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domenica 12 maggio 2013

L’imbocco del Vallone di Santo Spirito

L’imbocco del Vallone di Santo Spirito si scorgeva dietro il paese di Fara San Martino, quella cavità diveniva come materiamisteriosa, in grado di separare la montagna e fare allo stesso tempo da varco a suggestioni impensabili. Il cielo di maggioviveva della sua instabilità, aveva da poco smesso di piovere e l’aria era pulita; i contrasti delle rocce traevano maggior risaltoda quella nitidezza, tanto da divenire ancora più severi e taglienti. Quella colossale montagna nascondeva l’accesso al suo grembo,uno spiraglio tra rocce altissime in grado di similare il portale di un tempio: quell’enorme cattedrale era il ventre della montagna,e tutta la sua area era zona sacra, terra di miracoli. Dall’alto della Majella il cielo si caricava elettricamente, il suono roboante deituoni trovava una cassa di risonanza perfetta nel Vallone di Santo Spirito, tanto da giungere fino a noi amplificato nell’estensione. Sipercepiva la supremazia assoluta della natura e il sublime timore sotto quelle pareti altissime, incupite dalle scure colate di bitumee da quel cielo nero, che inquietava e indagava l’animo umano sul perché i Santi scegliessero sempre come dimore quelle più vicineall’ignoto. All’ingresso delle gole vi erano gli antichi ruderi di un monastero benedettino dedicato a San Martino, datato da moltistudiosi intorno all’anno Mille. Secondo le testimonianze l’abbazia sorgeva sui resti dell’antico cenobio del santo eremita, il qualeaprì le gole di persona per permettere alla gente di Fara di risalire le sorgenti, raggiungere i boschi e portare i pascoli in quota. Leleggende si mischiavano con la pietra tanto da renderla partecipe: i segni dei gomiti del santo si imprimevano a forza sulla roccia, tanto da dare testimonianza del suo prodigio nell’aprire quell’ingresso.