte rimescolata nel mondo e cheora mi piaceva pensarla come testimone di ogni conoscenza. I ruderi di un antico mulino erano a ridosso del fiume, con alte pareti inpietra e tetti sfondati, porte divelte e fermate dagli accumuli di terra, probabilmente ancora in funzione nel secolo scorso, ma cheadesso si rivestiva soltanto di edere ed accoglieva gli arbusti. Poco distante ritrovavo la chiesa di Santa Maria Silvana, visitata piùvolte in passato col riscontro di un lento degrado che anno dopo anno procedeva comunque inesorabilmente. Ma la bellezza dellanatura aveva la voce più forte che passava sopra ogni cosa, sulla superficie dell’acqua, tra gli alberi e i vigneti incolti, sopraogni pietra ossidata, sopra il piccolo e famosissimo ponte romano. L’acqua correva similmente ai pensieri, che nonostantevolessero contenere tutto, si abbandonavano al fluire del tempo.

domenica 7 novembre 2021

Dalla Torre di Goriano Valli al Ponte Romano di Beffi

Raggiungevamo la torre di Goriano Valli percorrendo un comodo sentiero che partiva dal paese, immerso nella bellezza della naturaimpreziosita dai colori dell’autunno. La sua sommità svettava sugli alberi avvalendosi ancora della sua antica funzione di avvistamento,toccando quasi i venti metri di altezza, e tra le sue simili era sicuramente la più integra e meglio conservata della valle. Sulla portavi era affissa un’ordinanza che ne limitava l’accesso (possibile tramite autorizzazione comunale) per garantirne la salvaguardia. Vi ero statagià altre volte e di nuovo ritrovavo la bellezza di quel luogo, la quiete dei suoi sentieri avvolti nella natura incontaminata, le sue vecchiemura narranti di storia. L’antica torre, databile al XIV secolo, sorgeva su di un insediamento fortificato del XII, ancora percepibile nei resti.Da lì un percorso scendeva alla volta del Fiume Aterno fino all’antico Ponte Romano situato sotto l’abitato di Beffi, che metteva incongiunzione i due paesi. Non avevo mai percorso questo tratto di sentiero che credevo impraticabile per via delle delimitazioni dellalinea ferroviaria, lo scoprivo per la prima volta oggi grazie ad un comodo sottopassaggio.



martedì 22 aprile 2014

Il Fiume Aterno tra le torri di Beffi e di Goriano Valli: dentro la Chiesa di Santa Maria Silvana

Ripercorrevamo uno dei tragitti più belli del Fiume Aterno, alla scoperta della sezione territoriale che riguardava Beffi e Goriano Valli, le cui torri si fronteggiavano da un lato e l’altro del fiumecontrollando strategicamente l’accesso alla Valle Subequana. Nel Medioevo queste torri di avvistamento caratterizzavano gran parte della vallata, la loro posizione strategica su creste ed alturegarantiva il controllo militare, la comunicazione visiva e la difesa. La vegetazione si infoltiva lungo il corso del fiume, facendo da cornice al piacevole suono dello scorreredell’acqua. Ritrovavamo l’antico ponte romano ricostruito, e i segni delle ruote dei carri sull’antica strada percorsa da Celestino V alla volta di Collemaggio. Quello che mi mancava di questaparte di territorio era un’indagine all’interno della Chiesa di Santa Maria Silvana, situata poco più avanti lungo il corso del Fiume Aterno. Il suo piccolo impianto rurale sorgeva poco distantedall’abitato di Beffi, isolato e sicuramente poco frequentato ormai da diversi anni. Il portone di accesso, chiuso a malapena con un filo di ferro, dava adito ad una sala vuota col pavimento ascacchiera, munita di un altare e decorata su due pareti da affreschi deteriorati, di cui uno realizzato da Felice d’Alessandro nel 1578 come ex voto. Le poche notizie storiche sulla Chiesa diSanta Maria Silvana ne attestavano la presenza già nel XIV secolo, ma vari indizi facevano supporre la precedente esistenza di un santuario dedicato a Silvano, ipotesi suffragata dal ritrovamentodi un cippo ( CIL, IX, 3421 ) attestante il culto di Silvano in questo territorio (citazione). Non ero mai entrata in questa piccola chiesa a causa del suo tetto fatiscente, da cui filtrava la luce sottomanifestazioni sferiche, eppure la quiete che la componeva ne tesseva la trama dell’intera struttura. Raggiungevamo Beffi seguendo un percorso probabilmente appartenuto ai fedeli, cheanno dopo anno avevano segnato la terra col peso del loro passo. L’antica Torre di Beffi  manteneva la comunicazione visiva con quella di Goriano Valli, tanto che non potevamo noncontraccambiare il punto di vista dall’altro lato del fiume. La Torre di Goriano Valli sorgeva poco distante dall’abitato, raggiungibile da un piccolo sentiero immerso nella vegetazione.La porta di accesso era fortunatamente aperta, dandoci la possibilità di pervenire alla parte sommitale con quattro giri di scale a chiocciola, da lì ammiravamo l’intera vallata e scoprivamoun nuovo punto di vista colmo di bellezza. Di sotto, un cartello di legno scolorito dagli anni dava alcune nozioni: Castello di Goriano Valli. L’impianto a pianta trapezoidale simile a quello diOcre è riconducibile al sec. XIII. La torre circolare eretta successivamente con funzione di avvistamento e difesa ha pianta circolare all’esterno e ottagonale all’interno ed è coperta con volta a cupola, in origine era coronata da merli rettangolari.

