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domenica 17 febbraio 2013

Scanno e il Vallone del Carapale

Quello che mi piaceva dei vicoli di Scanno erano i giochi di luce della neve, che, in contrasto con i toni d’ombra delle vecchie mura, mostrava tutta la sua parte più innocente. Le vie siincrociavano tra di loro in un fitto canale di passaggi pedonali, si passava affianco ad antiche chiese e palazzi nobiliari, volti ad abbellire un già suggestivo centro storico. Tanti archi passavanosui vicoli e tenevano congiunte abitazioni diverse, guardavo la neve scendere da sotto di essi, e rimanevo in silenzio ad ammirare quella leggera danza che cumulava in luce. Tutta la gente delposto era al caldo nelle loro case, solo di tanto in tanto si vedeva qualcuno passare, ma era così veloce da sembrare un’apparizione. Eravamo saliti lungo il Vallone del Carapale,agevolati dalla seggiovia che partiva dal paese. Le piante si caricavano di neve e tutto si sotterrava nel bianco, persino il piccolo rifugio che prende il nome dal vallone si distingueva astento così mimetizzato. Le nuvole chiudevano la testa della Terratta, serrando sempre di più qualsiasi visuale sommitale, mano a mano scendeva la nebbia impreziosita dai fiocchi di neve,nulla poteva essere più rassicurante delle piste battute sottostanti.

domenica 3 ottobre 2010

Traversata da Scanno a Pescasseroli per il Valico del Carapale

È iniziata la danza irreversibile dei colori dell’autunno. Ogni sfumatura di verde si intiepidiva alla ricerca dei toni caldi: c’erano alcuni tratti in cui i gialli pareva che bruciassero. La luce che filtrava dalle foglie tesseva un merletto fatto di cielo e nuvole, ungioco sensibile che proiettato su di noi ci includeva nel suo progetto. È davvero meraviglioso il bosco d’autunno. Partiti da Scanno, in particolare dalla base degli impianti della seggiovia (1015 m), ci siamo addentrati nel boscoso Vallone del Carapale, inuna lunga e bellissima salita in direzione del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise: da quel versante il confine è segnato proprio  sul filo di cresta della Serra della Terratta. Usciti dal bosco si apriva ai nostri occhi un paesaggio severo e nobile, fattodi colori a contrasto non solo nei toni, ma anche nell’essenza: le tonalità grigie della roccia erano inasprite dall’ombra eppure, nonostante tutto, contenevano il colore caldo dei carpini. Sembrava che quella montagna e quel bosco fossero innamoratil’uno dell’altra. Raggiunto il Valico del Carapale (2070 m) le maestose Ciminiere di pietra sembravano dei denti rivolti verso il cielo. Non riuscivo ad identificare quella roccia, a volte compatta e dura e a volte franosa. Inoltre quegli equilibri erano difficili dacomprendere, alcuni completamente sbilanciati trovavano il loro punto d’appoggio in piccoli massi sottostanti. Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise si estendeva dinanzi a noi e correva lontano in limiti impercettibili ai nostri occhi. È un tipo dimontagna diverso da quelle che conosco. Non riesco ancora a definirlo, ma quello che mi piace è soprattutto la sua aspra desolazione, a volte levigata e a volte selvaggia. Sembrava un limbo di anime. Svalicata la Serra siamo riscesi in direzione diPescasseroli (1146 m), era quella la nostra meta. Una larga carrareccia scendeva in una faggeta bellissima fatta di alberi secolari e ripidi salti di roccia. Quelle lisce pareti accostavano l’ampia vallata che ci accoglieva che, di tanto in tanto, rivelavagrotte e anfratti, dei buchi profondi da cui forse venivamo osservati magari da ninfe e da fauni. In posti del genere, così incantati, è facile che la realtà e la fantasia si sovrappongano in un interspazio definibile come quarta dimensione. Abbiamo percorso una distanza di circa 17 km, con un dislivello in salita di 1150 metri e in discesa di 960.