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mercoledì 28 aprile 2021

Due giorni sulla Costa dei Trabocchi, la Riserva di Don Venanzio e Punta Aderci

Due giorni stupendi immersi nella bellezza, tra fioriture precoci e il rumore del mare. Il primo giorno ripercorrevamo verso Nord tutta laCosta dei Trabocchi, dalla Foce del Sinello fino alla fine della pista ciclabile di Ortona. Diversi tratti chiusi obbligavano a deviazioni,tuttavia la grandissima bellezza di quel contesto compensava ampiamente le aspettative al pensiero che in futuro ci sarà finalmenteuna bellissima pista ciclabile sulla costa d’Abruzzo. I trabocchi a ridosso del mare raccontavano il legame antico dell’uomo conquell’elemento primordiale, così sconfinato e magnifico, oblio di sogni e pensieri, disperso a vista d’occhio sotto il volo dei gabbiani chelasciavano pervenire i loro versi tra il rumore delle onde. Le fioriture, così inoltrate rispetto alle nostre, esplodevano in colori accesi attorniatidal verde intenso della giovinezza delle foglie, tutta quella bellezza giungeva a noi e sapevamo apprezzarla. Il secondo giorno ciaddentravamo nella Riserva Naturale del Bosco di Don Venanzio e poi verso Sud, nel centro storico della bellissima Vasto, compiendo unanello di ritorno al cospetto del faro di Punta Penna e della Riserva Naturale Regionale di Punta Aderci. Su quel trampolino erboso siammirava un infinito azzurro fatto di cielo e di acque turchesi, il mare e il vento si accostavano naturalmente all’anima seminando la speranzadi una quiete liberamente ritrovata.

domenica 14 febbraio 2016

Il Trabocco Turchino di San Vito Chietino

Nel paese delle ginestre, tra aranci ed ulivi, una piccola baia chiudeva due promontori. Il Grecale correva verso campagne materne portando con sé un misto di profumo di acacia.Dall'estrema punta del promontorio destro, sopra un gruppo di scogli, si protendeva un Trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e travi, simile a un ragnocolossale. (Gabriele D’Annunzio, Il Trionfo della Morte). Il Parente abruzzese immortalava la suggestione del Trabocco Turchino, ne rimanevano il mare, il vento e la cava profonda delcielo di quella memoria lontana, ormai ripristinata con fatture diverse da quelle ammirate dal Vate.

Le foto del Trabocco Turchino in versione originale sono state pubblicate per gentile concessione dell’autore.