Visualizzazione post con etichetta monti sibillini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta monti sibillini. Mostra tutti i post

domenica 17 agosto 2014

Sibillini - Monte Porche e Palazzo Borghese

Le nuvole ombreggiavano le montagne cambiando di volta in volta il volto dei Sibillini, simili a piramidi d’erba. Un greggenumeroso di pecore dava voce al Pian Perduto, intanto che un pastore urlava loro per richiamarle alla razione giornaliera disale. Il filo di cresta che collegava il Monte Porche con la restante Sibilla contava sul dorso diverse sagome di viandanti, mentre dalbasso delle vallate il ventre delle montagne celava la forma di antichi circhi glaciali. Palazzo Borghese si innalzava col suoprofilo roccioso e insolito, simulando la morfologia bugnata di antiche residenze nobiliari. Sotto di esso un antico percorsoromano conduceva alla Piana di Castelluccio, era la Strada Imperiale, una delle tre vie doganali che per secoli erano stateseguite dai pastori per immettersi sulle vie della transumanza.

domenica 6 luglio 2014

Anello sui Monti Sibillini passando per il Lago di Pilato, Forca Viola e Cima del Redentore

Molti turisti affollavano il valico di Forca di Presta, dando nota delle diverse provenienze attraverso differenti cadenze dialettali.Quasi tutti si incamminavano lungo il sentiero marcato per il Monte Vettore, o quantomeno ad un punto di vista superiore perammirare dall’alto la bellezza delle fioriture della Piana di Castelluccio. Le nuvole andavano e venivano, e vestivano disuggestione i rilievi più alti, mentre la neve ancora si tratteneva in alcuni inghiottitoi, dando spazio anche in quota a fiorituretardive. Scoprivamo il Lago di Pilato incastonato nel maestoso circo glaciale tra la Punta del Diavolo e la Cima del Lago: la suaacqua incredibilmente limpida e cristallina custodiva l’unico esemplare al mondo del Chirocefalo del Marchesoni, unminuscolo gamberetto rosso endemico di quelle acque. I bordi del Lago si popolavano di quegli esseri quasi impercettibili, cosìparticolari e dalle fattezze preistoriche, che nuotavano lentamente seguendo il ritmo scandito dei propri battiti vitali.Proseguivamo in direzione di Forca Viola, lasciandoci alle spalle quell’enorme valle glaciale modulata dalle morene. Il nostrosguardo si apriva nuovamente sulla Piana di Castelluccio, dove le geometrie colorate delle diverse coltivazioni rompevano il lororigore grazie all’irregolare ombra delle nuvole. Sul filo di cresta della Cima del Redentore ogni punto di fuga a valle scivolavavertiginosamente, mentre le nuvole andavano e venivano, aprendo e chiudendo le visuali al nostro passaggio.

domenica 12 settembre 2010

Pizzo Berro dalla Valle del Panico


I Sibillini sono montagne rilassanti, la loro conformazione morbida permette di allentare le preoccupazioni e di elevare l’inconscio a filo di cresta. I ripidi pendii erbosi sono in grado di far scivolare giù tutti i pensieri, l’unica cosa oggettiva che trattengono è il canto della Sibilla, follia di pochi, sembrava di ascoltarla nei momenti di maggior silenzio. Quel mistero correva lungo tutti i crinali e le vallate, si tuffava negli inghiottitoi e riappariva sulle cime. Non posso che amare tutto questo. Mi fa stare molto bene. Le morfologie seguivano linee lisce e sconfinate, quelle montagne si percepivano come da dentro un sogno, dove le forme si sintetizzano nella semplicità più infantile. Una persona che era con me mi ha fatto notare che sono queste le montagne che disegnano i bambini, quanto è vero, sono proprio queste. La scelta di Pizzo Berro (2259 m) è stata una proposta del CAI dell’Aquila, e la fortuna ha voluto che il gruppo fosse piccolo, stranamente silenzioso e ben amalgamato. Siamo partiti da Casali, un paesino frazione di Ussita, in provincia di Macerata. Da lì, a seguito di una lunga carrareccia, ci siamo addentrati nella Valle di Panico, un’enorme vallata che sale verso due circhi glaciali separati da un crinale montuoso. È proprio da qui che abbiamo preso la cresta. Il panorama intorno a noi si apriva come un respiro a pieni polmoni. La parte finale che conduce alla vetta era ferrata da due catene, questo è l’unico tratto attrezzato di tutti i Monti Sibillini. Con calma e prudenza (abbiamo usato anche una corda) siamo saliti su, uno alla volta. Le nuvole si lanciavano in molteplici giochi di forme, togliendoci il calore del sole. Nella mia mente prendeva corpo la consapevolezza di settembre, della sua aria e della sua bellezza. Sta cambiando la stagione, ed io amo i momenti di passaggio, quando la normalità si altera e disturba le piccole abitudini appena formate. Mi piace tanto questo lieve disorientamento, perché mi dà modo di mettere a fuoco le cose appena trascorse (tutto si comprende meglio con la sua assenza). Il percorso complessivo dell’escursione è stato di 18 km, con un dislivello in salita di circa 1400 metri. Nei tempi abbiamo impiegato 4 ore a salire (con pausa/ferrata) e 3 ore scarse a scendere. Ad accompagnarci c’erano AE Leucio Rossi (coordinatore dell’escursione), AE Latino Bafile e AE Mario D’Angelosante.

domenica 7 giugno 2009

Monte Vettore


Bisogna insistere e perseverare. Tutte le cose si conquistano a fatica. Ho capito da subito che la montagna mi avrebbe insegnato tanto. E poi mi piacciono i montanari, sono persone che non hanno mezze misure, non fanno i complimenti e non si fanno problemi a dirti le cose. E infatti m'hanno ripreso diverse volte, facendomi riflettere su cosa soprattutto peccavo: l'equipaggiamento. Lo zaino che portavo m'hanno detto di buttarlo direttamente, perchè piccolo e inutile, e poi non avevo: k-way, guanti, giacca a vento, pile, cappello e fascia per le orecchie, insomma una schifezza di attrezzatura. Nonostante mi sentissi come un peso morto per loro (e sono convinta che l'hanno pensato) mi sono venuti incontro lo stesso prestandomi un k-way e una fascia per le orecchie. I bastoncini per fortuna li avevo comprati il giorno prima (almeno quelli). Siamo partiti la mattina presto da Tortoreto che faceva caldissimo, e siamo arrivati lassù che ci ha preso una tempesta di neve. Quanto mi sembrava assurdo questo sbalzo. Ci siamo rintantati in un piccolo rifugio di pochi metri quadri, pieno di escursionisti che ovviamente cercavano riparo. Come si è calmata la bufera siamo riscesi, a un'ora dalla vetta. Ma a me andava bene uguale, comunque è stata per me un'altra conquista.