sabato 8 settembre 2012

Il complesso nuragico di Tamuli

La strada che conduceva a Tamùli era completamente deserta nelle ore più calde del pomeriggio. I rovi selvatici costituivano l’unica possibilità di ombra: bordavano i sentieri e si addossavano ai muri a secco narrando a pieno la bellezza di una poesia decadente. Tra le spine e le more selvatiche giacevano i nidi di ragno, i loro filamenti brillavano al sole e trattenevano il silenzio,indicando il sentiero verso una direzione metafisica. L’area archeologica di Tamùli si disponeva sopra una collina vestita di erba secca e di asfodeli: i fiori cantati da Omero, soliti nascere proprio nel regno dei morti. LE TOMBE DEI GIGANTI. Le tombe dei giganti sono monumenti esclusivi della Sardegna, tipici della civiltà nuragica, edificati durante l’intero periododell’Età del Bronzo (1800-900 a.C.). sono costituite da un lungo corpo, generalmente absidato, con la fronte arcuata che si prolunga, lateralmente, in due ali di muro delimitanti un’area semicircolare chiamata esedra, in questo spazio si svolgevano i riti della comunità in onore degli antenati defunti. Erano tombe comunitarie destinate ad accogliere gli abitanti del vicinovillaggio. La sacralità del sepolcro è accentuata dalla presenza, nell’esedra o lungo una fiancata, dei betili in numero da uno a sei: pietre coniche o troncoconiche lavorate con cura nell’intera superficie, che rappresentano divinità protettrici dei defunti e dispensatrici di vita. in base alle caratteristiche architettoniche, tutte le tombe dei giganti si dividono essenzialmente in duegrandi gruppi: quelle con al centro del prospetto la “stele”: un elemento megalitico superiormente arcuato, alto fino ad oltre 4 m, e quello senza “stele”, con un’imponente facciata in muratura, edificata con filari di pietre sbozzate (opera poligonale) oppure con conci perfettamente squadrati e levigati dalle varie superfici (opera isodoma). Le tombe A e B dell’area archeologica diTamuli sono sicuramente del tipo con fronte a filari costruite in opera isodoma, mentre non rimangono elementi sufficienti per una sicura attribuzione tipologica della tomba C. TOMBA DEI GIGANTI A. La tomba A, più nota come “tomba dei betili”, dista circa 300 metri dal nuraghe. La lunghezza massima del monumento, compresa la profondità dell’esedra, è pari a 22,40metri, mentre la larghezza massima fra le estremità esterne delle ali è di metri 20,60. Il corpo centrale è lungo 14,30 e si restringe gradualmente da m 7,20 a m 6,60 in corrispondenza del giro absidale. L’esedra semicircolare è marginata da un balcone discretamente conservato. Lo spesso re murario è costituito da due paramenti con intercapedine colma di scaglie e terriccio. Ilcorridoio funerario è lungo m 9,50 e largo m 1,30. Il portello d’ingresso è stato ricavato in una lastra piatta ben squadrata e forata ad oblò, attualmente spezzata e mutila del lato sinistro; poggia su un blocco di soglia ed è arretrata rispetto alla muratura dell’esedra. Al centro dell’emiciclo è individuabile, a tutt’oggi, il chiusino del portello. Della camera residuano,ancora in situ, due ortostati finemente lavorati e la lastra di testata del corridoio segnata da riseghe laterali sulla quale doveva impostarsi un concio simile a quello che giace a circa 20 m dalla tomba e contrassegnato da un arco a sesto acuto in rilievo. Su di esse si impostavano le fiancate del vano tombale chiuse superiormente ad ogiva. I materiali rinvenuti all’internodella sepoltura consentono di collocarla cronologicamente in tempi del Bronzo Medio (1500-1200 a.C.). I BETILI. Sul lato sinistro della sepoltura si notano i famosi betili in posizione probabilmente non originaria e comunque differente dai rilievi del A. Lamarmora. I monoliti, in basalto, sono tutti finemente lavorati a martellina; hanno forma conica e sezione piano-convessa. I betili femminili, mammellati, sono alti rispettivamente m 1,55 – 1,54 – 1,53; più bassi e più tozzi sono i betili maschili, m 1,25 – 1,33 – 1,38. LA TOMBA DEI GIGANTI B. La seconda sepoltura si sviluppa lungo l’asse NW-SE con l’esedra rivolta a SE. Si riconoscono chiaramente le strutture perimetrali incomplete dell’abside, delle fiancate