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domenica 14 aprile 2013

Anello di Rocca di Cambio per un canalino di Monte Ocre e la cresta di Monte Cagno

La montagna si vestiva delle due facce della primavera, i lati esposti a Sud si innescavano della nuova vita della vegetazione dimontagna, mentre a Nord tutto appariva ancora serrato nelle mani dell’inverno. Dove giungeva il calore del sole la neve siscioglieva e dava spazio alla fioritura dei crochi, spesso lambiti dai piccoli ruscelli di scolo generati dal disgelo. La zonadell’Acquazzese appariva come una terra mista, un luogo ibrido del transito delle stagioni dove si trovava di tutto, dalla neve allefoglie secche e all’erba rinnovata. I tanti canali a Nord di Monte Ocre si riempivano di neve trasformata ormai da tempo, alcunitenevano in grembo lo scivolo di piccole slavine, mentre altri tenevano in testa corone di cornici ghiacciate. Un passo dopol’altro il paesaggio cambiava sotto i nostri occhi: più salivamo di quota e più il nostro sguardo scrutava a valle alla ricerca divisioni orizzontali. Sulla cima, i ripidi pendii si smorzavano lungo il crinale roccioso, la primavera aveva scoperto il filo di cresta,rimarcando in questo modo il profilo della montagna. Molte delle vallate sommitali continuavano a coprirsi di neve, quel mantoesitava a scoprirsi nei punti di maggior accumulo, donando all’orizzonte il ricamo di superfici maculate. Il bordo rocciosodella cresta di Monte Cagno viveva l’equilibrio in bilico di enormi cornici di neve, alcune si erano addirittura staccate sotto i nostriocchi, dandoci così la possibilità di ammirare lo straordinario spettacolo della forza della Natura.

mercoledì 18 maggio 2011

I Narcisi dell'Altopiano delle Rocche: tra Terranera, Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo

Il profumo dei narcisi riecheggiava come un canto, così esaltato dal sole che ne diffondeva il profumo. Le calde giornate di primavera si disponevano silenziose per l’estate: ora veniva iltempo del caldo, della quiete, con la terra riarsa al sole e il sollievo delle ombre. Tra la stagione degli amori e la stagione dei frutti, la Natura frapponeva una stasi rovente, fatta dell’oro deicampi di grano, dei papaveri e dei fiordalisi. La terra portava in grembo la maturazione della vita, e forse per questo doveva riposare. Lo spettacolo meraviglioso si perdeva a vista d’occhionelle sfumature di bianco viste in lontananza: bisognava immergersi dentro quel mondo, per godere di tutta la sua meraviglia. L’Eco della ninfa si perdeva dietro ogni fiore, chemosso dal vento liberava il suo profumo. Come sono cari i narcisi agli amanti, a tutti coloro che amano, che prima di voler bene agli altri amano se stessi.

domenica 12 dicembre 2010

Monte Cagno da Rocca di Cambio

Rocca di Cambio è il comune più alto dell’intero Appennino, la sua altitudine è di 1434 metri sul livello del mare. Il nome così particolare lo prende dalla montagna che lo sovrasta, Monte Cagno, con un’evoluzione di forma: è di fatti possibile che prima ilpaese si chiamasse proprio Rocca di Cagno (tra l’altro gli abitanti prendono il nome di roccacagnesi). Mi aveva sempre incuriosito tanto la disposizione di quel rilievo con quell’abitato, mi dava modo di pensare a quanto fosse forte il legame che lo unisse allasua gente, vista la maniera in cui era posizionato, come se fosse la protezione di un atteggiamento materno. Questa era la terza volta che tentavo di salire su quel crinale, le altre due avevo semplicemente rinunciato, una volta a causa della neve, ed unavolta a causa della nebbia. Oggi però si poteva fare, anche se la condizione del vento non disponeva la massima godibilità del giro. L’aria era fredda e sapeva di neve. La volta del cielo era azzurra e illibata, perché le nuvole erano solo sotto di noi. Mi piacetanto l’illusione di associarle al mare, quando l’impressione è quella di vedere le montagne galleggiare, poiché situate più in alto di quella consistenza. E così era la vista del Gran Sasso, una imponente mole maestosa al di sopra di un sottileequilibrio precario. Leggerissimo. Mano mano che salivamo il vento si moderava in forte, tanto da farci percepire anche meno di dieci gradi sotto zero. L’intenzione era quella di proseguire fino a Monte Ocre, davvero poco distante da lì, in modo da godere dellavisione di cresta. Ma il vento ci spostava e ci tormentava troppo per farci provare piacere a fare quel tragitto. Torniamo indietro, trovando un attimo di pace in un’insenatura tra rocce esposte a Nord, non avevo mai assistito ad una bufera di vento (e io checredevo che esistessero solo le bufere di neve!! Maledetta ignoranza). Mano mano che scendevamo le temperature si rialzavano e il vento perdeva d’intensità, fino a moderarsi di nuovo in una condizione sostenibile. Mi era piaciuta molto la vistache si godeva da lassù, vedevo bene la condizione di Campo Felice, e il suo innevamento. Di ritorno al paese, la sorpresa più bella è stata quella di veder scendere su di noi dei timidi fiocchi di neve che, nell’incertezza e senza saperlo, venivano incontro ai miei desideri.

