sabato 16 gennaio 2010

Meteorite del Sirente da Secinaro passando per Fonte all'Acqua


Nei Prati del Sirente è presente il cratere del primo meteorite italiano da impatto. Un esame al carbonio 14 ne ha stabilito la datazione collocabile all'incirca tra il IV-V secolo. Una aspetto affascinante è l'interpretazione probabile che gli storici danno a questo evento straordinario: è possibile che la scia luminosa lasciata dal meteorite del Sirente sia il segno divino (secondo Eusebio di Cesarea) che abbia illuminato l'Imperatore Costantino prima della vittoria su Massenzio. Attualmente il cratere è un piccolo lago, facilmente raggiungibile dalla strada – anzi addirittura è a vista da lì – che collega Rocca di Mezzo e Secinaro. Non che avessimo chissà quanto tempo (oggi siamo potuti partire tardi), ma desideravamo scoprirlo in un altro modo, partendo proprio da Secinaro paese. Lasciata l'auto fuori la stazione del Corpo Forestale, e chiesta indicazione ad una guardia (perchè sulla carta del Sirente-Velino non rientra buona parte della zona), ci incamminiamo continuando a salire la strada. Il percorso è molto semplice e ben tracciato, non ci sono rischi di perdersi. Dapprima si presenta come un tappeto di muschio, poi un po' sconnesso da sassi, ma tuttavia molto percorribile. L'unico cartello che si incontra (a circa un'ora di percorso) è quello dell'ippovia di Secinaro. Proseguendo in direzione di Rocca di Mezzo, a pochi metri, si incontra il laghetto di Fonte all'Acqua (1156 m), adiacente alla strada asfaltata, e composto da una fonte e da un'area attrezzata per il pic-nic. Da qui il sentiero è segnalato sulla carta. Fatto un brevissimo tratto di asflalto sulla destra, scendiamo nella valle sottostante la strada, per evitare l'asfalto, che il percorso interseca nuovamente alla fine della sua deviazione. Attraversata la strada proseguiamo sempre dritti, e a circa un'ora raggiungiamo i Prati del Sirente. Il cratere si trova proprio alla fine della valle, con la sua acqua completamente ghiacciata. Purtroppo non ci siamo potuti fermare nemmeno a fare una pausa lì, perchè era tardi e non potevamo rischiare di tornare col buio. Tornati indietro, non facciamo lo stesso percorso per raggiungere Fonte all'Acqua, ma proseguiamo dritti, lungo la carrareccia che sale per il bosco ceduo di Sasso Sirente e le Schiappare. I cartelli dell'ippovia segnalano per bene tutto il tragitto. Nonostante fosse tardi riusciamo a tornare (per fortuna) con la luce. A passo molto sostenuto, tutto il giro impiega 4 ore e mezza. Secinaro (859 m) è un antico borgo sirentino che prende il nome in derivazione al culto di Cibele (dea della natura, degli animali e dei luoghi selvatici): pare che gli antichi abitanti del luogo celebrassero il culto, in onore della ninfa Sicina (una delle componenti del corteo della dea) ballando una danza erotica sfrenata, detta appunto della Sicinnide. Anche questa leggenda si collega al meteorite: la caduta del corpo celeste manifesta la punizione divina per la perverzione di queste danze orgiastiche, segnando così la fine del mondo pagano e l'inizio del culto cristiano. Nemmeno a farlo apposta oggi coincideva con la vigilia della festa di Sant'Antonio: girando nei vicoli del borgo abbiamo incrociato il piccolo corteo di figuranti che con una piccola banda faceva il giro del paese, raccogliendo le offerte e distribuendo granturco lesso e granati. E' stato davvero molto bello assistere e far parte così della loro usanza.

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