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domenica 17 agosto 2014
Sibillini - Monte Porche e Palazzo Borghese
domenica 6 luglio 2014
Anello sui Monti Sibillini passando per il Lago di Pilato, Forca Viola e Cima del Redentore
domenica 12 settembre 2010
Pizzo Berro dalla Valle del Panico
I Sibillini sono montagne rilassanti, la loro conformazione morbida permette di allentare le preoccupazioni e di elevare l’inconscio a filo di cresta. I ripidi pendii erbosi sono in grado di far scivolare giù tutti i pensieri, l’unica cosa oggettiva che
trattengono è il canto della Sibilla, follia di pochi, sembrava di ascoltarla nei momenti di maggior silenzio. Quel mistero correva lungo tutti i crinali e le vallate, si tuffava negli inghiottitoi e riappariva sulle cime. Non posso che amare tutto questo. Mi fa
stare molto bene. Le morfologie seguivano linee lisce e sconfinate, quelle montagne si percepivano come da dentro un sogno, dove le forme si sintetizzano nella semplicità più infantile. Una persona che era con me mi ha fatto notare che sono queste le
montagne che disegnano i bambini, quanto è vero, sono proprio queste. La scelta di Pizzo Berro (2259 m) è stata una proposta del CAI dell’Aquila, e la fortuna ha voluto che il gruppo fosse piccolo, stranamente silenzioso e ben amalgamato. Siamo partiti da Casali,
un paesino frazione di Ussita, in provincia di Macerata. Da lì, a seguito di una lunga carrareccia, ci siamo addentrati nella Valle di Panico, un’enorme vallata che sale verso due circhi glaciali separati da un crinale montuoso. È proprio da qui che abbiamo
preso la cresta. Il panorama intorno a noi si apriva come un respiro a pieni polmoni. La parte finale che conduce alla vetta era ferrata da due catene, questo è l’unico tratto attrezzato di tutti i Monti Sibillini. Con calma e prudenza (abbiamo usato anche una
corda) siamo saliti su, uno alla volta. Le nuvole si lanciavano in molteplici giochi di forme, togliendoci il calore del sole. Nella mia mente prendeva corpo la consapevolezza di settembre, della sua aria e della sua bellezza. Sta cambiando la stagione, ed io amo i
momenti di passaggio, quando la normalità si altera e disturba le piccole abitudini appena formate. Mi piace tanto questo lieve disorientamento, perché mi dà modo di mettere a fuoco le cose appena trascorse (tutto si comprende meglio con la sua assenza).
Il percorso complessivo dell’escursione è stato di 18 km, con un dislivello in salita di circa 1400 metri. Nei tempi abbiamo impiegato 4 ore a salire (con pausa/ferrata) e 3 ore scarse a
scendere. Ad accompagnarci c’erano AE Leucio Rossi (coordinatore dell’escursione), AE Latino Bafile e AE Mario D’Angelosante.
scendere. Ad accompagnarci c’erano AE Leucio Rossi (coordinatore dell’escursione), AE Latino Bafile e AE Mario D’Angelosante.
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domenica 7 giugno 2009
Monte Vettore

Bisogna insistere e perseverare. Tutte le cose si conquistano a fatica. Ho capito da subito che la montagna mi avrebbe insegnato tanto. E poi mi piacciono i montanari, sono persone che non hanno mezze misure, non fanno i complimenti e non si fanno problemi a dirti le cose. E infatti m'hanno ripreso diverse volte, facendomi riflettere su cosa soprattutto peccavo: l'equipaggiamento. Lo zaino che portavo m'hanno detto di buttarlo direttamente, perchè piccolo e inutile, e poi non avevo: k-way, guanti, giacca a vento, pile, cappello e fascia per le orecchie, insomma una schifezza di attrezzatura. Nonostante mi sentissi come un peso morto per loro (e sono convinta che l'hanno pensato) mi sono venuti incontro lo stesso prestandomi un k-way e una fascia per le orecchie. I bastoncini per fortuna li avevo comprati il giorno prima (almeno quelli). Siamo partiti la mattina presto da Tortoreto che faceva caldissimo, e siamo arrivati lassù che ci ha preso una tempesta di neve. Quanto mi sembrava assurdo questo sbalzo. Ci siamo rintantati in un piccolo rifugio di pochi metri quadri, pieno di escursionisti che ovviamente cercavano riparo. Come si è calmata la bufera siamo riscesi, a un'ora dalla vetta. Ma a me andava bene uguale, comunque è stata per me un'altra conquista.
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