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domenica 5 luglio 2015

Anello di Monte Corvo per il "misterioso" Fosso del Monte

Il Fosso del Monte scopriva stratificazioni rocciose verticali, che come le colonne di un tempio ornavano l’ingresso del suomisterioso circo glaciale, custode delle ultime nevi. Un gruppo di camosci ci osservava incuriosito dall’ombra delle rocce, mentresul valico a cavallo col Crivellaro ammiravamo uno scorcio differente del lago di Campotosto. Sul filo di cresta di MonteCorvo ogni prospettiva precipitava a valle, scrutavamo tanti altri circhi glaciali, tra cui i più grandi della Valle del Venacquaro e diCampo Pericoli davano idea del maestoso fiume di ghiaccio che nell’era quaternaria intrappolava quelle montagne. Sulla via delritorno il percorso appariva e spariva su dirupate balze rocciose di calcare, la notte ci coglieva fortunatamente nel bosco,moderato da pendii più dolci e rasserenanti. 

sabato 15 marzo 2014

Il Rifugio del Monte da Prato Selva

Il bosco sopra Prato Selva viveva pienamente il suo inverno, con l’ombra degli alberi che si estendeva sulla neve come un pentagramma silenzioso. La luce del mattino filtrava tra i ramispogli senza incontrare molti ostacoli, diffondendosi ovunque come una dichiarazione di quiete. Salivamo in direzione del Rifugio del Monte, per ammirare la bellezza del suo punto di vista.Mano a mano si scorgevano alcune balze affilate su Pizzo d’Intermesoli, che fuoriuscendo dalla neve disturbavano l’armonia di quella grandiosa coltre bianca. Il Fosso del Montesembrava la pancia dell’inverno, si caricava di un potenziale pauroso come a voler sottolineare la superiorità assoluta di Monte Corvo. Il Rifugio del Monte si inseriva in uno degli scenaripiù affascinanti e selvaggi del Gran Sasso, attualmente gestito su prenotazione, tiene aggiornate tutte le sue attività nel suo sito web: www.rifugiodelmonte.it

domenica 11 agosto 2013

Anello di Monte Corvo

La valle del Chiarino refrigerava le sue zone d’ombra grazie al corso del fiume, quell’acqua gelida era in grado di creare unmicroclima all’interno del bosco totalmente diverso da quello che era fuori. Il calore del sole premeva sulla grande vallata aperta,tanto da indicarci come miglior percorso per Monte Corvo il suo filo di cresta, dove il vento movimentava l’aria e donavarefrigerio. La lunga dorsale panoramica lasciava scoprire fin da subito alte prospettive, il nostro sguardo incrociava quello dellealtre montagne dandoci la sensazione di cavalcare la schiena di un gigante. Da ogni angolazione scoprivamo panorami esposti digrandissima bellezza, aperti al di sopra di boschi e vallate: lo sguardo si soffermava nelle prossimità del nostro cammino perpoi scivolare a valle verso interminabili pendii ammantati di falasco. La parte sommitale di Monte Corvo si vestiva del grigiochiarore degli sfasciumi: la roccia era alla ricerca della stessa tonalità delle nubi, che il vento giocava a stendere da un lato dellamontagna, allungando così la percezione della terra. Su quel suolo lunare si compiva un lungo filo di cresta, sempre più tagliente indirezione della Sella di Monte Corvo, dove le correnti ascensionali compivano frenetici tragitti verticali, segnando un nettocontrasto visivo da un lato e l’altro della montagna.


lunedì 15 agosto 2011

La Valle del Chiarino e lo Stazzo delle Solagne

Il mattino regalava colori straordinari, carichi di luce e di quiete estiva. Il Lago di Provvidenza vestiva la sua superficie con alcuni rami venuti giù dall’ultimo maltempo, mentre per il resto davacorpo al riflesso della volta del cielo. La lunghissima carrareccia che saliva la Valle del Chiarino si dimenava in salita per diversi chilometri, mantenendo di continuo l’unica prospettiva del bosco:era quella la parte più noiosa del giro che avevamo intenzione di fare, ma non c’era altro modo che farla a piedi per salire su Monte Corvo da questo versante. Il cielo si modificava in una instabilitàincerta, vedevamo formarsi agglomerati di nuvole sopra il Lago di Campotosto e successivamente venire verso di noi per proseguire poi oltre, in direzione di Corno Grande, dove, in zone senza vento,si incanalavano verticalmente convertendosi in cumulonembi. Poco dopo lo Stazzo delle Solagne, una pioggia improvvisa, breve ma intensa, ci impediva di proseguire, scaricando fulmini nellaparte più centrale del Gran Sasso, molto oltre da dove ci trovavamo noi, ma tanto bastava a farci fermare. Non so quanto tempo siamo rimasti lì, forse una o due ore, di seguito sdraiati sulprato ad osservare come si formavano le nuvole e le loro direzioni. Aspettavamo che tutto passasse anche altrove per poter riprendere il percorso in maniera tranquilla. Ma ormai il torporedi un pomeriggio di mezza estate ci aveva fatto talmente tanto rilassare da farci cambiare intenzione, saremo rimasti un altro po’ lì, ad osservare il cielo, sdraiati per terra, ad ammirare alcune delle parti più morbide del Gran Sasso.

