Ogni luogo di fioritura genera
campi di miracoli, quando i petali dei fiori vengono lambiti da un presente
effimero, e la risonanza dei lorocolori si dispone come un’unica moltitudine
di bellezza. Miracolo da miraculum, come
cosa meravigliosa. Ogni anno ci recavamo lì e ognianno trovavamo sempre più
persone. Lontani dalla folla, ammiravamo dall’alto la meravigliosa fioritura
della Piana di Castelluccio, cercandoin lontananza le geometrie dei suoi campi
cromatici, composti come patchwork caleidoscopici, cercando di percepirli e coglierli nella lorodimensione più
astratta e spirituale. Preferivo contemplare da lontano tutta quella bellezza, prenderne
con rispetto solo quanto lorosceglievano di darmi. I fiori, i miracoli.
Le nuvole
ombreggiavano le montagne cambiando di volta in volta il volto dei Sibillini,
simili a piramidi d’erba. Un greggenumeroso di pecore dava voce al Pian
Perduto, intanto che un pastore urlava loro per richiamarle alla razione giornaliera
disale. Il filo di cresta che collegava il Monte Porche con la
restante Sibilla contava sul dorso diverse sagome di viandanti, mentre dalbasso delle vallate il ventre delle montagne celava la forma di antichi circhi
glaciali. Palazzo Borghese si innalzava col suoprofilo roccioso e insolito,
simulando la morfologia bugnata di antiche residenze nobiliari. Sotto di esso
un antico percorsoromano conduceva alla Piana di Castelluccio, era la Strada
Imperiale, una delle tre vie doganali che per secoli erano stateseguite dai
pastori per immettersi sulle vie della transumanza.
Molti turisti
affollavano il valico di Forca di Presta, dando nota delle diverse provenienze
attraverso differenti cadenze dialettali.Quasi tutti si incamminavano lungo il
sentiero marcato per il Monte Vettore, o quantomeno ad un punto di vista
superiore perammirare dall’alto la bellezza delle fioriture della Piana di
Castelluccio. Le nuvole andavano e venivano, e vestivano disuggestione i
rilievi più alti, mentre la neve ancora si tratteneva in alcuni inghiottitoi,
dando spazio anche in quota a fiorituretardive. Scoprivamo il Lago di Pilato
incastonato nel maestoso circo glaciale tra la Punta del Diavolo e la Cima del
Lago: la suaacqua incredibilmente limpida e cristallina custodiva l’unico
esemplare al mondo del Chirocefalo del
Marchesoni, unminuscolo gamberetto rosso endemico di quelle acque. I bordi
del Lago si popolavano di quegli esseri quasi impercettibili, cosìparticolari
e dalle fattezze preistoriche, che nuotavano lentamente seguendo il ritmo scandito
dei propri battiti vitali.Proseguivamo in direzione di Forca Viola, lasciandoci
alle spalle quell’enorme valle glaciale modulata dalle morene. Il nostrosguardo si apriva nuovamente sulla Piana di Castelluccio, dove le geometrie
colorate delle diverse coltivazioni rompevano il lororigore grazie all’irregolare ombra
delle nuvole. Sul filo di cresta della Cima del Redentore ogni punto di fuga a
valle scivolavavertiginosamente, mentre le nuvole andavano e venivano, aprendo
e chiudendo le visuali al nostro passaggio.
I Sibillini sono dei monti misteriosi, vantano storie e leggende di fate, streghe, magie nere e antri infernali. Tutto però si perde tra quei scenari meravigliosi, perchè di incantato lì ci sono solo le montagne: bellissime. In prospettiva di domani, che saliremo sul Monte Vettore (ultima uscita del corso di escursionismo del CAI), oggi siamo andati a Forca di Presta (1535 m), dove passeremo la notte al Rifugio degli Alpini. Non avendo mai dormito in un rifugio ero molto felice di fare questa nuova esperienza, soprattutto del fatto di contemplare per bene i colori liminari del cielo, serali e mattinieri, con tutta la dovuta calma. Siamo partiti da L'Aquila nel primo pomeriggio, in direzione di Forca Canapine. Quanta acqua abbiamo preso per strada! Si stava scatenando il finimondo tra i fulmini e la pioggia battente. Però che bello il percorso, abbiamo incontrato dei tratti molto suggestivi, uno tra questi è stata la Piana di Castelluccio. Che meraviglia. L'abbiamo attraversata tutta per raggiungere il piccolo paese da cui ne prende il nome. Lì c'è una distesa immensa di fiori bellissimi, scandita dalla pace e dal frinire dei grilli, con narcisi, anemoni e tantissime altre piante. Di quella zona sono molto rinomati i legumi, tra cui la lenticchia, addirittura di indicazione geografica protetta (roba seria). Il piccolo paese di Castelluccio di Norcia (1452 m) ne sovrasta la piana, elevandosi ad una centinaia di metri da essa. E' molto raccolto e caratteristico, a colpirmi di quel posto sono state soprattutto le scritte fatte sui muri, incomprensibili inizialmente a mio giudizio, non capivo di cosa si trattasse, solo dopo, leggendo delle informazioni, ho compreso che si trattava di eventi che hanno avuto origine tutti da una lite tra innamorati (qui c'è la storia). Ripresa la macchina ci siamo direzionati a Forca di Presta, sul filo di confine tra le Marche e l'Umbria. Ricordavo appena quella zona, c'ero stata lo scorso anno quando ero salita sul Vettore, ma era la seconda volta che salivo in montagna e per questo la mia percezione era un po' alterata. Ho riscoperto un luogo incantato. Appena arrivati ho approfittato subito per fare un giro lì vicino, scoprendo addirittura dei prati azzurri. (Non avevo mai visto una così alta concentrazione di fiori blu in montagna!). Il rifugio è stato molto ospitale, si mangia e si beve molto bene. E poi la notte... sapendo che nei paraggi c'erano delle volpi che giravano lì intorno in cerca di cibo mi sono appostata là fuori, perchè volevo vederle da vicino. Forse avrò passato un paio di ore così, ad ascoltare la notte e ad aspettarle... ero talmente assorbita da quel contesto che ho perso la cognizione del tempo (...e un po' anche dello spazio). A domani... :-)