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venerdì 14 febbraio 2014

Le capanne a Tholos di Monte Manicola

Nei primi vent’anni dell’Ottocento, con la stesura del Catasto Provvisorio in Abruzzo, parecchie persone accorsero in montagna con lo scopo di impossessarsi di un pezzetto di terra,cercando di fornire, attraverso muri a secco e costruzioni edificate velocemente, una testimonianza per il diritto di proprietà. Vennero occupati anche  luoghi aspri e selvaggi,lontani dai centri abitati e difficili da vivere, tanto che la pietra divenne presto un elemento fondamentale per adattare la natura alle proprie esigenze, per sopravvivere. I campi da coltivarevenivano bonificati con cura dai nostri antenati, che sasso dopo sasso avevano accatastato grandi maceroni, costruito muri a secco, ed edificato i tholos, le famose capanne in pietra chegarantivano un rifugio, a contadini e pastori, nei periodi di maggior lavoro. Tra Monte Manicola e Colle del Vescovo vi erano tantissime testimonianze di tholos, molti dei quali purtroppocollassati sotto il peso della propria mole. Si confondevano tra i tanti accatastamenti di pietra, lasciandosi distinguere soltanto alla base grazie al verso ordinato dai sassi. La loro funzionalità siera spenta da molti decenni, e la natura mano a mano li riassorbiva sotto una figurazione di terre incolte. Tra gli alberi, alle basse pendici di Monte Manicola, una capanna a tholos siconservava in maniera sorprendente, dando sfoggio della maestria di chi l’aveva costruita. Gli studiosi la classificavano come la più grande di tutta la zona, e fortunatamente continuavaa preservarsi grazie al rispetto della gente del posto. Il suo interno si componeva di sedili in pietra, di un ripostiglio e addirittura di un camino, tutto perfettamente conservato, mentrela cupola sommitale era chiusa da un’enorme lastra di roccia che scaricava il suo peso sulle pareti circolari. Visto da fuori si inseriva totalmente nel paesaggio, con il tetto ricoperto di terraed arboscelli che ne fissavano ulteriormente la struttura grazie alle loro radici.