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domenica 2 agosto 2015

Cercando l'alba sul Monte Camicia

La notte lasciava individuare tante piccole luci che salivano lungo il canale del Vradda. La luna rischiarava delicatamente i candoridel calcare, mentre gli occhi si adattavano a quella totalità silenziosa. Non era la prima volta che scoprivo l’alba inmontagna, ma era la prima volta che andavo a cercarla. Lungo il crinale roccioso della Sella del Tremoggia trovavamo un giacigliodove attenderla al riparo dal vento, l’aria si rischiarava delicatamente mano a mano che le luci dei paesi sottostanti sispegnevano all’ingresso del sole. Le pietre delle guglie rocciose si accendevano di toni caldi, ad osservarle scoprivamo la presenzadi un numeroso gruppo di camosci, rendendoci astanti di due spettacoli unici. Attendevamo sulla cima di Monte Camicia lostabilizzarsi del giorno, con un mare di nuvole intento a stagliarsi dietro la testata del Vradda e la compagnia unica della voce delvento.

domenica 26 luglio 2015

Fonte Grotte di Monte Camicia

La risorgenza più alta degli Appennini nascondeva il mistero di chirotteri e farfalle concrezionate. Tantissime vaschette d’acquane ricoprivano la parte bassa costringendo il passaggio sui cordoli delle concrezioni. L’acqua cristallina, tra la luce e il buio, siperdeva in un gioco di specchi, amplificando visioni e suggestioni, quello che ne rimaneva erano tante gradazioni di bianco,movimentate dall’effetto tortile di piccole stalattiti eccentriche. Il budello finale conduceva alla sala dei chirotteri, dove i primispeleologi avevano rinvenuto alcuni scheletri di pipistrelli risalenti a circa millecinquecento anni fa. Nonostantecontinuassi a cercare, non trovavo più all’ingresso le concrezioni delle farfalle.

Uscita sezionale organizzata dal Gruppo Grotte e Forre “Francesco de Marchi” Club Alpino Italiano – Sezione dell’Aquila

domenica 12 agosto 2012

Fonte Grotta di Monte Camicia

Fonte Grotta si raccoglieva rannicchiata sotto il grande Paginone, a malapena si distingueva, si vedeva appena la traccia che sulgrande ghiaione conduceva al suo ingresso. Un cespuglio di ortiche faceva da compagnia all’ormai arrugginita portad’ingresso, talmente vecchia e malandata che per aprirla bisognava spiccarla. Sentivamo il respiro della montagnagiungere sui nostri volti, entravamo nel freddo tepore della Terra, che in ogni cavità manifestava la sua condizione materna.Animavamo la grotta con la luce delle nostre lampade, e più ci addentravamo nella sua profondità più ci rendevamo conto cheera lei ad animarsi. L’acqua limpidissima scorreva sotto di noi modellando da millenni forme lattiginose, quel bianco assoluto sifaceva forza della notte, e appariva ai nostri occhi come quanto di più luminoso possa esserci. Quel buio era la dimora di antichecolonie di farfalle e di tricotteri, che da millenni risiedevano in quella cavità come ci suggerivano i loro fossili. Assistevamo allospettacolo del Tempo, alla trasformazione della materia, all’alchimia della concrezione che riportava ogni cosa al suostadio originale, mentre le farfalle, a loro volta, assistevano al nostro passaggio non curandosi della nostra presenza.

