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domenica 28 gennaio 2024

Traversata di Monte Le Quartora dai pressi di Casamaina ai pressi di Roio Piano

Compivamo una bellissima traversata di Monte Le Quartora, partendo dal territorio di Casamaina per raggiungere quello di Roio Piano.Una comoda carrareccia saliva inizialmente nel bosco per poi aprirsi alla bellezza dei panorami, quella strada era probabilmente unavia di transito che dava accesso alle miniere di bauxite. Superato il valico, la zona di Terra Rossa lasciava affiorare il colore che ledava il nome, purtroppo non c’era la neve a riverberare il candore sui pendii, il bianco giaceva soltanto a chiazze e nelle zone d’ombra, etra i ruderi dell’antico monastero di Santo Iaco. Un sentiero a malapena percettibile si immetteva nella carrareccia chepassante per Pesco Croce raggiungeva il Passo di Vallefredda, dove un vecchio fontanile dismesso faceva da crocevia. La bellezzadella Piana di Campoli si raccoglieva protetta dai rilievi intorno, le casette Michetti, ormai completamente dirute, rievocavanola presenza dei suoi ultimi abitanti, famoso era il ricordo del pastore Vittorio che fino agli anni Sessanta le aveva mantenutefunzionali soggiornando negli stazzi. La luce bassa del pomeriggio iniziava ad inondare piano la valle, mentre i buoi e i cavallici guardavano incuriositi e allo stesso tempo disinteressati. Gli ultimi avvallamenti della Costa Grande fino a Capo Ripa, con i suoimaceroni disseminati e l’erba rasa e stinta, ampliavano ulteriormente il fascino di quei luoghi così similmente lunari e solitari.

sabato 17 ottobre 2015

Monte Le Quartora e le Casette Michetti

Le Casette Michetti giacevano sul Pianoro di Campoli, tra la bellezza dei pendii delle Quartora e la quiete rasserenante delpascolo degli armenti. Fino a sessant’anni fa ancora erano abitate da qualche pastore, mentre adesso lasciavano alle loro murasoltanto la mansione di suscitare i ricordi. Il pastore Vittorio Colangeli ne era uno degli ultimi abitanti, veniva ricordato da chida bambino lo raggiungeva in groppa ad un asino, per aiutarlo ogni mattina a mungere le pecore. Gli antichi fuochi erano statiabbandonati, ora vi rimanevano soltanto ortiche e cavalli, e quest’ultimi ci venivano incontro alla ricerca del sale.

domenica 16 dicembre 2012

Le Quartora dalla Chiesa della Beata Cristina

La Chiesa della Beata Cristina giaceva nel silenzio del territorio di Lucoli. Alcuni tiranti sottolineavano la memoria del terremoto,tenendo strette crepe che separavano decori in pietra bellissimi. Dei cavalli bevevano nei pressi della fontana adiacente,conferendo ulteriore calma al risveglio di quel mattino di dicembre. La chiesa intitolata alla Beata agostiniana ( 1480-1519) fu costruita nel 1596 sul sito in cui ella si recava a pregare. La facciata è arricchita da portale e finestre riccamente decoratisecondo un gusto tardo barocco. L’edificio è ad unica nave con volta a botte ribassata completamente affrescata. Una balaustrasettecentesca separa la nave dal presbiterio occupato dall’altare principale e da due laterali. Nella parte posteriore della strutturasi erge la torre campanaria caratterizzata da spigoli arrotondati e suddivisa in tre ordini, di cui quello mediano decorato dastemmi e fascia cordonata. L’orologio era fermo poco oltre le undici e mezza, le gravi lesioni alle strutture portanti larendevano purtroppo inagibile. (Informazioni e testo tratti dal sito della Regione Abruzzo). Dai pressi della Chiesa cercavamo ilsentiero per raggiungere Monte Le Quartora, che conoscevo solo dal versante di Roio Piano. Sopra Valle Fico lo sguardo si apriva suL’Aquila e la zona sottostante di Campoli, animata dai ruderi di vecchi casolari abbandonati. I vari saliscendi montuosiscoprivano macchie di neve nelle zone d’ombra: il vento su quegli altipiani era stato inclemente, tanto da spazzare via tutti gliaccumuli delle ultime nevicate. L’aria fredda di dicembre soffiava su di noi sconsigliandoci di raggiungere la cima per ammiraremonte Ocre e i monti di Bagno: raggiunto il tabellone tornavamo indietro sui nostri passi, alla ricerca della quiete e lontani dal vento.