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domenica 10 novembre 2024

Anello del Lago Vivo e la Grotta dello Schievo

Un bellissimo sentiero si inoltrava nel bosco, il vecchio Mosè ci accoglieva ancora all’ingresso con i suoi resti e la memoriadella sua poesia, con tutto ciò che rimaneva che dava vita a tutto quello che restava. Dalla Sorgente del Sambuco alla Sorgentedelle Donne seguivamo il sentiero per il Lago Vivo salendo la Valle Resione. La parte bassa del bosco si vestiva delle vibrazionicromatiche dei toni rossi, così calde e avvolgenti, con foglie ancora sospese sul limite della vita, tra i rami e il cielo di novembre.La piccola edicola della Madonna delle Grazie, detta del Buon Passo, ci introduceva al finire del bosco, dove a breve si sarebberoaperte le radure e si potevano ammirare i panorami. Il Lago Vivo manteneva a malapena le sue acque, raccolte nel suopunto più basso, alimentato da diminuite falde sotterranee. Sullo sfondo il Monte Petroso confondeva tra le nubi il candoredei suoi profili di pietra rivolti al cielo, mentre in prossimità del lago un pascolo pacato di mucche riposava. L’assenza di acquaera stata confermata anche alla Grotta dello Schievo, l’aridità degli ultimi tempi avevano disanimato quel magnifico antro.Seguivamo il sentiero lungo il Rio Torto, dove finalmente l’acqua sgorgante dalla terra si componeva nella forma sinuosa delfiume. Tra mulattiere e magnifici alberi chiudevamo il nostro anello in uno dei luoghi più suggestivi del Parco Nazionale d’Abruzzo.

lunedì 27 ottobre 2014

Il Lago Vivo d'autunno

Le case di Barrea pareva che con il freddo si tenessero più strette, mentre l’umidità velava l’aria in striature di nebbia e una leggerapioggia prendeva le vesti del mattino. Poco fuori il paese un sentiero conduceva al Lago Vivo, il bosco faceva da riparo con lesue foglie stanche, che mano a mano salivamo divenivano sempre più opache e sbiadite. Un boscaiolo ed i suoi muli scendevano avalle con la soma, il rumore del loro passaggio li precedeva amplificato dal silenzio del vallone, lasciandoci il piacere divivere un frammento di passato. Dalla Madonna del Buon Passo il bosco iniziava a diradarsi lasciando scendere la pioggia, ciaffacciavamo sulla valle scoprendo il Lago Vivo prosciugato e tutte le montagne mozzate dalla nebbia.

domenica 29 aprile 2012

Lago Vivo dalla Sorgente del Sambuco

Monte Petroso non si poteva guardare, la sua riserva integrale si difendeva dall’accesso della gente, spesso curiosa e distratta dalleindicazioni del Parco. Immaginavo la bellezza della Valle Cupella, così rocciosa e inaccessibile, così proibita e per questo bellissima.Spaccati dolomitici rievocavano gli sfasciumi di roccia di una natura selvaggia, quella terra era riservata agli orsi marsicani, ailupi appenninici e alle linci, ai camosci, ai cervi e ai caprioli. Noi non potevamo accedere a quella bellezza smisurata fatta di rocciae faggi secolari, ci era permesso solo di compiere un anello fino a Lago Vivo. Quella piccola depressione carsica si avvaleva dellabellezza di colori brillanti, il verde acceso delle alghe si esaltava del suo odore salmastro, così insolito a quella altitudine. L’acqualimpida in tutta la sua superficie lasciava trasparire un fondale variopinto di molteplici sfumature color erba, dove il cielo sispecchiava incrementandone ulteriormente la bellezza. I rospi gracidavano nascosti, mentre il bosco cantava della voce degliuccelli. Quell’enorme prato si rivestiva di frammenti di pietre bianchissime, tanto da impreziosire il suo manto proprio come fanno le stelle con la cava fonda della notte.

L'albero della Poesia

Nei pressi della Sorgente del Sambuco giacevano i resti di un vecchio salice sradicato, la sua mole possente si riversava esanime sulla giovane erba, tra i fiori di biancospino e laprimavera rinnovata. Questo albero portava il segno d’amore di una poesia affissa sulla sua corteccia, la sua memoria era importante e rispettata, tanto che tutti erano portati a chiamarlol’albero della poesia. (Inizio sentiero K6 del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, che da i pressi del Lago di Barrea conduce al Lago Vivo).
Oh mio Mosè/ or quanta tristezza/ c’è in me.
Tu/ che tanta emozione/ e gioia/ donavi al cor mio/ come potrò darti l’addio/ e credere/ che il tuo sguardo/ non è più rivolto/ verso/ il buon Dio?
Lungo quella silente/ e panoramica via,/ la tua figura monumentale/ troneggiava/ con nobiltà/ e malia.
Con le braccia aperte,/ tanta pazienza/ di sapore antico/ e il calore leale/ di un vecchio amico,/ ci davi il benvenuto/ al regno forestale,/ e con eleganza/ ci ricordavi/ che nel Parco Nazionale,/ la flora/ è un bene speciale.
Tu/ che con il tuo/ atavico zelo/ hai visto:/ i Carbonari, i Borboni,/ i Garibaldini, i Briganti, le due guerre mondiali,/ il Camminaitalia tricolore/ e sopportato/ con ardore/ tutte le furie impetuose/ venute dal cielo,/ fa/ che le tue spoglie mortali/ ci scuotano la coscienza,/ entrino/ nei nostri tesori mentali/ e ci rendano riverenti/ verso/ la tua mortale presenza.
Nessuno/ ti potrà toccare/ ma ognuno/ ti dovrà venerare/ e della tua storia/ imparare/ per poi/ ai posteri raccontare./ Addio mio Mosè.
Barrea lì 21/03/2011