venerdì 8 maggio 2020

Il Castello di Cave di Scoppito

Il Casello di Cave era localizzato sulla cima di un piccolo colle da cui prendeva il nome. Il sentiero per raggiungerlo si perdeva tra radurefiorite di lino e orchidee e cespugli di ginepri e ginestre. Delle sue vestigia rimanevano ormai a malapena evidenti soltanto alcuni resti dimuratura, mentre cumuli di sassi accatastati come macere risaltavano tra la vegetazione all’ombra degli alberi. Uno sguardo sulla vallatasottostante richiamava alla sua antica funzione, forte del controllo visivo di antiche vie di comunicazione. Secondo la schedatura analiticadelle opere fortificate abruzzesi a cura di Giuseppe Chiarizia si trattava di un castelliere di proprietà incerta, risalente al VI secolo, ma lenotizie su questo insediamento erano purtroppo piuttosto scarse. (Abruzzo dei Castelli – gli insediamenti fortificati abruzzesi dagliItalici all’Unità d’Italia, Carsa Ed.).

domenica 3 maggio 2020

La montagna di casa

Il cielo di maggio raccoglieva le sue nubi liberando la vista alla nitidezza dei panorami sottostanti. Tra i boschi riecheggiava il cantodel cuculo a segnare la fine dell’inverno, proclamato ormai anche dai fiori e dai profumi di una primavera avanzata. Tornavano finalmente imorbidi pendii della montagna di casa, e i campi delle sue fioriture, dove appezzamenti di violette gialle facevano concorrenza ai dominantitoni verdi dell’erba. Finalmente potevamo tornare ad ammirare tutta quella immensa bellezza.

sabato 2 maggio 2020

Microcosmi intorno casa

Maggio si lasciava scoprire tra antichi sentieri nascosti nel rigoglio delle vegetazioni. Ogni fiore schiudeva il Paradiso e i germogli di tenerefoglie avevano al tatto la stessa dolcezza della guancia di un bambino. La meraviglia era ovunque si era in grado di scrutare oltre il semplicevedere, tra il respiro e l’indagine di una natura accogliente e ritrovata, e per questo ancora più bella. Un tetto articolato di nubi faceva dacopricapo a montagne regali e familiari, ora vestite dal verde rinnovato dei boschi e dal sentimento di appartenenza.

sabato 15 febbraio 2020

La Grotta dell'Orso di Monte Calvo

La Grotta dell’Orso si nascondeva nel fitto dei boschi di Monte Calvo, nel versante a Nord a ridosso dell’altopiano di Cascina. Molte leggende erano fiorite su quel luogo, pare che lì un tempo vi dimorassero ibriganti intenti a razziare le famiglie del circondario. "... Sulla montagna Vallelonga, in contrada Cinno c'è una grotta. I nostri vecchi dicevano che c'erano dei briganti che razziavano queste zone,prendevano la roba e se la portavano in quella grotta: raramente ammazzavano la gente. I briganti sono vissuti qui nelle grotte di Monte Calvo tra il 1870 e il 1890. Una è chiamata la grotta dell'Orso esta in cima alla montagna, un'altra sta a Vallelonga. C'è ancora una grotta che per capire dove vi si entra bisogna aspettare il 15 agosto e vedere dove batte il sole sulla parete della montagna. Si vede unriflesso: in quel momento si vede l'ingresso della grotta. I briganti una volta presero un bimbo di una famiglia di Cascina e chiesero dei soldi in riscatto. Ai poveri non chiedevano niente, anzi gli davano damangiare. Mio nonno portava le vacche al pascolo su in montagna e la notte ci andava a dormire. Una sera andarono i briganti e gli offrirono da mangiare e da bere. Invece alle famiglie ricchechiedevano soldi, ducati. D'inverno i briganti andavano nella campagna romana e d'estate tornavano in montagna. Le famiglie nobili spesso venivano ricattate, gli venivano chiesti 100 ducati oavrebbero ammazzato una vacca...". (testo tratto da Il brigantaggio Meridionale Cronaca inedita dell'Unità d'Italia, 1969). La grotta era molto piccola, a malapena in grado di fornire dimora ad unuomo, e ben nascosta alla base di una parete rocciosa e scoscesa. Tutt’intorno il bosco ci avvolgeva con gli alberi testimoni di vicissitudini lontane, che stagione dopo stagione contavano le memoriedi un tempo. La mappa sottostante riporta le tracce di differenti ricerche della grotta, in data 20 giugno 2019 e 15 febbraio 2020. Personalmente credo che la vera Grotta dell'Orsonon sia quella indicata dalle recenti indicazioni sentieristiche ma sia nascosta altrove, nel frattempo mi piace però pensare di averla trovata.