laterali edell’esedra. La lunghezza massima, compresa la profondità dell’esedra, pari a m 17,40,la larghezza fra le ali dell’emiciclo, di m 14,50. Il corpo centrale, lungo m 14,40, esternamente marginato da un basso bancone simile a quello della tomba A. il corridoio funerario mostra ancora in situ il blocco di soglia sopraelevato rispetto al piano pavimentale interno, costituito dalastroni squadrati e combacianti. Del paramento interno residua una sola lastra ben lavorata nella faccia a vista che giace al centro del corridoio. Non resta oggi alcuna traccia dei conci relativi alla copertura e al giro absidale presenti nella documentazione ottocentesca del Lamarmora, fatta eccezione per un concio ad arco piano a circa 20 metri dal nuraghe e ilconcio superiore di testata con rilievo a sesto acuto. I materiali rinvenuti all’interno della sepoltura consentono di collocarla cronologicamente in tempi del Bronzo Medio (1500-1200 a.C.). TOMBA DEI GIGANTI C. La terza sepoltura, recentemente rimessa in luce, si differenzia dalle altre per le ridotte dimensioni e l’esiguità dei resti. Presenta una struttura megalitica chepoggia direttamente sul terreno, priva di crepidine. Ha forma irregolarmente ellissoidale e fronte falcata. All’interno è stato ricavato uno stretto corridoio. La fronte priva delle caratteristiche ali che delimitano l’esedra, conserva tracce parziali di un lastricato. I materiali rinvenuti all’esterno della sepoltura consentono di collocarla cronologicamente in tempidel Bronzo Medio (1500-1200 a.C.), con riutilizzazione in tempi successivi. IL NURAGHE. È il monumento simbolo della civiltà nuragica e deriva il suo nome dall’antica radice paleo sarda “Nur”, che significa “mucchio cavo”. Vengono edificati a partire dall’Età del Bronzo Medio (1600 a.C.), con rimaneggiamenti e ampliamenti attestati fino all’età del BronzoRecente (1200-900 a.C.), ma il loro uso dura fino ad età storica, mutando talvolta la funzione originaria. Gli scavi condotti in numerosi nuraghi hanno dimostrato la loro polifunzionalità: sono fortezza, postazioni di controllo del territorio, luogo di abitazione e di incontro sociale, luogo di culto. Presenti in gran numero su tutto il territorio isolano, hanno nel Marghine unadelle densità più alte, dove sono documentati con una grande varietà tipologica che comprende nuraghi a corridoio, nuraghi a tholos semplici e complessi e nuraghi a struttura mista. I nuraghi a corridoio, noti alla letteratura archeologica anche con i nomi di “protonuraghi” e “pseudo nuraghi”, sono monumenti rozzi nei loro particolari costruttivi, quasi mai di forma circolare,caratterizzati da un’opera muraria definita “ciclopica”, per l’impiego di grossi blocchi disposti ad incastro, spesso fortemente condizionati nel loro impianto dalla conformazione naturale del basamento roccioso su cui sono edificati. La massa muraria prevale nettamente sugli spazi interni rappresentati per lo più da stretti corridoi piattabandati e di modesta altezza,articolati o meno in nicchie laterali, conclusi entro la struttura o sfocianti in un secondo ingresso contrapposto al primo. Altri presentano all’interno vani di pianta allungata (i cosiddetti nuraghi naviformi) e sono caratterizzati da pareti aggettanti riunite al colmo, simili nel loro impianto ad una chiglia di nave rovesciata. In entrambi, sulla sommità costituita da un piano terrazzato, venivano talvolta edificate una o più capanne. Il tipo più semplice di nuraghe a tholos è costituito invece da una torre troncoconica, che presenta all’interno una camera pressoché circolare, con pareti aggettanti di filari di pietre che progressivamente si restringono verso l’alto per chiudersi con un solo blocco. All’aggetto dei muri interni si contrappone l’inclinazione del paramento murario esterno, costituito da pietre sbozzate disposte in corsi regolari. All’interno sono presenti il corridoio di accesso al vano principale, le scale elicoidali che portano alla camera superiore, le nicchie d’andito e di camera. L’aggiunta di torri al corpo principale, di norma più antico, dà origine ai nuraghi complessi. (Notizie tratte dai vari cartelli informativi del sito archeologico di Tamuli).

