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sabato 30 dicembre 2017

Le chiese montane di Sant'Eugenia e di San Giovanni a Sud dell'Altopiano di Navelli

La Chiesetta di Santa Eugenia conservava integre le sue antiche mura, con l’abside e la facciata d’ingresso. Al centro un magnificoarco divideva l’ambiente in due parti, ma con la vana funzione di sostenere un tetto inesistente. Sorgeva solitaria sul valico di una stradadi montagna che dall’altopiano di Navelli saliva sui modesti rilievi di Monte Offermo, divisorio con la Valle Subequana. Alcuni affreschierano ancora visibili nell’abside, nonostante il tempo e l’incuria, e con piccoli resti ne impreziosivano la parte più sacra con colori accesi. Labellezza di quei posti tutt’intorno portava ancora il segno degli incendi, nonostante la neve che ne addolciva le sembianze. La vegetazioneincolta dei rovi e delle roverelle contrastava con l’ordine dei campi arati, e sul limite di uno di questi sorgevano i ruderi dell’antica Chiesadi San Giovanni. Articolata su due livelli, anch’essa senza tetto, manteneva in piedi fragilmente le sue mura, gli alberi vi avevano daanni preso dimora all’interno, e tutto era destinato al più totale abbandono. Una scritta a matita di quarant’anni replicava sull’intonacodell’ingresso “quando che si entra qui si deve levare il berretto e sennò ci sono le punizioni”, ribadendo il valore di quell’area sacra.
Su entrambe le chiese di Sant’Eugenia e di San Giovanni, limitrofe a Navelli, non sono riuscita a trovare informazioni storiche, pregochiunque ne abbia gentilmente di fornirne. 

domenica 10 marzo 2013

Monte Offermo e il culto di Sant'Erasmo

Le nuvole si scandivano sotto il cielo di marzo, trovando nella sua volta profonda il giusto ritmo di prospettive lontane. Il sole andava e veniva in quel gioco nervoso del vento, copriva e scopriva lande desolate e distese coltivate, visibili perfettamente grazie ad un’aria pulita dalle varie umidità. Salivamo da Roccapreturo, alla ricerca della chiesa di Sant’Erasmo,approfittando della strada che comodamente correva sulla montagna. I prati superiori venivano lambiti dal vento, mentre l’erba dei pascoli viveva nel verde rinnovo della stagione più dolce. La chiesa di Sant’Erasmo giaceva in quella quiete solitaria, la sua bellezza veniva rispettata dagli uomini, che la tenevano aperta e pulita, confidata nel buon senso di chi andava a visitarla.Al suo interno un piccolo foglio incorniciato, sotto la statua del santo, dava alcune informazioni sulla sua storia, che riporto di seguito in corsivo. La prima domenica di giugno molti pellegrini raggiungono il santuario di S. Erasmo, posto circa 1300 metri sul monte Offermo. In particolare  dai due centri di Beffi e Succiano partono due processioni che prendono il viarispettivamente dalla chiesa di S. Giovanni e di S. Michele Arcangelo. Raggiunta la chiesetta viene officiata una messa dai sacerdoti delle rispettive frazioni. Durante la messa viene narrata la vita di Sant’Erasmo o ELMO vescovo di Formia. Si narra che S. Erasmo venne martirizzato una prima volta durante il regno di Diocleziano (284-305); sottoposto a flagellazione confruste appesantite di piombo, coperto di resina, di cera, di piombo fuso e di olio bollente, non morì. Torturato di nuovo per ordine di Massimino nel 303 venne ucciso infine sventrato. Poiché le sue viscere furono avvolte su un verricello, viene invocato per il male alla pancia. Patrono dei marinai, il suo nome è legato ai cosidetti “fuochi di Sant’Elmo”, quellefiammelle che a volte appaiono sulle estremità degli alberi delle navi. Successivamente vengono offerti i pani benedetti che, secondo la tradizione, hanno la capacità di proteggere le persone dalle malattie del ventre e le colture agricole dalla grandine. Completati i riti sacri i pellegrini si fermano per la colazione, raggruppandosi per provenienza, e poi fanno ritornoin paese per la prosecuzione dei festeggiamenti in onore del santo. Realizzato da ENRICO GIANCARLI per il nostro protettore S.Erasmo. P.S. Ricorda di tutti noi ma soprattutto dai aiuto e conforto alla famiglia di Andrea il quale ha donato la sua vita per domare le fiamme. (Testo interamente tratto da un foglio informativo situato all’interno della Chiesa di Sant’Erasmo diMonte Offermo). Il nostro passaggio veniva osservato da un gruppo di mucche al pascolo, ci scrutavano annoiate e libere, pacate nella loro natura tranquilla. Alcune stazionavano sui rilievi più alti, incuranti del vento che accelerava il suo passo nelle parti sommitali. Nonostante la sua altezza modesta di 1303 metri, Monte Offermo godeva di un’ampia panoramicità, la vistanon solo si appagava della mole maestosa del Sirente, ma era anche in grado di scorgere il Gran Sasso e la Majella, senza tralasciare alcuni scorci della valle Subequana. Ad Ovest della montagna, un’altra costruzione riguardava il culto del Santo, era la “cunetta” o “cunicella” di Sant’Erasmo, una piccola costruzione aperta che mostrava all’interno della sua volta a botte un quadroraffigurante il Santo nel momento del suo martirio. La processione penitenziale di Sant’Erasmo. Un tema ricorrente della cosidetta mentalità popolare è la rivendicazione da parte di contrapposte comunità del possesso di reliquie o statue considerate autentiche. È questo il casi di S. Erasmo a Succiano e Beffi, località che da secoli rinnovano tale “contrapposizione” neltributare la prima domenica di giugno una festa in onore al vescovo di Formia, che prevede un pellegrinaggio penitenziale ripercorrendo i luoghi mitici del passaggio del santo in quelle contrade. Così due distinte processioni muovono rispettivamente dalla chiesa di S. Giovanni a Succiano e da quella di San Michele Arcangelo a Beffi in direzione della “cunicella” di S. Erasmo postaa quota 1160 metri (il diritto di priorità nell’andamento del corteo è tradizionalmente assegnato a Beffi). Dopo una breve sosta per la benedizione rituale, si prosegue oltrepassando i “calmi” di S. Erasmo e le “impronte miracolose” lasciate, come vuole il racconto leggendario, dal Santo inginocchiatosi su una pietra. Raggiunta la cima del Monte Offermo (1303 m) siridiscende in direzione del santuario-rifugio, dove i fedeli partecipano ad una funzione religiosa che vede coinvolti altri devoti provenienti dai centri circonvicini. Nel sagrato della chiesetta viene consumato, in maniera separata dalla comunità di Succiano e Beffi, il pranzo che comprende i “panicelli” di Sant’Erasmo i quali, secondo la tradizione, preservano damalattie dell’intestino ed allontanano la grandine. (Il testo riportato in corsivo è stato scritto da Massimo Santilli e citato dal libro “Parco Regionale Sirente-Velino, guida turistica” Edizioni Amaltea).