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sabato 27 novembre 2010

I Piani di Pezza e la prima sciata di fondo


Le vallate innevate hanno la stessa capacità dei grimaldelli, sono in grado di aprire la mente verso una presa più diretta delle emozioni. Quello che si sente è senza dubbio amplificato e più è grande e isolata la valle e più questo sentimento è forte. Con laneve i riferimenti si annullano in una monocromia silenziosa, tutto scompare, ed ogni intrusione è esaltata perché sopra quel piccolo deserto bianco ci si ritrova a contrasto. Dipende dallo statod’animo trovare il punto di vista perfetto: quella energia o si assorbe sentendosi parte di quella terra, o si contrasta in consapevolezza della nostra inezia in relazione. Ma in ogni modo siè costretti a viverla. Anche se oggi non si toccavano questi gradi ideali di elevazione, i Piani di Pezza, tuttavia, erano molto suggestivi. La neve di certo appiattiva le distanze, ma peraltro,intorno intorno, la boscaglia delimitava confini confortanti. Questa mattina sulla piana non c’era nessuno: la neve era completamente immacolata e si snodava intatta per chilometridavanti ai nostri occhi. Dopo tanto tempo finalmente potevamo riprendere gli sci da fondo. Eravamo in due, io ed una mia amica, aveva scelto lei di venire qui. La neve fresca poneva resistenza ainostri movimenti, ma il piacere di proseguire tollerava la fatica, così sfangavamo a turno in direzione di Capo Pezza. I piccoli laghetti di ghiaccio accoglievano tutto intorno cavalli e stalloni,alcuni si muovevano con molta energia, alzando la neve come la polvere. Incuriositi dalla nostra presenza si avvicinavano e ci guardavano, avevano fame, ci scrutavano sbruffando, cercando dicapire se avessimo del cibo per loro; ma una volta indispettiti trottavano via, dando scena alla meccanica più bella del movimento. I loro profili neri erano bellissimi, si muovevanofluidi, articolandosi morbidamente fino all’estremità delle criniere. Solo a guardarli i sentimenti si rinnovavano alla forza e alla passione per la libertà.

giovedì 3 dicembre 2009

Piani di Pezza, Valle Cerchiata e il bosco delle Sette Selve

Oggi abbiamo attraversato tutto il Piano di Pezza, un'ampia area soggetta al fenomeno del carsismo, ai pendici del versante nord del Monte Velino. Lasciata l'auto presso il Rifugio del Lupo iniziamo il nostro percorso da Vado di Pezza (1467 m). L'aria era gelida stamattina, e si manifestava con la sua brina ovunque intorno a noi. A un'ora scarsa di cammino giungiamo a Capo Pezza (1535 m). Mano a mano che salivamo il gelo si evolveva in neve, attraversando tutte le sue consistenze: da granulosa a farinosa; da ghiacciata a gelata.
Giunti nei pressi del bosco, che sulla carta leggo delle Sette Selve, ci inoltriamo in una faggeta a dir poco incantata, completamente innevata, totalmente silenziosa. Le parti in ombra assumevano quelle tonalità bluastre della neve che si godono o poco prima
dell'alba o poco dopo il tramonto. Percorrendo quel sentiero la sensazione di pace si diffondeva completamente dentro di me. Percepivo il Natale nel suo spirito più bello. Finito il bosco si apre ai nostri occhi Valle Cerchiata (1790 m).
Lo spessore della neve da qui in poi aumentava in modo imprevisto, fino a doverla sfangare con ancora più fatica: in alcuni punti gli scarponi affondavano anche a metà coscia, a seconda del terreno sotto. Di media, invece, credo fossero circa 40 cm. Continuiamo in direzione del Sebastiani. Dopo tre ore e mezza di salita mancava pochissimo al rifugio, una cinquantina di metri credo, ma proprio non era fattibile perché ci appozzavamo nella neve, anche fino al bacino. Qui erano davvero necessarie le ciaspole, che da principio avevamo deciso di lasciare a casa. Ho collaudato però le ghette: sacrosante. Riscendiamo molto velocemente, e in due ore e mezza siamo giù...
quanto è bello correre sulla neve! Al ritorno facciamo una piccola deviazione per vedere il Lago di Pezza (1446 m): una vera e propria lastra di ghiaccio.