venerdì 7 settembre 2012

L'Isola di Asinara

Il  mattino si svegliava lasciando il mare ancora assopito nella sua calma piatta. Nel porto di Stintino le voci dei pescatori erano ovattate, tanto da confonderle con i versi dei gabbiani inlontananza. L’isola di Asinara ci attendeva, mentre la barca a vela scivolava su di un mare denso, liscio come l’olio. Le berte di mare volavano basse sfruttando la resistenza della superficie d’acqua,ogni colpo d’ali le portava lontano, mentre il mare, di sotto, si animava di un infinito inconscio fatto di mistero ed oblio. Ci avvicinavamo all’isola e vedevamo mano a mano il piccolo paesecrescere di dimensione. Ogni casa era abbandonata, si intravedevano le poste, gli uffici del porto, tutto viveva in uno stato di assenza. Al porto, un gatto di mare mangiava il suo pesceoffertogli da un pescatore, lo faceva lentamente, quasi a voler mantenere la calma dell’isola, tutto pareva scorrere più piano. Camminavamo a terra scoprendo la vecchia scuola e la piccolapiazza, le case dei carcerieri, la chiesa e il piccolo alimentari. Tutto era abbandonato, solo Mereu, un ex carceriere, era rimasto a vivere sull’isola, dopo una lunga battaglia per non lasciare la suacasa. Il vento passava tra quei vicoli vestiti di bianco, mentre il caldo dei primi di settembre esaltava l’odore delle piante di fico. Visitavamo i vecchi carceri, dove all’interno i tralci di vitecrescevano quasi oltre il filo spinato. Una ragazza che ci faceva da guida diceva “nel carcere di Asinara i veri carcerati erano i carcerieri, costretti a vivere sull’isola e a fare lunghi turni disorveglianza, controllando a vista il detenuto attraverso un piccolo spioncino”. Le porte di ferro e le grate infisse alle finestre si tingevano di un blu intenso, quasi a voler imitare il cielo,mentre l’elicriso con il suo profumo distingueva quella terra di Sardegna. Camminavamo lungo un sentiero a mezza costa in direzione di Cala Sabina, la bellezza di Asinara era assolutamenteindiscussa, con le sue spiagge e le sue rocce, il suo mare e la sua identità. Ci facevamo il bagno nella spiaggia dove un tempo venivano portati i detenuti, tantissimi pesci ci nuotavano intorno,si capiva bene che avevano effettivamente conosciuto pochi uomini. La barca a vela ci attendeva nella vicina Cala dei Turchi, dove l’acqua era più alta, la raggiungevamo a nuoto, pronti pertornare a casa. Per dormire consiglio il Bed and Breakfast Mr. Caruba, a Stintino (www.mrcaruba.com), Via Dei Ginepri n. 6 - Lottizzazione Italo Belga, 07040 Stintino (SS), Tel. +39 079 523331 - Cellulari: +39 360 509916 - +39 388 6549346,  mail: info@mrcaruba.com

