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domenica 15 luglio 2018

Anello di Monte La Meta delle Mainarde

Salivamo dai Campitelli lungo la Conca dei Biscurri, passando per i ruderi del Fortino Diruto, un’antica casermetta utilizzata nella secondametà dell’Ottocento per tenere sotto controllo i briganti, soliti rifugiarsi in quei boschi con lo scopo di assaltare chi si dirigeva verso il Passo deiMonaci, unico collegamento fra il Lazio e l’Abruzzo. Un tempo vi erano pastori, commercianti e monaci benedettini, ora soltanto noi e qualchealtro escursionista che vedevamo in lontananza. Alla nostra sinistra la lunga dorsale di Monte Miele ci divideva dalla Valle Pagana, come unmagnifico spartiacque. L’ambiente diveniva sempre più severo, tra ghiaioni, sfasciumi e valloni ondulati di vecchie morene, dove a trattiresistevano ancora piccoli depositi di neve. Scendevamo per la Valle Pagana incontrando un rivolo che la impreziosiva, mentre nel bosco uncampo carreggiato catturava la nostra curiosità con la particolare bellezza delle sue forme.

sabato 21 settembre 2013

Monte La Meta da Picinisco

La Meta teneva la testa di tutto il gruppo delle Mainarde, segnando il triplice confine tra Abruzzo, Lazio e Molise. Ilversante laziale trovava il varco di accesso a seguito del paese Picinisco: una lunga strada ricca di tornanti a gomito saliva indirezione della montagna, mostrando in ripida progressione la bellezza della Ciociaria. Ai confini del Parco Nazionale d’Abruzzo,Lazio e Molise trovavamo l’essenza della sua natura selvaggia, il sentiero, dapprima nel bosco, si schiariva nelle alture superiori,aperte e sassose, stemperate dal candore delle pietra. Le vallate si amplificavano mostrando scorci severi, spogli e impervi, in unsusseguirsi di doline che ne movimentavano la superficie. Monte La Meta si innalzava dal Passo dei Monaci con la sua maestosapredominanza, e rivelava su di sé branchi indisturbati di camosci. Sulla linea di cresta lo sguardo si apriva anche sul versanteabruzzese, lasciando scoprire la Val Pagana e i Biscurri, dove erano ancora percepibili i resti di un antico Blockhaus, un fortinoin pietra utilizzato nell’Ottocento dai soldati piemontesi nella lotta contro brigantaggio abruzzese, secondo d’importanza solo aquello della Majella. Lo sguardo si apriva sulla riserva integrale di Monte Petroso, in un gioco di chiaroscuro di nuvole talmentebello da metterlo in risalto, così come con tutte le altre montagne del Parco.

domenica 10 aprile 2011

Passo dei Monaci di Monte Meta da Vallefiorita

Il Passo dei Monaci è antico collegamento e forse unico tra Lazio e Abruzzo, sfruttato da commercianti, pastori e dai monaci benedettini. La tradizione vuole che arrivati al passo, i monacisolevano depositare una pietra, a volte davvero grande, tanto da formare, con il trascorrere degli anni, cumuli alti un paio di metri e ben visibili al centro del pianoro. Il nome forse traeorigine da una antica leggenda che narra di tre monaci che vi trovarono la morte tentando di passare il valico durante una bufera. (Info del CAI di Isernia). Non mi rimaneva difficileimmaginare i briganti sulla via del Passo dei Monaci, comprendevo bene come le asperità delle Mainarde potessero fornire riparo ai fuorilegge, che tra anfratti, grotte e distesesecolari di faggio erano in grado di trovare dimora in liberi bivacchi. Su queste montagne si erano scritte pagine e pagine di storia del Brigantaggio d’Italia; chissà quante fughe e quanterappresaglie, scontri, conflitti e colluttazioni avevano visto questi boschi e questi pendii, dove riecheggiava soprattutto il nome del brigante Domenico Fuoco, ucciso proprio sul Monte Meta nel1870. La bellezza della Natura stava nella sua condizione selvaggia, adesso come allora si manteneva questa prospettiva meravigliosa: era questo il bello del Parco Nazionale d’AbruzzoLazio e Molise, che proprio in questa zona segnava il suo triplice confine. In questo giorno il CAI di Isernia festeggiava i 150 anni dell’Unità d’Italia con una escursione intersezionale con i CAI diL’Aquila, Sora, Cassino, Foggia e Sulmona. Chi prima e chi dopo segnava il passaggio su queste montagne, trovando sul valico il tricolore italico sbandierare al vento. È stata davvero unagiornata piacevole: nonostante l’affluenza di gente non ci si perdeva nella confusione, ma si trovava piacevole seguito a Scapoli – patria della zampogna – dove il Comune di Iserniaoffriva gentilmente il pranzo a tutti gli escursionisti che avevano preso parte all'evento.