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domenica 20 ottobre 2019

Monte Sirente dalla Valle Lupara

Il versante Nord del massiccio del Sirente si avvaleva della bellezza contrapposta di morbidi pendii boscosi sovrastati da severe bastionaterocciose, luoghi impervi e desolati a ridosso della morbidezza di fogliami rosseggianti. Seguivamo il sentiero n° 15 con segnaletica CAIdel Parco Regionale Sirente-Velino che dallo chalet presso Fonte all’Acqua raggiungeva la cima della montagna. Il percorso ricalcavaparte di antiche mulattiere in passato percorse dai boscaioli che vivevano di quelle faggete, e dai nevaroli che in tempi remoti eranosoliti raccogliere il ghiaccio nel ventre della Neviera, antichi mestieri che riecheggiavano alla memoria ad ogni svolta di sentiero, tra unabellezza filtrata di luce calda e il sottobosco accogliente. Usciti dal bosco lo sguardo si innalzava su bastionate di roccia verticali, dove unpercorso aereo marcava la via più agevole, mentre alle nostre spalle ammirava i profili del Gran Sasso e della Majella, per poi andare aperdersi oltre, lungo i confini del mare e del cielo. Attraversavamo la Valle Lupara nella sua parte alta, col privilegio di un punto di vista chene contemplava la conformazione maestosa, dove punti di fuga e pensieri scivolavano ripidamente nel suo canalone ghiaioso. Raggiuntoil filo di cresta ai nostri occhi si apriva anche la visuale verso Sud, dove ogni rilievo declinava dolcemente dando respiro a stazzi e vallate.Anche qui la vista era magnifica e aperta, tra radure desolate e lunari raggiungevamo facilmente la cima, con lo sguardo rivolto anche versogli altri profili dei monti d’Abruzzo. Il percorso è indicato per escursionisti esperti, ha un dislivello di circa 1200 metri per unalunghezza complessiva di 12 km. Se non si ha conoscenza del percorso è importante affidarsi a guide competenti, per una giusta sicurezza, per ilrispetto dell’ambiente, del prossimo e di se stessi. Articolo pubblicato sul portale abruzzoturismo.it - link - come rappresentante “AbruzzoSmart Ambassador”. 

sabato 14 aprile 2012

Il Lago di Tempra e il Colle delle Rose

Le nuvole coprivano il cielo quasi in ogni zona, l’idea della pioggia ci direzionava verso i sentieri riparati dei boschi. I prati del Sirente lasciavano salire lo sguardo sulla montagna, fino amozzarsi con il contatto con le nubi, mentre dal basso la quiete dei pascoli stanziava intorno al meteorite: noi eravamo l’unico disturbo per quelle bestie, che incuriosite ci guardavano passaresenza muoversi. L’aria era umida, la terra aveva già raccolto gran parte della pioggia impregnando le sue foglie secche, manifeste più di un autunno inoltrato che di una precoce primavera. Alcunialberi trattenevano ancora il fogliame sbiadito dagli effetti della clorosi, l’azoto ormai si era completamente dissolto, lasciando solo il ricordo dell’anno passato. Il lago di Tempra si scopriva tragli alberi e le fratte dei prugnoli, la sua conformazione ordinata e artificiale si stagliava nel verde dell’erba rinnovata, così viva ed esaltata dall’aria pulita dalla pioggia, che animava con le suegocce la superficie del piccolo lago. La strada si snodava in sentieri e mulattiere, non avevamo una destinazione precisa, camminavamo con lo sguardo predisposto ad ammirare ognicosa, soprattutto la bellezza di quella natura selvaggia. Le infiorescenze dei carpini mostravano al vento tutta la loro dolcezza, mentre dal basso della terra i cespugli di ginepro e di prugnolo inasprivano il passaggio.