giovedì 22 luglio 2010

Monte Corvo da Prato Selva per il Campiglione, la Valle del Venacquaro e il Rifugio del Monte

Monte Corvo (2623 m) è un gigante, la sua dorsale imponente sembra la schiena di un dio. Non ha bisogno di particolari punti di vista per imporsi: da qualsiasi parte lo si guardi dimostra sempre la sua mole possente. L’ho sempre ammirato da dove potevo, e ogni volta lo scrutavo dalle altre montagne, immaginando quale potesse essere la via più fattibile per salirne la cima. Partiti da Prato Selva (1375 m) abbiamo risalito il percorso del Bike Park fino a Colle Abetone (1775 m), e da lì abbiamo proseguito in direzione del versante Est di Monte Corvo, dove c’è un’area che prende il nome di Campiglione. La nostra intenzione era quella di intercettare la cresta il prima possibile, così, ignorando la traccia dell GPS di Gigi, ci siamo appettati una pendenza fatta di ghiaioni, falasca e uva ursina che se non era al 100% poco ci mancava. Sulla carta (basta cliccarci sopra per ingrandirla) ho messo due punti rossi ad identificare i passaggi più difficili di tutto il giro, e questo ne è uno. Intercettata la cresta siamo arrivati comodamente sulla cima di Monte Corvo (2623 m). Quello che si vede da lassù placa l’anima, dà piacere, e ricompensa dell’impegno messo a disposizione per salire (provare per credere!). Le nuvole che salivano dal versante Nord, toccavano la cima e, scontrandosi con altre correnti, si arricciavano su loro stesse. Sembrava un gioco. La visibilità maggiore ci era concessa soprattutto a Sud: finalmente una nuova prospettiva! Da qui potevo guardare le montagne dirimpettaie di Monte Corvo, quelle da cui lo scrutavo: Pizzo Cefalone, Pizzo Camarda e Monte Ienca soprattutto. La croce di Monte Corvo purtroppo è staccata, se il tempo mi faceva stare un po’ più tranquilla avrei anche proposto alle altre tre persone che erano con me di provare a rincastrarla di nuovo… e vabbè… (magari alla prossima). Ripreso il percorso siamo riscesi in direzione della Sella di Monte Corvo (2305 m), dove dei bellissimi passaggi su roccia inasprivano di molto il paesaggio, ma è più l’impressione che altro, sono molto facili. Svalicata anche la Sella abbiamo continuato a scendere, calando un notevole dislivello di circa quattrocento metri. Ad accoglierci ora c’era la Valle del Venacquaro, una conca isolata che se vede 100 persone all’anno è pure troppo. Davvero bellissima. Da lì dovrebbero partire due sentieri, purtroppo noi distrattamente ne abbiamo intercettato solo uno (quello sbagliato) l’unico visibile da dove venivamo noi. Per riprenderci da questo errore e riprendere così la traccia del GPS abbiamo attraversato (contro la mia volontà) il precipizio che ci separava dal pianoro dove si trova il Rifugio del Monte. Una pendenza oltre il 100% che non rifaccio manco se mi pagano. Rintercettata la traccia e tirato un sospiro di sollievo abbiamo raggiunto il bellissimo Rifugio del Monte (1614 m), chiuso e senza bivacco annesso, l’unica cosa positiva è che c’era una fontanella vicino. Da lì ricongiungerci con Colle Abetone (1775 m), chiudere l’anello, e riscendere per il sentiero del Bike Park non ha comportato altri grossi impegni. Secondo i dati delGPS del temerario Gigi abbiamo percorso 22,6 km, con un dislivello totale di 1747 metri; tempo di cammino effettivo di 8 ore e 14 minuti (ma abbiamo sforato abbondantemente le 10 ore, forse pure 11 a causa della pendenza ripida). È stato un giro bellissimo!!!