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venerdì 19 dicembre 2014

La Vasca di Giuda su Colle Santa Barbara

Le campagne di Aragno erano ricche di tholos, così come quelle dei paesi circostanti; alcuni erano collassati sotto il proprio pesodivenendo cumuli di macerie, mentre altri mantenevano ancora la loro forma originaria. Il piccolo colle di Santa Barbara, davantial paese di Aragno, ospitava tra la fitta boscaglia importanti resti di mura articolate, intese a testimoniare la presenza dell’uomo,che con le pietre aveva definito perimetri e creato terrazzamenti. La carta IGM segnalava un rudere col nome di Vasca di Giuda, lacuriosità di scoprire di cosa si trattasse ci spingeva ad esplorare il versante a Sud di quella piccola collina. Nel punto indicatotrovavamo un riparo in pietra a secco, nello specifico probabilmente una condola, semi-interrata e con volta a botte.Parte del tetto era crollato, mentre le mura interne mantenevano ancora l’ordine strutturale, articolato soltanto da due incavi ed una feritoia. 

giovedì 5 giugno 2014

Anello di Collebrincioni e Monte Castellano e la memoria del 23 settembre del 1943

Da Collebrincioni saliva una ripida strada in direzione di Monte Castellano, la memoria correva indietro nel tempo al 23 settembre del 1943. Queste zone avevano vissuto l’esperienza diundici ragazzi, tutti amici intorno a vent’anni, rimasti fedeli fino alla morte. Umberto, Stefano, Francesco, Fernando, Berardino, Pio, Carmine, Sante, Giorgio, Anteo e Bruno erano undici amiciche attendevano. Tra loro, Bruno aspettava suo padre, il tenente colonnello Gaetano d’Inzillo, che aveva promesso a suo figlio e ai suoi amici di portarli via da Collebricioni. C’era la guerra e loropartecipavano ad un piano di resistenza ben preciso, che li vedeva coinvolti nel recupero di armi da condurre nel teramano. Passava la notte e loro sognavano di realizzare il diritto allapropria libertà, sognavano il Bosco Martese, e ponevano fiducia agli uomini con più esperienza, quelli che sapevano sparare, che non li avrebbero mai abbandonati alla volontà degli invasori. Ma lanotte passava e non ci fu fede all’appuntamento. L’indomani la voce tedesca risuonava tra i vicoli di Collebrincioni, i ragazzi fuggivano in direzione di Monte Castellano sotto il raggioscoperto di una mitragliatrice, alcuni risposero al fuoco, ma Umberto venne ferito. I suoi amici nonostante il terrore della loro condizione non lo abbandonarono, lasciarono cadere a terra learmi che nemmeno sapevano usare: uno venne graziato, gli altri nove divennero i Martiri Aquilani. L’anticima di monte Castellano teneva la memoria di quel giorno con una croce, doveun piccolo uccello vi si era posato sopra. La memoria di quel giorno si perdeva nella bellezza delle fioriture e nei colori rinnovati delle montagne, una disperazione lontana ma di cui la terra manteneva ancora l’umore. 

domenica 9 marzo 2014

Anello di Assergi, Monte di Aragno e la Valle del Vasto, percorrendo le terre della Resistenza

Attraversavamo i paesi di Assergi e Camarda investiti dalla luce pacata del mattino. Ogni tanto usciva qualche vecchio abitante, rimasto fedele alla sua casa, e ci salutava con una  gentilezza dialtri tempi, portatrice di auguri. Nei loro occhi si leggeva una consapevolezza diversa dalla nostra, per loro la montagna manifestava più incognite che svaghi. Una strada di fondovalleraggiungeva Aragno, che raccoglieva nella parte alta tutto il suo passato: vi erano case vecchie e abbandonate, devastate dal tempo e dal terremoto, rivestite di rovi e muschi, e inabissate nelsilenzio di volte sfondate. Settant’anni fa in quelle case si vociferava sulla Resistenza, si aveva paura, e si cercava di schivare lo sguardo tedesco. Aragno era stata la culla dellaResistenza armata aquilana, proprio qui si innescarono le direttive dell’organizzazione partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Alle porte della montagna trovavamo i sentieriper il Monte di Aragno, ammiravamo la catena occidentale del Gran Sasso rivestita dal candore della neve, su cui nuvole sfilacciate proiettavano la propria ombra. Sotto di noi la Valle delVasto giaceva come un deserto, spesso spoglia e senza ripari, si componeva di colline e saliscendi prima di toccare il fondo boscoso verso il letto del fiume. Diversi casolari abbandonatidavano memoria della presenza dell’uomo, ma uno tra tutti era quello che aveva segnato la Storia: il Casale Cappelli. Erano passati molti anni dal triste episodio che vide questo luogo teatrodi morte, di cui ormai ne rimanevano soltanto poche mura pericolanti ed una lapide affissa alla memoria di Giovanni di Vincenzo. Il 4 maggio 1944, un piccolo gruppo di sei partigiani siera rifugiato in questo casolare a pochi chilometri da Assergi: si erano attardati in paese per raccogliere informazioni e viveri, mentre il resto della brigata aveva già raggiunto un altro riparonel bosco del Chiarino. L’imbrunire fece rimandare la partenza all’indomani, chissà quanti sogni di libertà animavano le loro menti, prima di perdersi nel sonno, al riparo dell’antico casolare,anche noto come Casale Jenca. Ma intorno alla mezzanotte, a seguito di una soffiata dei repubblichini, il casolare fu circondato da un centinaio di nazifascisti che con facilità asserragliòla stazione, con la morte immediata di Giovanni di Vincenzo, colui che era di guardia. Furono tutti presi, ad eccezione di uno che riuscì a dileguarsi. Un triste capitolo di storia della Resistenzaabruzzese veniva scritto su queste pietre, ormai sconnesse e fatiscenti, intricate di rovi e fasci di liane. Tornavamo ad Assergi seguendo il corso del fiume, lo stesso percorso dei nostri progenitori.

Escursione organizzata dal CAI di Isola del Gran Sasso, coordinata da Luciano del Sordo.
Per approfondimenti sugli eventi storici relativi alla Resistenza armata aquilana: “L’Aquila dall’armistizio alla Repubblica 1943-1946” di Walter Cavalieri, Edizioni Studio 7 L’Aquila, 1994.

domenica 20 maggio 2012

Anello di Collebrincioni in mountain bike passando per i laghetti

La bicicletta mi appariva come una nuova lente di lettura, percepivo quello che mi circondava in maniera diversa, forseun po’ più distratta ma senza dubbio intensa. Scivolava permettendo di compiere lunghe distanze, tra sterrate, pratie singoli sentieri di montagna. Da Collebrincioni salivamo in direzione del Laghetto di Aragno, tra le abbondanti fiorituree i pascoli di alta quota. Ammiravamo la bellezza semplice dei prati sommitali, azzittiti e impreziositi dalla maestosità del Gran Sass0.