giovedì 16 settembre 2010

Monte Sirente dalla Valle Lupara e la Neviera


Lungo il versante Nord-Est del massiccio del Sirente si snoda un’antica mulattiera che per secoli è stata calcata dai tagliatori di ghiaccio di Secinaro per raggiungere la Neviera. Questa depressione esposta a Nord permetteva di conservare la neve fino ad un inoltrato periodo estivo, costituendo così un’ottima dispensa di ghiaccio, bene che in passato aveva un valore molto pregiato. I nevaroli salivano dal paese fin lassù, prendevano il ghiaccio e lo tagliavano in blocchi, poi lo disponevano dentro delle gerle di vimini isolandolo con foglie secche e, aiutati dai muli, lo trasportavano a valle, dove in seguito lo commerciavano in paese. Erano riusciti a trovare un’ottima soluzione di isolamento termico utilizzando la paglia e il fieno, così buona da consentirgli addirittura di vendere il ghiaccio nel Lazio e nelle Puglie! (Chissà quanto costava allora un gelato…). Il periodo in questione va dal ‘500 ai primi del ‘900, fino a quando questa attività fu soppiantata dalla produzione del ghiaccio industriale. La Neviera non è solo un’oggettiva dispensa di ghiaccio, ma una soggettiva custode del freddo. Sapere che, a prescindere da tutto e tutti, è in grado di mantenere nel suo grembo la neve, ha fatto innescare in me il desiderio di riverenza e di pellegrinaggio. È per questo che volevo tanto andarci, e poi la neve mi mancava tanto. Il sentiero per raggiungere questo circo glaciale è una deviazione di quello che da Fonte all’Acqua (1156 m) sale sulla vetta del Sirente (2348 m), passando per la Valle Lupara. Tale deviazione purtroppo non è molto visibile, e poi buona parte della zona è stata interessata da una slavina che ha buttato giù diversi alberi, proprio a ridosso del sentiero. Con calma e GPS abbiamo ritrovato la traccia, intorno ad una quota di 1700 m. L’ombra fredda del mattino vestiva di rigore il secolare bosco di faggi. Mano mano che salivamo il nostro silenzio era fatto solo del rumore dei rami e delle foglie che calpestavamo, nessuno parlava, solo il sottobosco. Il grosso canale ghiaioso della Neviera si era aperto prominente ai nostri occhi appena usciti dalla faggeta. Ero molto delusa perché la neve non c’era. Quelle gigantesche pareti di roccia si alzavano maestose e ripide sopra le nostre teste, tanto da farmi sentire piccola e assoggettata da tutto quello spettacolo. Erano scure e friabili, accostate solo dai corvi che vi dimoravano. Volevo andarmene. Raggiunta la parte sommitale della Neviera (circa 2000 m) la neve è apparsa come un regalo, inserrata tra le rocce che la custodivano gelosamente. Anche se sporca e trasformata era comunque luminosa e bellissima: era l’anima di quel posto, il cuore, il suo centro energetico da proteggere. La Neviera senza neve sarebbe stata solo passato. Vedere che nonostante lo scorrere del tempo tutto questo resisteva, non so per quale motivo, inconsciamente mi consolava. Era la stessa sensazione di quando si torna nei posti in cui si è stati da bambini: il difficile confronto tra la memoria e l’attuale spazio-tempo. Ero felice di averla trovata. Evitando – meno male – qualsiasi tentativo di arrampicata libera per raggiungere la cresta (Monte Corvo docet) siamo tornati indietro a riprendere il percorso segnato, quello che sale sulla vetta del Sirente passando per la Valle Lupara. Questo è senza dubbio il percorso più bello per raggiungere la cima, vario e panoramico, meraviglioso ed esposto. Una volta su, il lato morbido del Sirente ci ha accolto con i suoi punti di fuga che correvano flessuosamente a valle. Dopo una breve pausa siamo riscesi passando per la Valle Inserrata, comunemente conosciuta come Canale Maiori, facendo attenzione a seguire alcune tracce per evitare di deturpare il maestoso ghiaione. Ho cercato qualche informazione a riguardo di questo doppio nome, e la supposizione più logica me l’ha fornita un esperto conoscitore del territorio: è probabile che Maiori sia l’evoluzione linguistica di Majore (maggiore), nome riportato in alcune mappe cartografiche, e la Valle Inserrata è senza dubbio il canale più grande del Sirente. Nulla di certo, ma è probabile che sia proprio questa l’origine. Secondo i dati del GPS abbiamo percorso 16,4 km, compiendo un dislivello in salita di 1543 m, e impiegando 5h 32' in movimento.

