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sabato 18 giugno 2016

Monte Ocre e Monte Cagno da Forca Miccia

I sentieri dei minatori conducevano alla parte alta della montagna, sulla via di Forca Miccia si aprivano gli altipiani superiori delleSettacque, tra Monte Ocre, Monte Cagno e Monte Cefalone. I pascoli stazionavano sotto la quiete di giugno, e in quota si schiudevanoancora i fiori sulla soglia dell’estate. Sul filo di cresta i panorami lasciavano scoprire le loro lontananze, il verde brillava sotto il pesodel sole, e ammiravamo la sorpresa di un campo di asfodeli nella zona alta di Canavine.


domenica 14 aprile 2013

Anello di Rocca di Cambio per un canalino di Monte Ocre e la cresta di Monte Cagno

La montagna si vestiva delle due facce della primavera, i lati esposti a Sud si innescavano della nuova vita della vegetazione dimontagna, mentre a Nord tutto appariva ancora serrato nelle mani dell’inverno. Dove giungeva il calore del sole la neve siscioglieva e dava spazio alla fioritura dei crochi, spesso lambiti dai piccoli ruscelli di scolo generati dal disgelo. La zonadell’Acquazzese appariva come una terra mista, un luogo ibrido del transito delle stagioni dove si trovava di tutto, dalla neve allefoglie secche e all’erba rinnovata. I tanti canali a Nord di Monte Ocre si riempivano di neve trasformata ormai da tempo, alcunitenevano in grembo lo scivolo di piccole slavine, mentre altri tenevano in testa corone di cornici ghiacciate. Un passo dopol’altro il paesaggio cambiava sotto i nostri occhi: più salivamo di quota e più il nostro sguardo scrutava a valle alla ricerca divisioni orizzontali. Sulla cima, i ripidi pendii si smorzavano lungo il crinale roccioso, la primavera aveva scoperto il filo di cresta,rimarcando in questo modo il profilo della montagna. Molte delle vallate sommitali continuavano a coprirsi di neve, quel mantoesitava a scoprirsi nei punti di maggior accumulo, donando all’orizzonte il ricamo di superfici maculate. Il bordo rocciosodella cresta di Monte Cagno viveva l’equilibrio in bilico di enormi cornici di neve, alcune si erano addirittura staccate sotto i nostriocchi, dandoci così la possibilità di ammirare lo straordinario spettacolo della forza della Natura.

mercoledì 25 aprile 2012

Monte Ocre e Monte Cagno da Forcamiccia

Il freddo della notte aveva lastricato di ghiaccio la parte alta della montagna, lasciando correre il sentiero tra disegni di vetro ecespugli di calaverna. Tutti quei ghiaioni bianchi rimandavano al candore della neve, che con le sue lingue immobili maculavano lazona delle Settacque. La terra che si scopriva al sole vedeva la bellezza dei crochi che annunciavano la primavera, tuttoappariva nella transizione di passaggio, tra i prati rinverditi dal rigoglio della giovinezza e gli ultimi sentori della memoriadell’inverno. A breve tutto si sarebbe risvegliato, la terra sarebbe diventata calda e avrebbe incamerato il più possibile i raggi delsole, fino a fecondarsi del suo calore e della sua vita. La lunga cresta che collegava i rilievi di Monte Ocre e di Monte Cagnovedeva dinanzi a sé il profilo del Gran Sasso, tra i colori nitidi, così puliti dal vento, ed il gioco particolare di nuvole svaporate. Gliultimi accumuli di neve si arricciavano verso Nord, mentre la brina brillava ai raggi del sole e le zone d’ombra erano vetrificate.

domenica 12 dicembre 2010

Monte Cagno da Rocca di Cambio

Rocca di Cambio è il comune più alto dell’intero Appennino, la sua altitudine è di 1434 metri sul livello del mare. Il nome così particolare lo prende dalla montagna che lo sovrasta, Monte Cagno, con un’evoluzione di forma: è di fatti possibile che prima ilpaese si chiamasse proprio Rocca di Cagno (tra l’altro gli abitanti prendono il nome di roccacagnesi). Mi aveva sempre incuriosito tanto la disposizione di quel rilievo con quell’abitato, mi dava modo di pensare a quanto fosse forte il legame che lo unisse allasua gente, vista la maniera in cui era posizionato, come se fosse la protezione di un atteggiamento materno. Questa era la terza volta che tentavo di salire su quel crinale, le altre due avevo semplicemente rinunciato, una volta a causa della neve, ed unavolta a causa della nebbia. Oggi però si poteva fare, anche se la condizione del vento non disponeva la massima godibilità del giro. L’aria era fredda e sapeva di neve. La volta del cielo era azzurra e illibata, perché le nuvole erano solo sotto di noi. Mi piacetanto l’illusione di associarle al mare, quando l’impressione è quella di vedere le montagne galleggiare, poiché situate più in alto di quella consistenza. E così era la vista del Gran Sasso, una imponente mole maestosa al di sopra di un sottileequilibrio precario. Leggerissimo. Mano mano che salivamo il vento si moderava in forte, tanto da farci percepire anche meno di dieci gradi sotto zero. L’intenzione era quella di proseguire fino a Monte Ocre, davvero poco distante da lì, in modo da godere dellavisione di cresta. Ma il vento ci spostava e ci tormentava troppo per farci provare piacere a fare quel tragitto. Torniamo indietro, trovando un attimo di pace in un’insenatura tra rocce esposte a Nord, non avevo mai assistito ad una bufera di vento (e io checredevo che esistessero solo le bufere di neve!! Maledetta ignoranza). Mano mano che scendevamo le temperature si rialzavano e il vento perdeva d’intensità, fino a moderarsi di nuovo in una condizione sostenibile. Mi era piaciuta molto la vistache si godeva da lassù, vedevo bene la condizione di Campo Felice, e il suo innevamento. Di ritorno al paese, la sorpresa più bella è stata quella di veder scendere su di noi dei timidi fiocchi di neve che, nell’incertezza e senza saperlo, venivano incontro ai miei desideri.