mercoledì 1 settembre 2010

Monte Camicia e lo stemma aragonese


Finalmente torno su. Dopo due settimane di astinenza, anche il solo pensiero di riandare in montagna mi faceva stare bene. È incredibile come mi mancava. Mi sento costantemente come un magnete calamitato verso dove l’energia è possibilmente più pura. Poco importa se stanotte ho dormito in macchina – che non è il massimo della comodità (a L’Aquila se retretteca!) – questa immagine di benessere della montagna è bastata da sola a ridistendere tutti i muscoli, mi dà gioia, piacere, pace. Da un po’ di tempo tenevo a mente Monte Camicia (2564 m) perché quando ci sono andata a giugno c’era ancora la neve dalla testata del Vradda in su, tanto da non farmi proseguire oltre perché non portavo i ramponi (li avevo lasciati in macchina per solidarietà alla mia amica che li aveva dimenticati: di comune accordo avevamo deciso di salire fino a dove era possibile, e di rigirarci in caso di neve e ghiaccio). Penso sempre che la bellezza non sta nella cima, certo anche in quella, ma soprattutto sta nel percorso, dall’inizio alla fine, dall’andata al ritorno, è tutto quello che ci coinvolge al nostro passaggio. Ricordo quella giornata bellissima, quasi come quella di oggi, che con il cielo nitido e ricamato da nuvole scandiva lo spazio ritmandone la profondità. Non ho mai visto in vita mia la linea del mare così netta! Quasi quasi si intuiva anche la linea della spiaggia. Siamo salite da Fonte Vetica (1604 m), seguendo il percorso che corre sulla dorsale di Monte Tremoggia (2331 m). Appena arrivate in cresta, sulla Sella di Fonte Fredda (1994 m), il teramano appariva come una grande coperta in patchwork adagiata sulle varie collinette sottostanti. Quanto mi piaceva! Intorno a noi, mano mano che salivamo, c’era una distesa di stelle alpine, delicate e bellissime, che si confondevano timidamente nella natura arida che le accoglieva (fino a 412 euro di multa a chi le raccoglie). Il percorso che porta in cima è davvero comodo e facile, abbiamo impiegato circa due ore e mezza per arrivare su. La piccola croce era adornata di nastrini e fettucce colorate, legate lì come a voler sigillare una promessa o un desiderio da affidare al vento. Personalmente non amo queste cose, qui non siamo in Nepal ma in Abruzzo, e sulla cima di queste montagne è consentito solo di lasciare un pezzettino di cuore, nulla di più. (Chissà perché l’uomo sente sempre il bisogno di lasciare una traccia del proprio passaggio… bo… la mia comunque è solo un’opinione: non condivido queste cose, ma le rispetto). Siamo riscese passando per il percorso che segue il canale del Vradda, e in un’ora e venti eravamo alla macchina. Mesi fa, leggendo un libro molto bello (Gran Sasso le più belle escursioni, di Alesi, Calibani e Palermi), ero rimasta molto incuriosita da un paragrafo che parlava di uno stemma aragonese alle pendici del monte Camicia. Dovevo assolutamente trovarlo. Mi ero ripromessa che come sarei riandata su Monte Camicia avrei senza dubbio cercato quello stemma. E alla fine ce l’ho fatta (grazie soprattutto alle indicazioni di un amico). Sasso dopo sasso alla fine sono riuscita a localizzarlo! Quanta storia passa di qui. Riporto il paragrafo a citazione. Alle falde di monte Camicia, nella località detta sotto l’altare, trovasi un grande masso di pietra, del tutto isolato, sul quale è scolpito, in grandi dimensioni, lo stemma mediceo”. Così afferma Oreste Sulli nel suo “Castel del Monte”. Gli amici del CAI aquilano, che per la storia legata al territorio montano hanno una grande passione ed il fiuto dei profondi intenditori, lo hanno subito localizzato ed hanno scoperto che non si tratta di uno stemma dei Medici, ma di quello di Pietro d’Aragona (1472-1491), “riprodotto con l’inquadramento invertito: i pali d’Aragona al posto delle croci potenziate del Ducato di Calabria” (C. Tobia – Boll. CAI L’Aquila, giugno 1993). Ma chi ha scolpito lo stemma e perché? Un pastore per passatempo o c’è dell’altro? Lasciamo la parola al brillante storico Alessandro Clementi. “Una ipotesi: Alfonso d’Aragona istituì nel 1447 la Dogana di Foggia che organizzò in forme razionali e stabili il fenomeno spontaneo della transumanza che fin dalla preistoria aveva costituito il nerbo economico della regione dei grandi altipiani abruzzesi. La funzione principale della Dogana fu quella di assegnare le “locazioni” ovvero le porzioni di pascolo nel territorio del Tavoliere in base alla “professazione” ovvero alla dichiarazione del numero dei capi che si intendeva introdurre in Puglia. Lo stemma scolpito in questa roccia era con molta probabilità legato a qualche funzione amministrativa (quale è ancora da accertare) legata alla Dogana”. (Gran Sasso - le più belle escursioni, di Alberico Alesi, Maurizio Calibani, Antonio Palermi).

domenica 6 giugno 2010

Monte Tremoggia e Monte Camicia da Fonte Vetica per Sella di Fonte Fredda


Da tanto desideravo salire su Monte Camicia (2564 m)! Ultimamente ne parlavo spesso, ma ora per un motivo ora per un altro non riuscivo mai ad andarci. Oggi addirittura dovevo essere altrove, ma vista la bella giornata e considerata la voglia e il periodo, all'ultimo momento abbiamo deciso di salirci. Lasciata la macchina presso il parcheggio di Fonte Vetica (1604 m), ci siamo addentrate nel piccolo boschetto che avvolge il Rifugio della Forestale, godendo così di una piacevolissima ombra. Oggi Campo Imperatore era terra riarsa al sole, faceva caldo, e anche per questo abbiamo deciso di passare per le creste, lungo un
bellissimo sentiero che da Sella di Fonte Fredda (1994 m) passa sopra la cima di Monte Tremoggia (2350 m) e la sua Sella (2331 m). Il panorama da lì è spettacolare! Si leggono bene tutte le montagne, i colori della Majella e la punta bianca del Velino, il mosaico cromatico delle terre del teramano, un pezzetto della catena del Gran Sasso e in lontananza il mare. L'esposizione panoramica maggiore si gode però dalle finestre del Camicia, alla testata del Vallone di Vradda. Non c'è sicurezza ad esporsi lì perchè la roccia risulta essere molto friabile (così mi hanno detto), ma quello che si vede da quella cresta toglie decisamente il fiato: c'è il vuoto più assoluto, uno strapiombo immenso che fa girare la testa. Poco sotto alla cima abbiamo incontrato anche altri nostri amici, alcuni erano saliti e altri erano rimasti giù ad
aspettarli, questo a causa della neve che copriva l'ultimo tratto che conduce alla vetta (2564 m). Non portavo i ramponi con me (li avevo lasciati in macchina perchè li avevo solo io), e anche se vedevo che erano saliti tutti senza, non me la sono sentita di fare quell'ultimo tratto. Ho proposto alla mia amica di tornarci a breve, per rifare di nuovo tutto il giro, davvero molto bello, e poi anche perchè non avevamo molto tempo. Siamo riscese per la via più breve: il sentiero estivo che accosta il Vallone di Vradda.