giovedì 6 settembre 2012

La Necropoli di Li Muri

La necropoli di Li muri (3500-2700 a.C.). In Gallura il monumento funerario del Neolitico Recente è la cista dolmenica la cassetta di lastre infisse a coltello ed una di copertura –contornata da un circolo di piccole lastre poste a trattenere un tumulo di terra e pietrame che ricopriva il sepolcro. I cippi verticali (menhir) posti in prossimità di ciascun circolo siinterpretano come simbolo della divinità. Le piccole cassette presenti all’esterno delle tombe dovevano accogliere offerte alimentari. Raffinati manufatti in selce e steatite, fra i qualinumerosi grani di collana, una coppetta, lame di coltello, accette, pomi sferoidi ritenuti idonei al combattimento ravvicinato, tutti rinvenuti nello scavo del 1939, segnalano idefunti di Li Muri come personaggi di spicco, probabilmente appartenenti ad una società a base economica pastorale. I suddetti manufatti suggeriscono inoltre rapporti con l’area egeae balcanica, mentre il tipo tombale richiama analoghi modelli della Corsica. (Notizie tratte da un cartello informativo del luogo).

La Tomba dei Giganti di Li Lolghi

La terra giaceva nel silenzio di una campagna isolata, tra il profumo dell’origano e del mirto di Sardegna, il vento caldo animava le pietre, sibilando leggermente tra esse e portando a noi la voce dei giganti. Enormi lastre di pietra si conficcavano nelterreno sbarrando l’accesso ai vivi e definendo il perimetro di una possibile area sacra. Gli giravamo intorno guadando tutto dalle varie angolazioni, chissà cosa avevano provato i primi scopritori, ma forse, anzi sicuramente, quel meraviglioso sito archeologicoapparteneva fin dall’origine agli abitanti del posto, senza mai essere dimenticata, ma tramandata di generazione in generazione, innata da tempo immemore nella terra e nell’anima. Le tombe dei giganti di Li Lolghi (1800-1200 a.C.). Le tombe deigiganti devono il nome alla tradizione locale in ragione delle notevoli dimensioni. Si tratta di sepolcri collettivi di età nuragica costituiti da un corridoio di sepoltura coperto da lastre e sovrastato originariamente da un tumulo di terra e pietrame. Lospazio semicircolare antistante (esedra), delimitato da lastre infisse verticalmente, era riservato al culto e ai riti di offerta per i defunti. Nella grande stele centrale (m 3,75) le fasce in rilievo che la ornano e il portello di comunicazione col corridoio disepoltura sembrano ricordare nell’insieme una “falsa porta” simbolo del rapporto con l’aldilà. Le ristrette dimensioni del portello dimostrano la sua funzione simbolica. Sembra infatti che l’inumazione dei defunti dovesse avvenire dall’alto, mediante larimozione di una delle lastre di sepoltura. La parte finale di questa tomba è una più antica sepoltura (1800-1600 a.C.) che, in età nuragica, fu ampliata con l’aggiunta del lungo vano di inumazione e dell’esedra: il tutto venne inglobato sotto ungrande tumulo ellissoidale (lunghezza m 27). È così testimoniata la derivazione di questa classe di monumenti dallo sviluppo di più semplici forme tombali (dolmen o “allées couvertes”). (Notizie tratte da un cartello informativo del luogo).

mercoledì 5 settembre 2012

La spiaggia di Pittulongu

Mi rendevo conto che il grigio non era un brutto colore, bensì la sublimazione di uno stato d’animo. Era l’anticamera del bianco, la perfezione malinconica all’accettazione della bellezza. Senza ilgrigio come mai avremmo potuto comprendere il potere della luce? Si rigava delle sfumature della pioggia e lasciava al mare la solitudine di un anticipo d’inverno. La scansione delle nuvolefaceva da tetto ai nostri pensieri, pareva sprofondare nella corposità del mare color piombo e riportava alla mente la maestosità delle montagne svizzere, da poco visitate e stemperatedalla neve. I gigli di mare resistevano al temporale, animavano la spiaggia con il loro candore, e l’anima con la loro bellezza.