domenica 23 maggio 2010

Monte Ocre da Forcamiccia


Oggi sono salita sulla cima Monte Ocre (2204 m). Finalmente quest'anno dopo due tentativi (uno, due) sfumati entrambi ad una cinquantina di metri dalla vetta, presso i Tre Bauzi (2150 m), sono riuscita ad arrivare su! Temevo un po' le ultime nevicate fuori luogo degli utimi giorni (qui il tempo è impazzito), ma ormai già si era squagliato tutto, e non c'è stato il minimo problema. Poco oltre Rocca di Cambio c'è una strada parzialmente asfaltata (segnata al suo ingresso da un cartello sentieristico del CAI) dove, finito l'asflato, inizia un sentiero che conduce alla località di Forcamiccia. Abbiamo lasciato le auto ad una altitudine di poco più di 1400 m. Forcamiccia è un punto di passaggio che collega il Piano di Campo Felice con l'Altopiano delle Rocche. Da lì il sentiero per arrivare su è davvero semplice e ben segnato. L'escursione di oggi, facendo parte del corso di escursionismo del CAI, aveva annessa una parte didattica: presso Settacque avevamo appuntamento con un ex membro del soccorso alpino, Paolo De Angelis, una persona che ho ammirato fin da subito. Ricordo di quando è venuto in precedenza a parlarci durante una lezione teorica, era la prima volta che ascoltavo l'esperienza di uno dei membri del soccorso alpino. Non parlava solo con le parole, ma anche con i gesti, le mani, e soprattutto con gli occhi. Quelli sono occhi che hanno visto di tutto. Lo capivo dallo sguardo e da come ci parlava, era testimone di cose orribili, cose che personalmente non vorrei mai vedere. Non esistono atleti o esperti o campioni: fulmini e valanghe non fanno distinzioni. Il pericolo bisogna conoscerlo (o intuirlo) solo per evitarlo. Basta una distrazione per sbagliare. Ricordo che dopo averlo ascoltato l'ho ringraziato tanto per avermi raccontato la sua esperienza, e lui mi ha detto, raccomandandosi ulteriormente, di non dare mai nulla per scontato, ma di anticiparmi sempre nei passi da fare, calcolando sempre quello che viene dopo. (Mentre mi diceva questo pensavo alla tecnica del gioco degli scacchi. Forse è proprio così che funziona. Anticiparsi sempre di quattro o cinque mosse per vincere. E in questo caso vincere significa semplicemente vivere). Ci ha fatto vedere come si presta un soccorso giusto per farci rendere conto di cosa generalmente si svolge in un contesto simile, ma solo per farci fare un'idea. Tuttavia una cosa importante ce l'ha insegnata, può sembrare scontata come cosa, ma non lo è per niente. È la prima regola del soccorritore, quella che dice Proteggi Te stesso. (Cioè se si vede una persona a terra, prima di vedere se è vivo o morto o svenuto, vedere se si può accedere lì senza mettersi in pericolo). Apprendere questo è già tanto, perchè evita ulteriori soccorsi... come dice lui, un incidente può succedere, due no. Quello del Soccorso è un tema molto ampio e complesso, ci vorrebbero mesi solo per apprenderne i meccanismi. Dopo aver salutato Paolo De Angelis continuiamo la salita per la cima di Monte Ocre (2204 m). La bellezza di quel luogo è indiscutibile. Arrivati su non trovavo più la corce storta che lo caratterizza, purtroppo è precipitata poco sotto la cima, puntandosi di testa. Per rimetterla a posto mi sa che ci vuole uno pratico. (La foto che ho messo sotto l'ho scattata il 28 luglio 2009). Abbiamo sostato poco lassù a causa della pioggia, ma nulla di preoccupante. E' stata una giornata davvero piacevole, dopo le ultime uscite basse dovute al tempo instabile, risalire un pò in quota è stato molto bello per me.