domenica 25 settembre 2016
Monte Brancastello dai Ruderi di Sant'Egidio per il Vado del Piaverano
domenica 10 luglio 2016
Monte Brancastello
domenica 16 gennaio 2011
Le Cascate del Ruzzo e il Castello di Pagliara
domenica 11 luglio 2010
Sentiero del Centenario
Ho sempre sentito parlare del sentiero del Centenario come il più attraente e spettacolare dell’intero Appennino. Personalmente non ho molti parametri di giudizio per potermi esprimere in maniera obiettiva, ma posso dire senza dubbio che è stato un giro bellissimo! Siamo partiti intorno alle 6 e mezza di mattina dalla sterrata che conduce a Vado di Corno (1924 m), ufficialmente è da lì che inizia il sentiero del Centenario. Considerata la lunghezza del percorso siamo partiti un po’ tardi rispetto una giusta scaletta
tempistica, ma di meglio proprio non si poteva fare (e tra l’altro io stavo pure con tre ore di sonno!!). I colori di questa mattina erano davvero meravigliosi, e le montagne tramite quelli rivelavano tutta la loro leggerezza, scoprendosi come sacre.
Guardare quei colori era come assistere ad una preghiera. Tutta la parte iniziale del percorso che passa su Monte Brancastello (2385 m) è stata una mano santa, perché attraverso la sua esposizione e la sua facilità mi ha dato modo di accostarmi in maniera graduale
a tutto l’itinerario, insomma come una sorta di riscaldamento fisico e mentale. Non avendo la benché minima esperienza di ferrata, l’impatto visivo iniziale con le Torri di Casanova (2362 m) non è stato molto esaltante: l’attacco è ripido, e le corde e le
scalette sono le stesse dal 1974. Non me l’aspettavo, credevo di avere più paura, eppure una volta su sono riuscita a trovare una giusta naturalezza nel contesto, i pensieri mano mano si sono accostati alla pietra, e il contatto con essa addirittura mi faceva stare tranquilla. Sembra assurdo ma è così. E poi ero in ottima
compagnia (e quella fa tanto) in totale eravamo sette persone, di cui quattro accompagnatori del CAI di L’Aquila (Latino Bafile, Leucio Rossi, Gianluca Torpedine e Mario D’Angelosante). Abbiamo eseguito il percorso in tutta sicurezza, con casco,
imbrago e kit da ferrata. Per chi ha più esperienza alpinistica magari tutto il percorso può sembrare così semplice da non prendere precauzioni (scrivo questo perché abbiamo incontrato diverse persone che eseguivano questo giro senza avere nessuna
sicurezza, nemmeno il casco, e si calavano dalle rocce facendo presa sempre e solo sulla corda), eppure lì basta un attimo di distrazione per mettersi nei guai, perché molte corde sono lasche e arrugginite (diversi chiodi sono saltati), e le rocce sono friabili:
alcune ti rimangono in mano, per non parlare poi di tutte quelle che si smuovono ad ogni passo e che vanno addosso a chi sta di sotto! (C’è stato un momento che s’è gelato il sangue a tutti perché stavamo risalendo un piccolo tratto tendenzialmente ripido
prima di arrivare alla successiva corda fissa, e mi sono aggrappata ad una pietra che si è rivelata mobile, l’ho lasciata subito e come mi sono spostata a tre metri di distanza da noi si è innescata una piccola frana… quindi non credo proprio si debba sottovalutare
questo percorso). Tutte le persone che erano con me avevano già fatto il sentiero del Centenario, alcune più di una volta, e ognuno, riportando la propria esperienza, ha sottolineato il fatto che non se lo ricordava così degradato, ma più scorrevole e percorribile:
l’ultima esperienza è di due anni fa, forse allo sfacelo avrà contribuito il terremoto. La vista che si gode da quelle creste rocciose è spettacolare, oggi poi siamo stati molto fortunati perché abbiamo trovato ad accoglierci una giornata splendida, con una pressione così alta da scongiurare qualsiasi temporale.
Lo sguardo correva lontano, fino a raggiungere il mare. È incredibile la sensazione di pace che trovo sulla cima delle montagne, forse è proprio vero che è il posto più vicino a Dio. Cresta cresta abbiamo superato Monte Infornace (2469 m) e
Monte Prena (2561 m), portandoci in maniera obbligata fino al Vado di Ferruccio (2233 m). La via Normale di Monte Prena (2561 m) non è più tanto “normale” perchè è venuta giù tutta, scoprendo la pietra viva sottostante. Mano mano che passa il
tempo la Natura si sta evidentemente rimpossessando di quel pezzo di paradiso. Mentre ero sdraiata su Monte Infornace (2469 m), a contemplare il meraviglioso affaccio sul teramano, ho visto con gran sorpresa un folto numero di camosci destreggiarsi tra
quelle rocce, quella in fondo è la loro terra, chissà se se la riprenderanno tutta prima o poi. Arrivati a Vado Ferruccio io ero l’unica che voleva completare il percorso e salire su Monte Camicia (2564 m): non mi si è filata nessuno! Mannaggia la finale
dei mondiali di calcio! Comunque va bene anche così, in fondo ero stanca anch’io e di certo non mancherà occasione di ripercorrere di nuovo tutto il sentiero (sperando che non peggiori!). La parte più brutta è stata quella finale: 4 km di strada sterrata monotona
fino a quella asfaltata dove ci attendeva un piccolo pulmino che ci avrebbe riportato alle macchine. Secondo i dati del GPS abbiamo percorso 19,7 km impiegando 12 ore (di cui 7 h 33 min in movimento e 4 h 37 min di pause e ferrate), con un dislivello complessivo di circa 1390 metri.
giovedì 26 novembre 2009
Monte Bracastello da Vado di Corno
che anticipa la bellezza di quello che si vedrà in seguito. A parte qualche roccia e qualche vertigine, il sentiero è fattibile salvo eccezione della neve. La paura dell'inesperto, quella che ti annebbia la mente e ti blocca le gambe l'ho provata in modo particolare due volte da quando vado in montagna, di cui una volta oggi. Un ripido costone di percorso era completamente coperto da neve ghiacciata, così dura che si rompeva a fatica con lo scarpone. A dare un taglio trasversale c'erano alcune impronte più o meno profonde ormai pietrificate nella neve. Fin dove erano calcate andava bene, poi non lo erano più e non sapendo dove mettere i piedi avevo paura di scivolare di sotto, ho passato alcuni secondi di panico, poi finalmente ho reagito e proseguito. Mi hanno detto che in montagna è da mettere in conto anche questo.
dove sono andata a portare un bacio all'icona del santo da parte di mia nonna, a lui devota.