sabato 8 febbraio 2020

La Grotta del Diavolo di Caporciano

La Grotta del Diavolo era situata lungo la strada che da Caporciano giungeva a Bominaco, nascosta tra alberi e arbusti, con l’ingressoavvolto nel candore di rimanenze di neve trattenuta nelle zone d’ombra. Diverse grotte abruzzesi prendevano quel nome,probabilmente come a voler animare la suggestione di un terribile guardiano posto lì a scongiurare qualsiasi volontà di accesso da partedei viandanti, magari col fine di custodire chissà quali tesori o storie di briganti. L’interno presentava pareti di conglomerato arenario, vi eranomuffe verdi fin dove filtrava la luce, batteri dorati e filamenti di radici dal soffitto tra cui si riparavano piccole comunità di dolicopoda. Quegliambienti erano stati rilevati in parte nel 1964 dal Gruppo Speleologico Aquilano, ora eravamo lì a cercare possibili prosecuzioni, ma ogniramificazione chiudeva in tane di istrici e tassi. 

domenica 19 gennaio 2020

Anello di Monte Cervia da Collegiove

Salivamo sul Monte Cervia partendo da Collegiove, compiendo un anello in senso orario che da Pie’ Cervia seguiva il sentiero lungo ladorsale di Vena Maggiore. I colori assopiti dell’inverno si sfumavano nelle tonalità delle terra d’ombra, erano toni cupi che scandivanolontananze brunite da cui emergevano di tanto in tanto piccoli paesi raccolti. Il versante a Nord Est si apriva su valichi ripidi e boscosi,vestiti d’ombra e di velature di neve, mentre a Sud Ovest il tepore del sole aveva sciolto ogni residuo e addirittura dato adito alle primefioriture nascoste tra i sassi. La bellezza del Lago del Turano si scorgeva poco sotto la cima, prima di imboccare la Val di Varco. Il sentiero siinoltrava poi nel bosco fitto e scosceso, ammorbidito visivamente dai muschi e da cumuli di foglie secche.

lunedì 13 gennaio 2020

Il Ramo degli Asteroidi della Grotta di Cittareale, tra il Passo del Suono e il Labirinto Franoso

Scendevamo lungo cunicoli caldi ed asciutti, avvolti dalla bellezza dei cristalli, tra conformazioni meravigliose di origini ipogeniche. LaGalleria degli Asteroidi della Grotta di Cittareale era un luogo completamente diverso dall’intero sistema della grotta, pareva come setutte le conformazioni di cristalli iniziassero da lì in poi. Lasciavamo le nostre attrezzature all’ingresso per agevolarci nella progressione, tracunicoli principali e secondari che dal Passo del Suono si diramavano nel Labirinto Franoso. Più scendevamo e più ci addentravamo nelventre caldo della terra, in un ambiente friabile e delicato, che scendeva e scendeva con bassi passaggi dalle pareti di fragile crosta,che se toccata si polverizzava in sabbia, aiutati nell’orientamento da piccole placchette metalliche con definiti i nomi dei luoghi e la viadell’uscita. In passato ero stata alla Galleria degli Asteroidi ma non mi ero addentrata oltre, ammiravo ora un luogo incredibile, un cunicololunare entro cui scivolare, al limite tra la ragione e l’inizio dei sogni.