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mercoledì 28 aprile 2021

Due giorni sulla Costa dei Trabocchi, la Riserva di Don Venanzio e Punta Aderci

Due giorni stupendi immersi nella bellezza, tra fioriture precoci e il rumore del mare. Il primo giorno ripercorrevamo verso Nord tutta laCosta dei Trabocchi, dalla Foce del Sinello fino alla fine della pista ciclabile di Ortona. Diversi tratti chiusi obbligavano a deviazioni,tuttavia la grandissima bellezza di quel contesto compensava ampiamente le aspettative al pensiero che in futuro ci sarà finalmenteuna bellissima pista ciclabile sulla costa d’Abruzzo. I trabocchi a ridosso del mare raccontavano il legame antico dell’uomo conquell’elemento primordiale, così sconfinato e magnifico, oblio di sogni e pensieri, disperso a vista d’occhio sotto il volo dei gabbiani chelasciavano pervenire i loro versi tra il rumore delle onde. Le fioriture, così inoltrate rispetto alle nostre, esplodevano in colori accesi attorniatidal verde intenso della giovinezza delle foglie, tutta quella bellezza giungeva a noi e sapevamo apprezzarla. Il secondo giorno ciaddentravamo nella Riserva Naturale del Bosco di Don Venanzio e poi verso Sud, nel centro storico della bellissima Vasto, compiendo unanello di ritorno al cospetto del faro di Punta Penna e della Riserva Naturale Regionale di Punta Aderci. Su quel trampolino erboso siammirava un infinito azzurro fatto di cielo e di acque turchesi, il mare e il vento si accostavano naturalmente all’anima seminando la speranzadi una quiete liberamente ritrovata.

domenica 24 marzo 2013

Punta Aderci e Punta Penna

Il promontorio di Punta Aderci permetteva al vento di pettinare i suoi fili d’erba: lo Scirocco planava su quei pendii fino a prendere la rincorsa per il grande salto nel vuoto sul mare. Le nuvolesvaporavano in appannamenti soffusi, l’umidità aumentava la percezione di freddo ed ogni cosa giaceva nel silenzio di quella energia misteriosa che appartiene ai romantici. Il mare fuoristagione aveva il sapore della nostalgia, di un luogo vissuto fuori il giusto tempo e per questo al di là delle intenzioni, al di là dei pensieri, al di là di quella conca profonda, misteriosa esconosciuta, che conteneva l’oblio più assoluto delle cose che non potevamo vedere: noi scrutavamo solo la sua superficie liscia e rassicurante, ma sapevamo bene che sotto di essafermentavano tantissime energie ignote. In fondo il mare era come la montagna. Il tardo pomeriggio lasciava scorrere sulla costa i colori appena rischiarati della sera, più il tempo avanzavae più tutto pareva rasserenarsi, come se si stesse cercando una quiete preparatoria al riposo della notte. Alcuni trabocchi vivevano il suono della risacca, e si lasciavano andare allamelodia dei flutti delle onde. I faraglioni di conglomerato si innalzavano sulla spiaggia come delle sentinelle che scrutavano l’orizzonte, mentre il crepuscolo giungeva distendendo ognicosa. La riva si vestiva e svestiva ogni volta del suo manto d’acqua, rilasciando conchiglie e gusci di ricci di mare, mentre verso l’interno tante piccole dune animavano quella superficiespiegata. La notte dava voce al faro di Punta Penna, che rischiarava ogni lontananza con giri di luce alternati. Laggiù, persi nel buio, alcuni barlumi provenivano dal promontorio delGargano, il mare e la notte si fondevano in un tutt’uno impossibile. La Riserva Naturale di Punta Aderci tutela il tratto di costa naturalisticamente più bello e interessante d’Abruzzo:un susseguirsi di spiagge di sabbia e ciottoli, di alte falesie e scogliere, di paesaggi agricoli e macchia mediterranea. La Riserva si estende per 285 ettari dalla spiaggia di Punta Pennaalla foce del Fiume Sinello. Il promontorio di Punta Aderci caratterizza l’intera area abbracciando il parco e i sottostanti fondali marini, offrendo una visuale a 360° su tutta la Riserva, acui fa da sfondo, la sera, il rosso del tramonto che disegna i profili delle montagne dei tre parchi nazionali: Majella, Gran Sasso-Laga e i Monti Sibillini. La Riserva ospita comunità dipiante resistenti al salmastro, al calore e al vento secondo una sequenza che, dalla battigia verso l’interno, vede insediarsi prima piante pioniere – come il ravastrello – poi specie delladuna mobile – come la gramigna delle spiagge – e infine quelle della duna fissa fino alla comparsa delle piante arbustive e della macchia mediterranea. Le dune e l’ambiente fluviale si prestanobene all’osservazione naturalistica e al birdwatching. Qui svernano e sostano molte specie di uccelli come aironi, svassi, sterne, cormorani, il falco di palude e il fratino che campeggia non a caso nel logo di Punta Aderci. (Notizie tratte da un cartello informativo del luogo).