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domenica 8 dicembre 2024

Tra antiche chiese e querce monumentali intorno ai Prati di Foce di Teora - i ruderi di San Giuliano

Sull’altopiano dei Prati di Foce, nascosti nel fitto della vegetazione, rimanevano i resti di un’antica chiesa battesimale dedicataa San Giuliano. L’individuazione era stata facilitata da una piccola targa e da alcune segnalazioni temporanee poste recentemente,plausibilmente finalizzate alla valorizzazione storico-naturalistica del territorio. L’attestazione della chiesa risaliva alla metàdel XII secolo, e secondo gli studi la sua struttura era frutto del reimpiego di blocchi calcarei e di epigrafi di età romana.Le piccole mura rimaste in piedi definivano come uno scrigno l’area sacra, che con la consapevolezza della storia e la bellezzadel bosco circostante, si svelavano ancor più preziose nella percezione. (Interessanti informazioni sulla chiesa sono riportate inquesta pagina web). L’altopiano di Foce si raccoglieva sotto il suo anfiteatro di montagne dai manti boscosi imbruniti dal freddo, con l’erba rasa ancora verde dei prati che ingannava la percezione delle stagioni. Una modesta pioggia scendevaleggera, bagnando i colori e rendendoli più brillanti. La magnifica quercia di Basanello – la famosa Cacatora – ci accoglievacome un riparo, così imponente e antica, censita e protetta, giungeva a noi come un monumento da tutelare. Tra stradee antichi sentieri dimenticati e poi riscoperti compivamo un anello ridiscendendo nella piana presso il Casale Federici, ancorain piedi ma cadente e malridotto dal peso degli anni, sempre più vestito di rovi e destinato all’oblio.

venerdì 26 marzo 2021

Da Casaline ad Amiternum per il Castello di Cesura e i Prati di Foce

Consultando la schedatura analitica delle opere fortificate abruzzesi curate da Giuseppe Chiarizia (Abruzzo dei Castelli), il Castello diCesura risultava nella conformazione di traccia storica, di proprietà incerta e il cui primo impianto risaliva al XII secolo. Già altre volte - inautunno e in inverno - ne avevo descritto le mie impressioni, adesso erano quelle sulla soglia della primavera, che riscoprivano con nuovesensazioni lo stesso luogo. Dal piccolo paese di Casaline un sentiero battuto ci introduceva alla volta della montagna, dove panoramifamiliari si aprivano agli occhi e al cuore con forte sentimento di appartenenza. I primi fiori svelavano la loro bellezza, soprattuttol’Hepatica nobilis, l’erba trinità che con le sue sfumature di viola impreziosiva molti angoli di sottobosco. Dal Castello di Cesurascendevamo verso i Prati di Foce, per poi seguire strade solitarie che mettevano in comunicazione piccoli paesi in parte abitati, che solonella stagione estiva vivevano maggiore affluenza. Quelle vecchie strade asfaltate e solitarie si incrociavano a tratti con quelle sterrate,attraversando luoghi remoti alle pendici di Monte Rua.

domenica 23 novembre 2014

Anello dei Prati di Foce per il Castello di Cesura

I Prati di Foce si raccoglievano al di sotto di piccole montagne, isolandosi a Sud con maggiori baluardi. Una lunga cresta si poneva come spartiacque con la valle del rio Forcella, dove ipaesi di Menzano, Santi e Casaline caratterizzavano una delle ultime estensioni della terra d’Abruzzo, prima del reatino e della Salaria. Il valico di accesso che metteva in comunicazione i dueversanti della montagna ormai era anonimo e segnato a malapena da un sentiero, così come erano anonimi i resti dell’antico Castello di Cesura. La prima volta che lo vidi era d’inverno, e laneve aveva coperto di molto il perimetro basso delle sua mura, adesso si lasciava scoprire sotto l’aria fredda di novembre, scaldata a malapena dagli ultimi colori dell’autunno. Alcunestanze mantenevano ancora la loro funzione di dimora, accogliendo piante ed arbusti tra le poche mura rimaste, mentre la memoria della pietra tornava indietro di quasi mille anni,quando da quella posizione dominante vi era il controllo sulle vallate sottostanti. Il Castello di Cesura venne edificato nel XII secolo a beneficio dei coloni dei terreni spettanti alla Badia di SanQuirico e Giulitta, segnando il confine tra l’antico contado Reatino e quello Amiternino. Anton Ludovico Antinori testificava il contributo di Cesura alla fondazione della città dell’Aquila, nel1254, e la sua capitolazione nel 1349 per mano del conte Lalle Camponesco Aquilano; venne completamente abbandonato, dopo di che i secoli continuarono a livellare inesorabilmente lesua mura. Riprendevamo il sentiero che metteva in comunicazione gli antichi confini, immettendoci nuovamente nei Prati di Foce. Una carrareccia costeggiava a Nord la vallata,passando davanti ad un vecchio casolare in rovina. Tale struttura aveva da sempre attirato la mia attenzione, ma non era mai stata accessibile a causa del fitto groviglio di rovi che la rendevaimpenetrabile. Il freddo aveva messo a dimora le piante e finalmente senza il fogliame riuscivamo ad individuarne l’accesso: al suo interno alcuni ingranaggi di archeologia industrialeavrebbero potuto svelarne la funzione, ma avevo paura ad avvicinarmi a causa del soffitto gravemente pericolante.

domenica 24 febbraio 2013

Il Castello di Cesura da Casaline

Il cielo si caricava delle scure tonalità del maltempo, rilasciando neve ed altre precipitazioni a seconda dell’altitudine. Un sentieroanonimo partiva da Casaline e raggiungeva il rilievo di Colle Marco: i resti dell’antico castello riportato sulle carte militari siscorgevano di tanto in tanto nella neve, dando l’intuizione dell’antico perimetro delle sue mura. Il Castello di Cesura,secondo alcuni documenti, attestava la sua origine nel XII secolo e la sua distruzione al XIV, contribuì alla formazione della cittàdell’Aquila, e vide il suo spopolamento a favore di quest’ultima. I ruderi di quella antica costruzione rimanevano da sempre nelsentimento degli abitanti di Casaline, tanto che nonostante il passare dei secoli continuavano ancora a chiamare quella piccolamontagna col nome di castégliu. Dall’alto lo sguardo si accostava ad altri rilievi modesti, aprendosi sui sottostanti prati di Foce, edaffiancandosi lateralmente a Monte Rua, mentre ulteriori lontananze erano oscurate dalla foschia delle precipitazioni.Alcuni cavalli poco distanti si spostavano lentamente in gruppo, non curanti del maltempo: il vento cominciava a soffiare conviolenza, trasformando quelle piccole cime in trampolini per la neve spazzata.