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domenica 21 agosto 2016

Monte Meta del Voltigno

La vista di Monte Meta era come uno scivolo di luna frapposto tra il margine orientale di Campo Imperatore e la Piana del Voltigno. Il sentiero saliva all’ombra dei pini, tra piante di lamponi e piccoligarofani di bosco; mano a mano lo sguardo si apriva lontano, si scoprivano scorci e montagne, e distese vellutate di prati modulati dai crateri delle doline. Questa era una delle montagne minori,considerata poco perché di modesta altitudine, ma io la trovavo bellissima avvolta dal silenzio e dai ginepri. La Piana del Voltigno dorava i suoi prati mettendo in risalto il verde bordo dei fossi, cheaccennavano le anse di un rigagnolo tormentato. I pascoli si raccoglievano in una depressione della valle, protetta tutt’intorno da boschi verdi e fitti. Tra Monte Meta e Monte Capo di Serre tantedoline disegnavano il territorio, i grilli si perdevano in canti assordanti e insoliti tholos a base quadrata raccoglievano la nostra attenzione.

domenica 10 aprile 2011

Passo dei Monaci di Monte Meta da Vallefiorita

Il Passo dei Monaci è antico collegamento e forse unico tra Lazio e Abruzzo, sfruttato da commercianti, pastori e dai monaci benedettini. La tradizione vuole che arrivati al passo, i monacisolevano depositare una pietra, a volte davvero grande, tanto da formare, con il trascorrere degli anni, cumuli alti un paio di metri e ben visibili al centro del pianoro. Il nome forse traeorigine da una antica leggenda che narra di tre monaci che vi trovarono la morte tentando di passare il valico durante una bufera. (Info del CAI di Isernia). Non mi rimaneva difficileimmaginare i briganti sulla via del Passo dei Monaci, comprendevo bene come le asperità delle Mainarde potessero fornire riparo ai fuorilegge, che tra anfratti, grotte e distesesecolari di faggio erano in grado di trovare dimora in liberi bivacchi. Su queste montagne si erano scritte pagine e pagine di storia del Brigantaggio d’Italia; chissà quante fughe e quanterappresaglie, scontri, conflitti e colluttazioni avevano visto questi boschi e questi pendii, dove riecheggiava soprattutto il nome del brigante Domenico Fuoco, ucciso proprio sul Monte Meta nel1870. La bellezza della Natura stava nella sua condizione selvaggia, adesso come allora si manteneva questa prospettiva meravigliosa: era questo il bello del Parco Nazionale d’AbruzzoLazio e Molise, che proprio in questa zona segnava il suo triplice confine. In questo giorno il CAI di Isernia festeggiava i 150 anni dell’Unità d’Italia con una escursione intersezionale con i CAI diL’Aquila, Sora, Cassino, Foggia e Sulmona. Chi prima e chi dopo segnava il passaggio su queste montagne, trovando sul valico il tricolore italico sbandierare al vento. È stata davvero unagiornata piacevole: nonostante l’affluenza di gente non ci si perdeva nella confusione, ma si trovava piacevole seguito a Scapoli – patria della zampogna – dove il Comune di Iserniaoffriva gentilmente il pranzo a tutti gli escursionisti che avevano preso parte all'evento.

sabato 10 aprile 2010

Anello di Monte Meta, Lago Sfondo e Rifugio Ricotta

Monte Meta (1784 m) è una delle cime dei contrafforti meridionali del Gran Sasso. Sembra un dente di squalo con la punta rivolta al cielo, ed è dotato di un'anticima che ne accresce ulteriormente la bellezza. Lasciata la macchina nei pressi del rifugio Ricotta (1517 m), abbiamo inizialmente seguito la carrareccia che porta in direzione della Valle del Voltigno, per poi lasciarla e tenere solo il riferimento visivo dell'anticima: la nostra intenzione era quella di eseguire il percorso in cresta. Quanti ginepri ci sono lì! Davvero il covo ideale delle vipere! (immagino a giugno che serpaio può essere quella zona...). La cima di Monte
Meta (1784 m) si raggiunge in poco tempo, sembra aggressiva perchè ripida, ma tuttavia è breve e fattibile; e la vista da lassù è spettacolare! Si gode sia la piana di Campo Imperatore che quella del Voltigno, con tutte le loro diversità messe a confronto. La bellezza del Voltigno sta soprattutto nei numerosi laghetti carsici che si vanno formano via via con lo scioglimento delle nevi. Intenzionati a scendere nella piana, per vederli meglio da vicino, siamo passati in mezzo al Bosco Carboniere, costeggiando la Valle della Cornacchia (lungo il tragitto c'è pure Fonte Cornacchiella e Fonte Cornacchia). Giunti a valle abbiamo proseguito fino al Lago Sfondo (1304 m), punto cruciale cartografico che segna il confine tra la provincia dell'Aquila e quella di Pescara (la parte Nord Ovest è aquilana, quella Sud Est pescarese), e pensare che è un laghetto piccolo piccolo. Dicono che abbia preso questo nome dalla notevole profondità che lo caratterizza (chissà se è vero o no...). Fatto il giro di boa abbiamo preso di petto la montagna in direzione della Zingarella, riprendendo la Valle Caterina, e proseguendo fino a chiudere l'anello con il Male Passo. Detto così, con la carta sotto mano, sembra facile, ma non lo è per niente perchè buona parte del bosco (fittissimo) è segnato male. Poco poco si sbaglia sentiero sono guai seri perchè non è facile orientarsi lì in mezzo. Uno dei pochi segni orientativi di riferimento (che mi sembra doveroso riportare) è costituito da un vecchio rudere (ormai poche mura a secco), di sicuro appartenuto a qualche carbonaio o boscaiolo.