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lunedì 27 maggio 2013

Preghiera a Monte Calvo

Le cime delle montagne sono dei luoghi sacri, sono le estensioni fisiche più estreme, dove è la terra a voler toccare il cielo e non viceversa. È questo il luogo dove accadono i miracoli, dove le preghiere arrivano prima al divino, perché hanno meno tragittoda compiere. È qui che si viene ascoltati meglio dall’Universo, è qui che bisogna chiedere o rinnegare, è qui che si riesce meglio a prendere coscienza di sé. Scrissi queste parole anni fa, allora come adesso pensavo che per pregare bisognasse in qualchemodo compiere uno sforzo, non si può parlare con Dio nelle comodità della propria vita, bisogna almeno compiere un sacrificio per ricevere la Sua attenzione. Portavo con fatica la mia preghiera fino in cima, e pensavo alle parole giuste da rivolgerealla Montagna, ma mi rendevo conto che più salivo e più i miei pensieri si assottigliavano. Una volta su, le mie parole erano rimaste talmente poche da vergognarmi di essere al Suo cospetto, ma nonostante questo ogni mia preoccupazione era già svanita: lamia preghiera era stata già ascoltata ancor prima di esser pronunciata. La Montagna mi rasserenava con uno stato d’animo placato, mi sentivo finalmente tranquilla, ora sapevo che sarebbe andato tutto bene.

sabato 24 novembre 2012

Monte Soffiavento, da Santa Dorotea a Cupoli

Camminavamo lungo il sentiero che da Santa Dorotea saliva in direzione di Monte Soffiavento, inoltrandoci in una carrarecciasilenziosa. Alcuni alberi si rivestivano completamente della barba dei licheni, tanto da apparire proprio come un bosco dilana. Gli abitanti di Scoppito tramandavano il nome di Monte Fiataventu, portando alla memoria le contrazioni dialettali di untempo: quelle parole lontane affioravano tra i ricordi, e facevano rivivere antiche identità come lo Iùbbere o lo Iacciu dejiMuntanari. Parte di Monte Soffiavento era esposta a causa di un incendio che anni fa ne distrusse una fascia di bosco, da allorasolo alcuni arbusti ne rivestivano la cima, che così spoglia e rada guardava la conca aquilana e il Gran Sasso, vedeva esposta la Lagae scrutava la Majella, ma soprattutto ammirava Monte Calvo da una posizione privilegiata. Scendevamo verso Ovest alla ricercadi nuovi sentieri, tra miriadi di foglie al suolo che ammorbidivano il nostro passo. Ci immergevamo in luoghi che ci appartenevanononostante fossero sconosciuti, e li percorrevamo scoprendo solo sentimenti familiari.

domenica 12 febbraio 2012

Monte Calvo da Cupoli

L’abbondante nevicata aveva ammantato ogni cosa in una quiete silenziosa. Dalle case, ai vicoli, alle strade di montagna tutto siunificava nella percezione speciale di un inverno perenne. Gli sci rimarcavano una traccia solitaria che serpeggiava nella neve,sprofondando su di una superficie immacolata e liscia. Salivamo attraversando tutti gli scenari di Monte Calvo, immergendocidopo un po’ in nuvole lente: potevamo vedere a tratti il nostro percorso, ma solo ad una certa altitudine ogni cosa si aprivafinalmente al nostro sguardo. Sopra le nuvole, il Gran Sasso appariva come una grande isola galleggiate, e di rimando anche lealtre montagne apparivano come sorelle dello stesso arcipelago. Il vento aveva pulito gran parte delle creste, scoprendo sassi eammucchiando polvere, mentre la croce manteneva a fatica gli ultimi grappoli di calaverna.

sabato 4 febbraio 2012

L'abbondante nevicata tra le frazioni di Cupoli, Cave, Vallinsù e Forcellette

Il silenzio apparteneva alla neve come se ne fosse stata una molecola costituente. Tutto si armonizzava in una distesa pacata, nemmeno un soffio di vento distoglieva quelle traiettorie morbidee dirette. La notte mano a mano avanzava nel chiarore dei riflessi, bastava poca luce per un riverbero totale così visibile fino in lontananza. Si leggevano nel cielo i profili di montagne distantichilometri e chilometri. Giravamo tra le frazioni alte del paese di Scoppito con gli sci da escursionismo, sfondando una neve così vaporosa ed abbondante da non percepire suoni. I lampionirischiaravano appena con trasmissioni a intermittenza, sovraccarichi da non so quale tensione. Quel silenzio incombente era sceso in maniera autoritaria, costringendo tutti a fermarsi. Dicolpo cessavano le corse e le considerazioni di cose secondare considerate importanti fino a quel momento. Adesso finalmente tutto poteva aspettare.