giovedì 8 ottobre 2009

Monte Sirente da Ovindoli


ATTO III - LA VETTA. Finalmente! Dopo due volte andate male ce l'abbiamo fatta! Abbiamo rifatto il sentiero che parte dalla Val d'Arano, da Ovindoli. E' decisamente meno lungo di quello che parte da Rovere, anche se devo riconoscere che come potevamo tagliare a dritto - cioè prendendo di petto la montagna - lo facevamo. Chi la dura la vince. Lo squarcio a dirupo che si vede dalla cima mette spavento.

martedì 6 ottobre 2009

Castello d'Ocre


Eravamo andate a cercare delle mele selvatiche nei pressi del Castello d'Ocre... quanto amavo quel posto, prima del terremoto ci ero andata più volte in cerca della solitudine, a conteplare tutto quello che stava sotto nella valle, o sopra nel cielo. Stare a contatto con quella terra in qualche modo mi rasserenava. Ora il terremoto aveva interrotto molti accessi, e aperto altri più pericolanti.

Ho trovato delle vecchie foto scattate tre anni fa, che nostalgia di quel momento. Ricordo l'emozione nel sentire l'inverno nell'aria fredda che sapeva di neve. Ricordo l'erba rasa tutta brinata dal gelo. Ricordo la pace e il silenzio condiviso con la compagnia di una cara amica. Ricordo Monte Ocre, maestoso, tutto innevato, fisso nella sua solennità che ci guardava.

domenica 4 ottobre 2009

Monte Cava da Tornimparte per la Valle di Ruella

Siamo salite da Tornimparte per la strada di Valle di Ruella, di cui gli ultimi tornanti sono contraddistinti dai resti di un'antica strada romana amiternina. Quello che ne rimane pare tuttavia poco, da come ho letto c'è stato uno scempio che ha danneggiato questo percorso e suscitato molte proteste.
La carrareccia, lunga circa due chilometri e mezzo, porta a dei prati che sembrano di velluto verde, qui, sparsi, ci sono diversi casali, e c'è anche una fonte, detta dei Cobelli.
Il percorso poi attraversa un bosco e prosegue per una radura aperta che prende il nome di conca delle Ferrarecce. Seguendo il percorso si incontra prima un rifugio, e poi un pozzo scoperto. Da qui in poi la terra diventa rossa, acida, desolata, con i resti di ossa di animali ormai scarniti di
tutto... L'ultimo tratto si prende di petto e porta alla cima. La croce della vetta è fatta da due zeppi incrociati legati da uno spago e la targa è una piccola lamiera scritta da pò di bianchetto che riporta l'elevazione della montagna: 2000 metri. Prima di riscendere abbiamo seguito la cresta di tutto il costone, fino al Vado di Femmina Morta.

giovedì 1 ottobre 2009

Monte Aquila e l'anello di Campo Pericoli

Dall'albergo di Campo Imperatore (2130 m) abbiamo preso il sentiero della via estiva, e continuando il percorso siamo saliti su Monte Aquila (2495 m). Nemmeno a farlo apposta sulla cima
ho visto la mia prima aquila reale, enorme e dal volo maestoso. In passato credevo di averla già vista, ma mi sbagliavo, confrontandola con il mio ricordo non ci sono paragoni di alcun tipo. Riscendiamo, e da Sella di Monte Aquila (2335 m) iniziamo il giro dell'Anello di Campo Pericoli. Andiamo al Rifugio Garibaldi (2230 m) e percorriamo un lungo tratto semi-pianeggiante,
molto piacevole (anche la temperatura era ottima!). Ci riportiamo in quota salendo per Passo Portella (2260 m) e da lì continuiamo fino al rifugio Duca degli Abruzzi (2388 m), dove ci ristoriamo un pò. Riscendiamo per Sella di Monte Aquila.

martedì 29 settembre 2009

Fossa Raganesca da Monticchio per la via Mariana


Avevamo a disposizione una mezza giornata per uscire così decidiamo di fare questo percorso, piuttosto breve. Da Monticchio, dove abbiamo lasciato la macchina in una specie di piazzetta, cominciamo a salire un sentiero tracciato molto bene, che gli abitanti del paese erano soliti fare per raggiungere il convento di S. Angelo d'Ocre (757 m) in occasione delle cerimonie religiose più importanti.
Poco prima di arrivare è meglio evitare di salire sul belvedere a cui si accede con una piccola salitina a sinistra: sotto le rocce che sostengono questo balcone naturale sono franate, e il segnale di pericolo è ridotto ad un foglio di carta sotto plastica mezzo accartocciato e un nastro staccato chissà da quale movimento. Il convento non sembra aver riportato danni dal
terremoto, forse perchè sorge proprio sulla roccia. Da lì, a sinistra della fontana, prendiamo la via Mariana, una carrareccia lunga circa un chilometro che conduce alla Fossa Raganesca (800 m).

domenica 20 settembre 2009

Monte Camarda


Non ricordo bene il percorso, quindi evito descrizioni. Ricordo però che siamo scesi nella Valle dell'Adonide, vicino Castelvecchio Calvisio. Qui cresce una specie unica ritenuta estinta fino al 1995, data del suo ritrovamento, è l'Adonis Vernalis, mi hanno detto che in primavera tutta la vallata si colora d'oro. Ci riandrò in quel periodo. Ho letto poi che a metà maggio fanno proprio una festa nazionale per la fioritura di questa pianta, un evento in cui si danno appuntamento molti naturalisti e appassionati.