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lunedì 20 giugno 2016

Isole Tremiti e Gargano

Il blu era pieno di sfumature che dal crepuscolo al temporale si inabissava nella notte. Raccoglieva insieme ilcielo e il mare, scandendo più livelli di trasparenze limpide. Tra il silenzio dei pesci e l’andamento delle meduse, la luceesaltava ogni cosa, l’aria aveva l’odore dei pini riarsi dal sole, mentre raggruppamenti di cactus formavano boschi insoliti. Le isole avevanoun'identità speciale, fatta di vento e nostalgia, al porto si andava e veniva, mentre solo chi rimaneva poteva contemplarla.

mercoledì 31 agosto 2011

Isola del Cretaccio alle Tremiti

L’isola del Cretaccio alle Tremiti si componeva di argilla esposta alle intemperie, le sue forme sinuose erano state modellate dal mare e dal vento, mani sapienti di una assoluta condizione divina.La sua continua erosione lo destinava ad una certa scomparsa, quella visione era sublime e malinconica, accompagnata dalla dolcezza del suono del mare, così antico e paterno, assoluto eincontrastabile. Le leggende del posto popolavano il Cretaccio della presenza dei fantasmi, raccontavano storie di detenuti decapitati che nelle notti di tempesta ritrovavano la loro voce.L’acqua limpida del mare lasciava trasparire il Profondo Blu, un mondo sconosciuto che più di tutti mi attraeva e allo stesso tempo mi inquietava.

Le Isole Tremiti

Le Isole Tremiti si perdevano nel mare, protette da tutta quella immensità sconfinata e misteriosa. Mentre avanzavamo di rotta levedevamo comparire all’orizzonte, anticipate dalle nuvole che vi erano sopra. Chissà quali sentimenti contrastanti animavano ilcuore di un isolano, così lontano dal mondo e vicino a se stesso, mosso tra l’odio e l’amore di un desiderio d’evasione e unafortissima appartenenza. Probabilmente sarebbe partito, sicuramente sarebbe tornato. Tra i boschi di San Domino e ireperti di San Nicola correva il mito di Diomede, profumato del mirto e raccontato dal vento. Le piante dei capperi rivestivano laterra, mentre strane rocce assumevano forme di elefanti. Alcune caprette nere si inerpicavano su sentieri strapiombati, nel bassodelle carceri e al di sopra del mare. I vicoli del Torrione raccontavano la storia di nonna Sisina, impastata alla nostalgia ealla memoria dei ricordi: nonostante il tempo trascorso l’abbiamo incontrata lì, ancora pronta ad accogliere chiunque bussasse allasua locanda. Il rumore delle cicale si incorporava all’ombra di un caldo pomeriggio d’estate: tra la gente che arrivava e quella chepartiva solo alcuni sarebbero rimasti, pronti come ogni sera a guardare l’orizzonte.