giovedì 15 aprile 2010

Meteorite del Sirente, Fonte Canale, Monte Pilostro e Fonte all'Acqua


Per descrivere il percorso di oggi ci vorrebbe uno pratico... Io cercherò di fare come meglio posso perchè purtroppo buona parte del giro è fuori dalle carte di orientamento, abbiamo basato tutto sui cartelli dell'ippovia (che non so perchè non indicano mai i tempi di percorrenza!) e su una carta dell'Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga in scala 1:100000 (quindi quasi inutile perchè un chilometro rappresentato da un cm è poco illuminante a livello orientativo). Considerata la giornata potenzialmente piovosa propongo di andare a indagare un percorso sconosciuto che conduce a Fonte Canale: tre mesi fa, percorrendo il bosco sotto il Sirente, in occasione dell'escursione al cratere del meteorite, avevamo incontrato molti cartelli dell'ippovia di Secinaro che indicavano questa località. Questa poteva essere una buona occasione di esplorazione. Lasciata l'auto nel primo parcheggio che si incontra lungo il rettilineo dei Prati del Sirente (quasi all'altezza del cratere) cominciamo il nostro percorso. Dopo una doverosa tappa al piccolo laghetto, iniziamo la traversata dei prati verso Est. Tutto questo tratto pianeggiante è abbastanza monotono, ma considerato il carattere esplorativo di questa relazione mi sento un po' obbligata a riportare ogni caratteristica del territorio. Si incontra prima un fontanile e poi una particolarissima chiesetta aperta dedicata a San Giovanni Gualberto, patrono dei forestali, restaurata dal Gruppo Alpini di Secinaro nel luglio del 2001. Sul piccolo altare ci sono molte croci, di diverso tipo, ma soprattutto fatte di zeppi di legno incrociati e legati con degli spaghi. Ripreso il percorso ci direzioniamo lungo la carrareccia che attraversa i prati e si inoltra nel bosco, da questo punto in poi la zona non è più coperta dalla carta del CAI del Velino – Sirente, è da qui che cominciamo ad arrangiarci con i cartelli dell'ippovia, l'intuito e la fantasia. Alla prima indicazione per Fonte Canale deviamo. Ultimamente ho percorso tanti boschi, ma mai nessuno è stato così vivo come questo: si sentivano tantissimi uccelli cantare, ed erano tutti suoni forti, vicini. Effettivamente come zona rimane lontana dall'abitato, e anche la strada asfaltata più vicina è poco trafficata (di mattina ci ha addirittura attraversato la strada un cerbiatto!). Finito il bosco si apre una vallata verde semi-poetica (ad essere totalmente poetico sarà poi il lago). Guardando il massiccio ci rendiamo conto di aver oltrepassato in linea d'aria il Sirente e di trovarci alle pendici di Monte Canale. A fondo valle, la visione di
Lago Canale (42° 8'25.60"N 13°39'17.52"E) è stata come una scoperta, quello che io chiamo miracolo (sì perchè tutte le cose belle sono come dei miracoli, soprattutto in natura). Dal cratere fino qui abbiamo impiegato circa due ore. In alto sulla destra del lago ci sono due grandi fontanili, da lì riprende anche la strada con la segnaletica dell'ippovia, che non indica più l'appartenenza a Secinaro, ma a Gagliano Aterno. Decidiamo di seguirla per un po', giusto per vedere dove porta. Incontriamo subito un piccolo rifugio aperto sulla sinistra, dove una targa denomina l'appartenenza al gruppo intercomunale dei volontari della Protezione Civile. Come tutti i beni di libera fruizione è soggetto alla maleducazione della gente, ci vorrebbero le sanzioni svizzere per noi italiani! (Ma come si fa a non rispettare il bene comune?)... Proseguiamo oltre perchè un cartello dell'ippovia segnala come meta le Casette Colananni. Camminiamo, camminiamo, camminiamo e decidiamo di tornare indietro, perchè è una lunga strada nel bosco di cui non se ne vede la fine. Ci torneremo un'altra volta, partendo magari da Gagliano Aterno. A livello orientativo questa foto la metto come punto di riferimento e queste sono le coordinate (prese adesso da Google Earth): 42° 7'54.28"N 13°39'48.11"E. Tornate presso il rifugio della Protezione Civile, decidiamo di riprendere in percorso a ritroso passando però cresta cresta su Monte Pilostro e Colle delle Macchie. Che spettacolo da lassù! Secinaro visto da lì è bellissimo! Così come gli altri paesi e tutto il territorio sottostante. Ma ancora più bello è stato il battesimo che abbiamo fatto a Monte Pilostro (1455 m): l'ometto della cima, visto che non c'era, glielo abbiamo fatto noi! Scese le morbide creste e tornate in pianura, ad aprirsi sotto i nostri occhi è una via rocciosa che conduce a valle (42° 8'51.31"N 13°39'13.01"E). Decidiamo di percorrerla sia perchè dovevamo comunque scendere giù, e sia per curiosità. Il percorso è molto comodo, era di sicuro un evidente punto di passaggio. Anche se non l'ho trovato scritto da nessuna parte mi viene automatico da pensare che quella fosse proprio la mulattiera che gli abitanti di Secinaro percorrevano per raggiungere la Neviera del Sirente, per andare a prendere il ghiaccio da commerciare. La parte finale del percorso è un po' infrattato tra i ginepri e i prognoli, da sotto di sicuro non lo avremo mai notato. Sbuchiamo qui: 42° 8'52.13"N 13°40'9.47"E. C'è un fontanile, e un'area pic-nic semi-distrutta. Sappiamo di esserci spinte troppo oltre, dobbiamo tornare indietro per forza. Decidiamo però di seguire la strada per sicurezza, al limite costeggiarla, almeno fino Fonte all'Acqua: non sia mai a ripetere un errore del genere! Ci siamo beccate quasi 4 chilometri di asfalto! Non se ne poteva più... Dopo una breve pausa psicologica riprendiamo il sentiero che da Fonte all'Acqua porta al Lago di Tempra, altra località che avevo proposto di visitare in giornata. Anche qui: cammina, cammina, cammina e torniamo indietro, perchè a livello intuitivo stavamo scendendo troppo di quota ed era troppo tardi per darci all'avventura. Torneremo anche qui. Ho notato poi che in questa zona ci sono tantissime piante di narciso in fase di crescita, sarebbe stupendo tornare in coincidenza con la fioritura! A ritroso, riprendiamo il sentiero (conosciuto) e torniamo finalmente ai Prati del Sirente. Sette ore e mezza.