domenica 10 marzo 2013

Monte Offermo e il culto di Sant'Erasmo

Le nuvole si scandivano sotto il cielo di marzo, trovando nella sua volta profonda il giusto ritmo di prospettive lontane. Il sole andava e veniva in quel gioco nervoso del vento, copriva e scopriva lande desolate e distese coltivate, visibili perfettamente grazie ad un’aria pulita dalle varie umidità. Salivamo da Roccapreturo, alla ricerca della chiesa di Sant’Erasmo,approfittando della strada che comodamente correva sulla montagna. I prati superiori venivano lambiti dal vento, mentre l’erba dei pascoli viveva nel verde rinnovo della stagione più dolce. La chiesa di Sant’Erasmo giaceva in quella quiete solitaria, la sua bellezza veniva rispettata dagli uomini, che la tenevano aperta e pulita, confidata nel buon senso di chi andava a visitarla.Al suo interno un piccolo foglio incorniciato, sotto la statua del santo, dava alcune informazioni sulla sua storia, che riporto di seguito in corsivo. La prima domenica di giugno molti pellegrini raggiungono il santuario di S. Erasmo, posto circa 1300 metri sul monte Offermo. In particolare  dai due centri di Beffi e Succiano partono due processioni che prendono il viarispettivamente dalla chiesa di S. Giovanni e di S. Michele Arcangelo. Raggiunta la chiesetta viene officiata una messa dai sacerdoti delle rispettive frazioni. Durante la messa viene narrata la vita di Sant’Erasmo o ELMO vescovo di Formia. Si narra che S. Erasmo venne martirizzato una prima volta durante il regno di Diocleziano (284-305); sottoposto a flagellazione confruste appesantite di piombo, coperto di resina, di cera, di piombo fuso e di olio bollente, non morì. Torturato di nuovo per ordine di Massimino nel 303 venne ucciso infine sventrato. Poiché le sue viscere furono avvolte su un verricello, viene invocato per il male alla pancia. Patrono dei marinai, il suo nome è legato ai cosidetti “fuochi di Sant’Elmo”, quellefiammelle che a volte appaiono sulle estremità degli alberi delle navi. Successivamente vengono offerti i pani benedetti che, secondo la tradizione, hanno la capacità di proteggere le persone dalle malattie del ventre e le colture agricole dalla grandine. Completati i riti sacri i pellegrini si fermano per la colazione, raggruppandosi per provenienza, e poi fanno ritornoin paese per la prosecuzione dei festeggiamenti in onore del santo. Realizzato da ENRICO GIANCARLI per il nostro protettore S.Erasmo. P.S. Ricorda di tutti noi ma soprattutto dai aiuto e conforto alla famiglia di Andrea il quale ha donato la sua vita per domare le fiamme. (Testo interamente tratto da un foglio informativo situato all’interno della Chiesa di Sant’Erasmo diMonte Offermo). Il nostro passaggio veniva osservato da un gruppo di mucche al pascolo, ci scrutavano annoiate e libere, pacate nella loro natura tranquilla. Alcune stazionavano sui rilievi più alti, incuranti del vento che accelerava il suo passo nelle parti sommitali. Nonostante la sua altezza modesta di 1303 metri, Monte Offermo godeva di un’ampia panoramicità, la vistanon solo si appagava della mole maestosa del Sirente, ma era anche in grado di scorgere il Gran Sasso e la Majella, senza tralasciare alcuni scorci della valle Subequana. Ad Ovest della montagna, un’altra costruzione riguardava il culto del Santo, era la “cunetta” o “cunicella” di Sant’Erasmo, una piccola costruzione aperta che mostrava all’interno della sua volta a botte un quadroraffigurante il Santo nel momento del suo martirio. La processione penitenziale di Sant’Erasmo. Un tema ricorrente della cosidetta mentalità popolare è la rivendicazione da parte di contrapposte comunità del possesso di reliquie o statue considerate autentiche. È questo il casi di S. Erasmo a Succiano e Beffi, località che da secoli rinnovano tale “contrapposizione” neltributare la prima domenica di giugno una festa in onore al vescovo di Formia, che prevede un pellegrinaggio penitenziale ripercorrendo i luoghi mitici del passaggio del santo in quelle contrade. Così due distinte processioni muovono rispettivamente dalla chiesa di S. Giovanni a Succiano e da quella di San Michele Arcangelo a Beffi in direzione della “cunicella” di S. Erasmo postaa quota 1160 metri (il diritto di priorità nell’andamento del corteo è tradizionalmente assegnato a Beffi). Dopo una breve sosta per la benedizione rituale, si prosegue oltrepassando i “calmi” di S. Erasmo e le “impronte miracolose” lasciate, come vuole il racconto leggendario, dal Santo inginocchiatosi su una pietra. Raggiunta la cima del Monte Offermo (1303 m) siridiscende in direzione del santuario-rifugio, dove i fedeli partecipano ad una funzione religiosa che vede coinvolti altri devoti provenienti dai centri circonvicini. Nel sagrato della chiesetta viene consumato, in maniera separata dalla comunità di Succiano e Beffi, il pranzo che comprende i “panicelli” di Sant’Erasmo i quali, secondo la tradizione, preservano damalattie dell’intestino ed allontanano la grandine. (Il testo riportato in corsivo è stato scritto da Massimo Santilli e citato dal libro “Parco Regionale Sirente-Velino, guida turistica” Edizioni Amaltea).